Wi-Fi libero oppure no?

Guido Villa di Lidis.it risponde a Marco A. Calamari che su queste pagine aveva criticato l'assenza di una vera politica di apertura nel wireless all'italiana. Un botta e risposta che fa luce su una questione centrale

Roma - Egregio Direttore, ho letto con interesse le osservazioni di Marco A. Calamari in Punto Informatico del 7 ottobre scorso. Pur apprezzando gli articoli pieni di acume che Marco Calamari ha da sempre scritto vorrei puntualizzare alcuni aspetti relativi alla normativa di recente approvata.
Premetto che non spetta a me esercitare difese d'ufficio dei provider né difendere un'iniziativa governativa nella quale il sottoscritto non ha avuto alcun pregio tuttavia mi sembra opportuno puntualizzare che presentare il decreto da poco firmato come la "solita storia all'italiana", e che la portata delle norme in esso contenute sia stata ridotta ad un semplice "accontentare la lobby degli ISP" mi sembra alquanto riduttivo.

E' vero, infatti, che gli Internet Service Provider (e soprattutto i piccoli e medi, che operano nelle realtà di provincia), dopo l'emanazione del decreto 28 maggio 2003 (che oggi potrebbe essere definito come il "mezzo" decreto wi-fi), hanno esercitato forti pressioni in gruppo (o meglio in "associazione") per veder riconosciuto il diritto a poter fornire il servizio al pubblico anche in modalità "ultimo miglio", o comunque a veder eliminate le anacronistiche limitazioni contenute nel testo originale. Credo tuttavia che si possa affermare che questo intenso lavoro, se vi è stato, è servito a dare un impulso alla liberalizzazione delle telecomunicazioni, che ha subito negli anni di massima esplosione delle comunicazioni elettroniche una pausa d'arresto.

Basti pensare nel solo settore del wireless, che in due anni (che nel mondo delle TLC sono un secolo) di vigenza del precedente testo non vi è stata di fatto un'evoluzione delle tecnologie e del mercato nella modalità "hot-spot", l'unica sino ad oggi consentita perchè la maggior parte dei potenziali usi era proibita dalla legge.
E questo è avvenuto a discapito della diffusione delle tecnologie per tutti i cittadini e alimentando il "digital divide" proprio nelle zone dove tale divario si avvertiva in maniera maggiore, ovvero nei luoghi inaccessibili alla banda larga. La rimozione dei vincoli infatti permette alla tecnologia wireless di realizzare la vera aspirazione di chi vuole eliminare o ridurre il digital divide ovvero quella di portare la Rete dove i cavi non possono arrivare, e non quella di competere con "gprs", "edge" o "umts" nei salottini degli aeroporti.

Quante attività lavorative oggi possono essere svolte completamente via Internet o comunque grazie all'utilizzo della rete? A quanti giovani o meno giovani è stato impedito di sviluppare e concretizzare le proprie idee innovative solo perché "un operatore di TLC dominante" non aveva interesse ad aggiornare la centrale telefonica di quel paesino, magari distante solo pochi chilometri da grandi centri urbani?

Invece di lamentarci del fatto che, in base al codice delle Comunicazioni e malgrado il nuovo decreto, non sia ancora possibile per i privati creare reti wireless che impegnino il suolo pubblico, bisognerebbe invece gioire per gli 11 milioni di concittadini italiani che sino ad oggi dovevano scontrarsi con i modem analogici a 56K.
Oggi invece per loro c'é molto più di una semplice speranza, poiché, grazie alle autorizzazioni temporanee alla sperimentazione del wireless "ultimo-miglio", in molti territori non coperti dal Dsl le reti wireless sono già state approntate ed hanno già avuto un congruo periodo di collaudo, e ora finalmente i servizi potranno partire "ufficialmente".

