Voto elettronico sì, ma ricevute su carta

Questa la proposta della Commissione Carter sulle elezioni del terzo millennio negli Stati Uniti: macchine di voto più moderne, molta informatica e una bella stampante

Roma - Se l'Estonia vola in avanti con il voto elettronico, fino a spingersi là dove nessun paese è mai giunto prima, gli Stati Uniti si muovono con estrema cautela, strategia ora rafforzata dalle conclusioni dei "saggi" di una commissione elettorale speciale, che prevede un voto elettronico col trucco.

A pensare ad un nuovo modo e senso per l'e-vote sono stati, tra gli altri, l'ex presidente americano Jimmy Carter e l'ex segretario di Stato Jim Baker, che nelle conclusioni di un lavoro di analisi sull'e-vote hanno proposto di aggiornare le macchine utilizzate per le operazioni di suffragio affiancando loro una stampante.

L'idea di fondo è che la macchina debba saper offrire una verifica cartacea che consenta all'elettore di controllare istantaneamente la registrazione della preferenza.
Con la "ricevuta" si semplificherebbero anche le operazioni di controllo dei dispositivi elettronici, un check a campione che deve verificare l'attendibilità delle macchine: con la "stampata" sarà possibile confrontare i dati contenuti in memoria con gli "scontrini", un po' come avviene con i registratori di cassa.

Attualmente non esiste niente di simile, tanto più che durante le ultime elezioni presidenziali del 2004 si sono evidenziate alcune irregolarità che i Democratici hanno utilizzato per contestare - o meglio dubitare - sulle procedure di scrutinio in Ohio, uno degli stati chiave per la rielezione di George W. Bush.

Nancy Pelosi, leader della minoranza parlamentare Democratica, ha però posto l'attenzione sulle eventuali conseguenze di questa soluzione. "Le macchine elettroniche mal-funzionanti potrebbero non fornire la ricevuta e causare un'ulteriore perdita di fiducia da parte dell'elettorato", ha spiegato Pelosi. Non bisogna dimenticare, infatti, che nel 2000 quando l'intero sistema andò in tilt, il Congresso decise di investire ben 650 milioni di dollari per aggiornare le macchine.

La Commissione elettorale sta, comunque, spingendo sulle amministrazioni federali e statali per includere un sistema di verifica cartaceo. Alcuni ricercatori specializzati in sicurezza, infatti, hanno dichiarato che le attuali macchine sono piuttosto vulnerabili a causa dell'instabilità del software istallato; inoltre, sembrerebbero essere prive di un adeguato sistema di protezione informatica. Tutte polemiche che hanno in passato travolto alcuni produttori.

Gli Stati del New Jersey, New York e Oregon hanno recentemente promulgato una serie di leggi che permettono la registrazione dei voti su vari tipi di supporti cartacei, consultabili esclusivamente dagli elettori e non trasportabili al di fuori dei seggi. I tre Stati si vanno ad aggiungere agli altri 15 che negli ultimi tempi hanno deciso di supportare il vecchio sistema di voto.
In controtendenza il Maryland che, ad esempio, ha aggiornato il suo parco macchine con 18 mila sistemi touch screen, con supporto audio multi-lingua.

The Association for Computing Machinery, organizzazione dei ricercatori IT, ha più volte sostenuto la causa della Commissione dichiarando che l'adozione di un sistema di ricevute si dimostrerebbe un componente fondamentale per un sistema di scrutinio efficiente.

All'inizio dell'anno sono state presentate almeno quattro proposte al Congresso che richiedevano l'introduzione di un sistema a ricevuta o comunque con supporto cartaceo verificabile. Per ora sono tutte congelate dall'acceso confronto politico sulla questione.

Dario d'Elia
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