Fulmini: niente cellulare sulla Grande Muraglia

Secondo i cinesi il cellulare attirerebbe i fulmini ma l'ipotesi non è confermata da alcuno studio e per l'Italia sono più pericolosi i telefoni di rete fissa

Roma - In seguito all'incidente occorso ad una 25enne di nazionalità greca che si trovava presso la Grande Muraglia, colpita mortalmente da un fulmine, le autorità cinesi invitano i turisti che visitano la fortificazione a spegnere i propri telefoni cellulari.

"Avvisiamo sempre i turisti di spegnere i cellulari quando si verificano temporali, perché possono attirare i fulmini", spiegano alla sezione di Simatai della Grande Muraglia. E' stato riferito infatti che in tale sezione sono presenti molti impianti parafulmine, ma che esiste comunque la possibilità che il tragico incidente sia stato provocato da un cellulare acceso che la turista aveva con sè.

L'episodio ha un precedente analogo: lo scorso anno, sempre durante un temporale, alcuni turisti in cerca di riparo furono colpiti - in modo non grave - da un fulmine, mentre uno di loro usava il cellulare nei pressi di una torre della Muraglia.
L'amplificazione di queste notizie da parte dei media ha generato nella popolazione cinese una certa preoccupazione, avvalorata da quanto affermato dal Dipartimento di Scienze Atmosferiche dell'Università di Pechino: secondo i ricercatori dell'istituto, le onde elettromagnetiche emesse dai telefonini sarebbero buone conduttrici per l'elettricità e di conseguenza un cellulare funzionerebbe come un parafulmine.

Non sono dello stesso parere alcuni studiosi italiani, che si mantengono più "tradizionalisti" per quanto riguarda le regole da rispettare durante i temporali, ribadite anche dal colonnello Mario Giuliacci nelle raccomandazioni pubblicate dal Centro Epson Meteo: non praticare sport all'aperto, non rimanere in acqua (che conduce elettricità), non ripararsi sotto alberi o presso corpi appuntiti (campanili, rocce, torri, ombrelli), allontanarsi da strutture metalliche, non usare telefoni fissi (che conducono elettricità).

Dario Bonacina
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