Quanto poi alla possibilità che semplici cittadini possano interconnettersi implementando reti fuori dal proprio fondo è opportuno ricordare che lo spettro radio è una risorsa scarsa, ed in quanto tale non è mai stato di libero uso: chi vuole sperimentare ha la possibilità di farlo seguendo le regole del Codice delle Comunicazioni il quale, recependo le direttive della Comunità Europea, ha snellito molte delle procedure previdenti, come ad esempio quelle per poter operare come radioamatore.

Sino all'entrata in vigore del Codice, infatti, per esercitare l'attività di radioamatore (chi scrive è radioamatore da oltre 15 anni) era necessaria, previo ottenimento della "patente di operatore di stazioni di radioamatore" a seguito di esame, una licenza che comportava attese di molti mesi per essere ottenuta. Oggi, invece, una volta ottenuta la patente, è sufficiente la presentazione della domanda di autorizzazione generale per ottenere il nominativo di stazione e poter operare in frequenza, anche in "wi-fi": i primi sei canali del Wi-Fi a 2.4 Ghz rientrano anche nelle frequenze assegnate ai radioamatori; l'art. 12 comma 4 dell'allegato 26 al codice delle Comunicazioni, oltretutto, consente ai radioamatori di interconnettere le proprie stazioni con le reti pubbliche di comunicazione elettronica anche per il "conseguimento delle finalità proprie dell'attività di radioamatore".

Non dobbiamo confondere assolutamente "l'open source", pienamente condivisibile, con "l'open spectrum" (inteso come libero utilizzo dello spettro radio), si corre il rischio di fare di ogni erba un fascio, perdendo
di vista i reali bisogni dei cittadini.

La conclusione che trarrei da questa breve disamina è che, a parere di chi scrive, non vi sono limiti così evidenti allo sviluppo delle reti wireless, né sotto il profilo tecnologico né sotto il profilo normativo. Naturalmente solo la prassi applicativa e i futuri sviluppi ci potranno dire se la mia è solo una sensazione oppure una certezza. Cordialmente

Guido Villa
www.lidis.it
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30 Commenti alla Notizia Wi-Fi libero oppure no?
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  • Io da privato cittadino voglio potermi collegare a internet sia con il wifi, sia con adsl, sia con hdsl, sia con modem analogico, e voglio essere libero di farlo sempre e ovunque. Voglio potermi costruire una mia rete privata, interconnessa con altre reti private e pubbliche e voglio poterlo fare liberamente con una semplice dichiarazione.
    I politici che mettono paletti legali qui e là al solo fine di limitare la mia libertà a favore delle lobby fanno l'errore più grosso della loro vita. Io non li voto. Aspettino qualche anno e se ne accorgeranno.
    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo
    > Aspettino qualche anno e se
    > ne accorgeranno.

    Concordo, specie sulla parte dell'aspettino.
    non+autenticato
  • Il discorso non quadra.
    Qui si chiede il libero utilizzo di access point e bande di frequenza del wifi ad una potenza di 100mW anche su suolo pubblico e anche da parte dei privati.
    Ma non si vuole permettere nominando patentini radioamatoriali e cavilli burocratici.

    Ma alla fine il telefono cellulare non è un apparecchio per la radiotrasmissione di voce e dati?

    Perché per possedere ed usare un telefono cellulare (che viene utilizzato alla potenza di 1W a distanza ravvicinata dalla testa) non è necessario il patentino radioamatoriale, e invece è necessario per un Access Point WiFi che è castrato per legge ad 1/10 della potenza di un telefono cellulare?

