Baidu: le major possono attendere

Universal, EMI, Warner e Sony BMG fanno causa all'importante motore di ricerca cinese: permette il download illegale di molte opere discografiche. Baidu: non ci fanno paura

Pechino - Si profila uno scontro senza precedenti tra le grandi sorelle della discografia internazionale ed una delle maggiori net company del mondo, quella che controlla il portalone cinese Baidu, motore di ricerca la cui popolarità in Cina è in continuo aumento. Un search engine messo sotto accusa dalle major occidentali perché consente di reperire facilmente anche materiale protetto. Una questione delicatissima, e Baidu non intende cedere.

Baidu, che in Cina surclassa persino Google, si è infatti detto pronto a combattere il fuoco incrociato delle quattro maggiori case discografiche del panorama mondiale. Liang Dong, vicepresidente di Baidu, ha infatti fatto sapere che EMI, Sony BMG, Warner ed Universal hanno inoltrato una denuncia per violazione del diritto d'autore alle autorità locali.

Nonostante le minacce e le critiche recentemente ricevute da R2G, agenzia cinese impegnata nella tutela dei diritti d'autore, la funzione di ricerca musicale integrata in Baidu permetterebbe di scaricare brani ed album nella loro interezza.

Scarlett Li, cofondatrice di R2G, sostiene che la lotta alla pirateria è fondamentale per costruire un mercato: "Tutti i contenuti digitali, al momento, vengono piratati". Ed il nemico numero uno scelto dall'industria multimediale sembra proprio Baidu, che Alexa Web Search pone al quinto posto tra i siti più popolari del mondo. Secondo le stime più accreditaate, il 20% degli utenti cinesi, pari a circa 23 milioni di persone, utilizzano quotidianamente il celebre motore per localizzare e scaricare canzoni intere in formati compressi.
"Noi e le major dell'industria discografica abbiamo semplicemente punti di vista divergenti riguardo al copyright": Liang, intervistato dal The Standard di Hong Kong, è lapalissiano e respinge fortemente ogni accusa. Il vicepresidente di Baidu, motore nato pochi anni fa e già approdato sul listino azionario NASDAQ, è convinto di aver sempre "fatto di tutto per contenere la diffusione della pirateria".

Liang nutre inoltre ben poche speranze sul futuro della musica online e critica le strategie commerciali dei discografici: l'opinione del manager è che nella Repubblica Popolare Cinese "la nascita di piattaforme legali per il download di musica è ancora lontana". Baidu, continua Liang, si limita soltanto ad essere "una piattaforma di ricerca": l'indicizzazione di dati e contenuti anche protetti, secondo questa visione, rientra nelle normali funzioni di un qualsiasi servizio di ricerca web. "Non aiutiamo la pirateria in alcun modo", insiste Liang.

Ma le major non demordono: secondo quanto pubblicato dalla stampa locale, starebbero preparando il terreno per vendere contenuti digitali nel florido mercato cinese mentre il coinvolgimento diretto del motore di ricerca nella violazione sistematica del copyright sarebbe più che palese, come suggerisce la pubblicazione delle classifiche dei brani più scaricati. La pioggia di accuse contro Baidu rischia di mettere a soqquadro gli investimenti internazionali sul marchio, triplicati nel corso dell'ultimo mese: come sottolinea Edward Yu, CEO dell'agenzia di ricerca Analysys International, "se Baidu dovesse perdere il motore di ricerca MP3 si potrebbe assistere ad un calo del fatturato, perché i vari partner commerciali sarebbero meno invogliati a spendere in pubblicità".

Tommaso Lombardi
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