
Roma - Lutto nel mondo del
file sharing: dopo
la chiusura di WinMX, anche il celeberrimo
eDonkey (eD2K) chiude i battenti. L'ira delle
major continua a fare vittime e getta molte ombre sul futuro della tecnologia di condivisione P2P.
Morte e risurrezione: l'"asino elettronico" sarà convertito in un servizio per la vendita di contenuti multimediali.
Il presidente dell'azienda del
popolare network eDonkey, Metamachine, dichiara di esser stato costretto a questa improvvisa decisione per far fronte alle diffide della
RIAA, che si fa forte della recente
sentenza Grokster pronunciata dalla Corte Suprema statunitense.
La rete eD2K è il pilastro su cui poggia anche
eMule, il un diffuso client alternativo open source, ma quanto sta accadendo difficilmente procurerà seri problemi all'immensa comunità di utenti che eMule si è guadagnato negli anni: il "mulo"
rimarrà comunque in gioco, grazie ai network Kad e FileExchange.
Sam Yagan ha
gettato la spugna nel corso di un'udienza presso la
Commissione Giudiziaria statunitense, composta dai giudici federali della
sentenza Grokster. "Lo voglio dire forte e chiaro", testimonia Yagan, "perché abbiamo intenzione di trasformare al più presto eDonkey2000 ed i suoi utenti in una piattaforma a pagamento, in modo da venire incontro alle esigenze di RIAA". Le decisioni della Corte Costituzionale a conclusione del caso MGM-Grokster sono una
spada di Damocle che mette alle corde "tutte le piccole aziende che producono software per lo scambio di file", sostiene Yagan.
Il presidente dell'azienda, produttrice di un software utilizzato da milioni di utenti in tutto il mondo, si è dichiarato sfinito dall'infinita
battaglia legale che vede muro contro muro l'industria multimediale e le società informatiche. Uno scontro che a suo dire
indebolisce l'innovazione, in grado di spostare il baricentro della sperimentazione dagli Stati Uniti verso altri paesi. Come esempio di questa tendenza, Yagan ha citato il caso di
Skype.
"Non vorrei che tutti i produttori di tecnologie P2P fossero costretti a passare all'open source oppure ad aprire sedi all'estero, perché sarebbe un colpo davvero duro per l'economia nazionale", incalza Yagan: i veri vincitori di questa infuocata
caccia alle streghe antiP2P sarebbero "i furbi che emigrano o si nascondono nell'underground", senza dover sottostare alle leggi degli Stati Uniti. Una battuta che a molti ha fatto pensare a quanto sta avvenendo proprio
con WinMX, "avvistato" in un'isoletta offshore del Pacifico.
Le sorti dei sistemi P2P sono segnate? Sempre più membri dell'
entourage politico statunitense stanno battendo le lance sugli scudi, pronti a reclamare
norme più rigide. Dianne Feinsten, senatore della California, è convinta che Washington debba fare qualcosa per
fermare alla svelta tutti i sistemi P2P: "Di questo passo, se non interveniamo, l'industria basata sulla proprietà intellettuale è destinata a morire". Una dichiarazione che echeggia le previsioni della rockstar
David Bowie, che già anni fa
avvertì i propri colleghi di "prepararsi", perché il diritto d'autore sarebbe, appunto, prossimo al capolinea.
Altri, ben più disposti al dialogo, propongono una
riforma completa delle leggi sul diritto d'autore, considerate antiquate e inadatte. Marty Beth Peters, dello
US Copyright Office, pensa che la soluzione migliore sia un "cambiamento graduale, a partire dalla revisione delle licenze discografiche".
Ma, nonostante il clima incandescente, il fenomeno del
filesharing continua a prendere piede. Una ricerca
Gartner G2, aggiornata allo scorso agosto, registra un incredibile
incremento degli utenti P2P all'interno degli Stati Uniti. Dal 2003 al 2005 il numero di computer connessi ai maggiori servizi P2P è
triplicato, passando da 3,8 a 9,6 milioni di singoli indirizzi IP. Una crescita
ammessa dalle stesse major.
Tommaso Lombardi