    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo
    > Il discorso non quadra.
    > Qui si chiede il libero utilizzo di access point
    > e bande di frequenza del wifi ad una potenza di
    > 100mW anche su suolo pubblico e anche da parte
    > dei privati.
    > Ma non si vuole permettere nominando patentini
    > radioamatoriali e cavilli burocratici.
    >
    > Ma alla fine il telefono cellulare non è un
    > apparecchio per la radiotrasmissione di voce e
    > dati?
    >
    > Perché per possedere ed usare un telefono
    > cellulare (che viene utilizzato alla potenza di
    > 1W a distanza ravvicinata dalla testa) non è
    > necessario il patentino radioamatoriale, e invece
    > è necessario per un Access Point WiFi che è
    > castrato per legge ad 1/10 della potenza di un
    > telefono cellulare?
    >


    Perché il cellulare lo devi paragonare a una scheda di rete wifi, mentre un Access Point WiFi potente lo devi paragonare a un ripetitore per cellulari piazzato nei vari punti della città. E per piazzare quel ripetitore ci vogliono delle licenze.
    non+autenticato
  • mah, che dire!
    sono molto perplesso; la connettività deve essere un diritto dei cittadini e non una possibilità di chissà quale provider, ed è proprio quello il punto, cioè partire dai bisogni e non dalle necessità di mercato... o almeno così dovrebbe; mentre la tendenza degli hot-spot come sono attualmente è veramente ignobile, se voglio connettermi a roma o a milano in aeroporto devo pagare non così a stoccolma o madrid per esempio; in un hotel di roma la connessione wi-fi via hot-spot mi chiedevano una fee di 22 euro per 24 ore; ecco non vorrei che tali vessazioni siano implementate dopo aver raggiunto "le zone remote"...
    non+autenticato
  • Caro Villa,

    solo due annotazioni al suo articolo che ovviamente esulano dalla interpretazione legale del decreto Landolfi (per la quale mi rimetto alla sua interpretazione).

    1 Che le risorse di banda siano limitate puo' essere (in realta' non e' vero ma per il momento lasciamo perdere): che da questo se ne deduca - come Lei fa - che l' utilizzo di questo bene debba per forza essere regolato da meccanismi commerciale, mi pare un salto logico avventato. Inutire sottolineare che in molti paesi europei e in USA la banda a 2,4 ghz (piccola o larga che sia) e' di libero utilizzo. La parola "libero" da noi continua invece a scatenare derive regolamentative francamente imbarazzanti.

    2 L'open spectrum e' cosa assai diversa da quello che lei crede. Metta su google le keyword "Kevin Werbach" e "Open Spectrum" e capira' in pochi istanti che da un punto di vista tecnologico oggi la banda puo' non avere piu' i limiti d'uso che si immaginavano fino a ieri. C'e' insomma spazio abbondante per tutti.

    Ancora una volta non esistono significativi limiti legati alla tecnologia, tutt'altro. Esistono invece cospicui e grossolani limiti culturali che ci continuano a suggerire di limitare e regolamentare piu' o meno scioccamente le nostre liberta' digitali.

    Attenzione quindi a citare con leggerezza "i reali bisogni dei cittadini"

    saluti

    massimo mantellini

  • - Scritto da: massimo mantellini
    > 2 L'open spectrum e' cosa assai diversa da quello
    > che lei crede. Metta su google le keyword "Kevin
    > Werbach" e "Open Spectrum" e capira' in pochi
    > istanti che da un punto di vista tecnologico oggi
    > la banda puo' non avere piu' i limiti d'uso che
    > si immaginavano fino a ieri. C'e' insomma spazio
    > abbondante per tutti.

    L'Open Spectrum assolutamente non dice questo!

    Definisce solo che lo spettro e' di tutti, e che ci devono essere delle tipologie di accesso piu' democratiche per la sua occupazione, non che ci sono abbastanza frequenze per tutti, che e', invece, un annoso problema tecnologico tut'ora presente (anche se solo teorico, finora).


