Standard proprietari: il W3C ci ripensa

Il Consortium torna sui propri passi: parla ancora di brevetti sugli standard della rete ma solo se non fermano né frenano il libero sviluppo

Ginevra - Suscita grande interesse la scelta del World Wide Web Consortium (W3C) di tornare sui propri passi per impedire che le proprie nuove procedure di gestione degli standard internet si trasformino in un ulteriore campo di battaglia per le imprese che rivendicano propri brevetti.

Come si ricorderà, una contestatissima proposta del W3C, da sempre un "faro" nell'indirizzare gli standard tecnologici con cui il web e la rete si evolvono, per la prima volta apriva le porte alla possibilità per un detentore di brevetto su uno standard approvato dal W3C di rivendicarlo sul piano delle royalty. Questo, secondo le numerose critiche che sono giunte al Consortium in questi mesi, si sarebbe tradotto non solo in un forte condizionamento delle tecnologie di "base" della rete ma anche in una limitazione pesante del libero sviluppo. La proposta - è stato detto - avrebbe permesso l'ingresso dei sistemi economici tipici dello sviluppo di software proprietario in un ambito delicatissimo, quello delle tecnologie fondamentali della rete.

In un nuovo documento pubblicato sul proprio sito web, "Royalty-Free Patent Policy", in pratica il W3C modifica alcuni punti cardine della proposta precedente e in particolare rimuove l'ipotesi di un brevetto sullo standard su base "RAND" (ovvero "ragionevole e non discriminatoria") e ammette la rivendicazione dei brevetti solo per difesa, qualora il possessore sia accusato da terzi di aver violato proprietà intellettuali di questi ultimi.
La sostanza, dunque, è che con la nuova proposta ad un brevetto su uno standard non può in alcun caso corrispondere uno schema di royalty per l'utilizzo dello standard stesso. Ad ogni modo solo nei prossimi mesi il W3C perverrà ad una decisione finale e fino ad allora continuerà ad accettare commenti sulla questione.
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