    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo
    >
    > - Scritto da: massimo mantellini
    > > 2 L'open spectrum e' cosa assai diversa da
    > quello
    > > che lei crede. Metta su google le keyword "Kevin
    > > Werbach" e "Open Spectrum" e capira' in pochi
    > > istanti che da un punto di vista tecnologico
    > oggi
    > > la banda puo' non avere piu' i limiti d'uso che
    > > si immaginavano fino a ieri. C'e' insomma spazio
    > > abbondante per tutti.
    >
    > L'Open Spectrum assolutamente non dice questo!
    >
    > Definisce solo che lo spettro e' di tutti, e che
    > ci devono essere delle tipologie di accesso piu'
    > democratiche per la sua occupazione, non che ci
    > sono abbastanza frequenze per tutti, che e',
    > invece, un annoso problema tecnologico tut'ora
    > presente (anche se solo teorico, finora).

    Di fatto però di spettro ce n'é abbastanza per tutti. Storicamente la cosa è cominciata con le radio telegrafiche che usavano praticamente l'intero spettro delle frequenze perchè non erano selettive e solamente la società creata da Marconi poteva trasmettere sulle frequenze radio.
    Successivamente sono stati inventati i sintonizzatori e lo spettro è stato suddiviso in bande che sono state "affittate". Con il miglioramento dei sintonizzatori le bande si sono ristrette, inoltre si è cominciato a usare
    altre frequenze oltre alle onde lunghe.
    Oggi la suddivisione in bande dello spettro radio è ancora in vigore e per le trasmissioni analogiche non c'è altra via. Ma per le trasmissioni digitali la cosa è diversa.
    Quante sono le frequenze disponibili per i telefonini? quante sono le frequenze disponibili per il WiFi? Dubito forte che tutte insieme occupino una larghezza di banda comparabile a quella usato da un semplice canale televisivo, eppure quanti telefonini o computers riescono a comunicare assieme sulle stesse frequenze?

    La ragione è semplicemente che tecnologicamente non ci sono più reali limiti all'uso delle frequenze radio e se gli apparecchi avessero il diritto di usare tutto lo spettro potremmo fornire degli accessi radio a banda larga a ogni persona sulla terra. Ma legalmente le frequenze radio sono sempre divise in bande e sono sempre "affittate", il che permette ai soliti noti di intascarsi parecchi danari con il business associato. Senza contare che la cosa permette pure di mantenere il controllo delle reti radiotelevisive e quindi anche di quello che viene trasmesso.

  • - Scritto da: plus
    > La ragione è semplicemente che tecnologicamente
    > non ci sono più reali limiti all'uso delle
    > frequenze radio e se gli apparecchi avessero il
    > diritto di usare tutto lo spettro potremmo
    > fornire degli accessi radio a banda larga a ogni
    > persona sulla terra.

    Beh, se assegnamo una frequenza per ogni persona, dubito fortemente che si possa fare, e' questo il nocciolo del problema, credo.

    L'Open Spectrum, del resto, parla proprio di sistemi Shared per le utenze senza licenza, cosa che appunto gia' avviene oggi, come giustamente sostenevi, con i vari operatori che di fatto *condividono* le frequenze dei loro clienti. Ma questa e' cosa ben diversa dal poter dire che *c'e' spazio per tutti*, perche' tecnicamente non e' molto difficile (se non impossibile) assegnare delle frequenze distinte ad ogni cittadino.

    Se il problema e' nel far decare questi usi *affittuari* delle frequenze con tutti i privilegi che ne derivano, penso si sia tutti d'accordo. Ma dire che poi "c'e' spazio per tutti", penso sia non corrispondente al vero.
    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo
    >
    > - Scritto da: plus
    > > La ragione è semplicemente che tecnologicamente
    > > non ci sono più reali limiti all'uso delle
    > > frequenze radio e se gli apparecchi avessero il
    > > diritto di usare tutto lo spettro potremmo
    > > fornire degli accessi radio a banda larga a ogni
    > > persona sulla terra.
    >
    > Beh, se assegnamo una frequenza per ogni persona,
    > dubito fortemente che si possa fare, e' questo il
    > nocciolo del problema, credo.
    >
    > L'Open Spectrum, del resto, parla proprio di
    > sistemi Shared per le utenze senza licenza, cosa
    > che appunto gia' avviene oggi, come giustamente
    > sostenevi, con i vari operatori che di fatto
    > *condividono* le frequenze dei loro clienti. Ma
    > questa e' cosa ben diversa dal poter dire che
    > *c'e' spazio per tutti*, perche' tecnicamente non
    > e' molto difficile (se non impossibile) assegnare
    > delle frequenze distinte ad ogni cittadino.

    Questo se ci si limita al sistema attuale che esige che si assegni una frequenza a chiunque ne abbia bisogno (in pratica a chi paga di più). Chiaramente con quel sistema le frequenze disponibili sono limitate dalla capacità di selezione dei sintonizzatori.

    > Se il problema e' nel far decare questi usi
    > *affittuari* delle frequenze con tutti i
    > privilegi che ne derivano, penso si sia tutti
    > d'accordo. Ma dire che poi "c'e' spazio per
    > tutti", penso sia non corrispondente al vero.

    Invece c'è proprio spazio per tutti, semplicemente che lo spettro andrebbe usato in maniera diversa.

    Si potrebbe paragonare l'affitto di una frequenza con il fatto che qualcuno riservasse una frequenza sonora precisa per poter parlare liberamente. Sappiamo benissimo che non funziona così, le frequese sonore sono usate da tutti contemporaneamente e riusciamo a parlarci e a capirci pure in una stanza affollata con la musica a fondo. Questo perchè ognuno di noi parla con frequenze leggermente diverse e che sono continuamente rimodulate in base alla parola che pronunciamo, all'enfasi che diamo a una o l'altra parola, al contesto del discorso e alla lingua usata, sarà molto più facile parlare in italiano in una sala affollatissima di cinesi perchè il cinese non siamo in grado di capirlo e viene semplicemente classificato come rumore dal cervello mentre l'italiano lo capiremmo perfettamente.
    Supponi di avere 1000 persone nella stessa stanza che parlano assieme 500 lingue diverse, tutte le coppie si capirebbero perfettamente.
    Chiaramente il nostro cervello ha capacità limitata e non possiamo inventarci una lingua diversa per ogni discorso. I computers invece possono e non rischiano neppure di finire alla neuro per esaurimento da stress fonico.

    Quindi è sufficiente che tutti i sistemi radio comunichino assieme su tutte le frequenze dello spettro usando una codifica precisa per ogni comunicazione stabilita tra due entità e si capirebbero perfettamente. I computers si occuperebbero di filtrare quello che verrebbe considerato come rumore.
    Semplicemente che tutte le comunicazioni avverrebbero come in una sala feste affollatissima. e non con il sistema attuale del discorso pulito su una frequenza precisa.

    Ovvio che sarà la morte delle comunicazioni analogiche come la radio FM, ma che importa se la si può sostituire con un sistema digitale più efficace e capace di essere usato da tutti?

    Questo significa che nessuno potrà più costruirsi il ricevitore al diodo perchè anche le frequenze AM sarebbero impossibili da decodificare, ma anche qui che importa? Sarebbe comunque un guadagno di libertà per tutti non essere più limitati dal numero delle riservazioni possibili.
  • > Oggi la suddivisione in bande dello spettro radio
    > è ancora in vigore e per le trasmissioni
    > analogiche non c'è altra via. Ma per le
    > trasmissioni digitali la cosa è diversa.

    > La ragione è semplicemente che tecnologicamente
    > non ci sono più reali limiti all'uso delle
    > frequenze radio e se gli apparecchi avessero il
    > diritto di usare tutto lo spettro potremmo
    > fornire degli accessi radio a banda larga a ogni
    > persona sulla terra. Ma legalmente le frequenze
    > radio sono sempre divise in bande e sono sempre
    > "affittate", il che permette ai soliti noti di
    > intascarsi parecchi danari con il business
    > associato. Senza contare che la cosa permette
    > pure di mantenere il controllo delle reti
    > radiotelevisive e quindi anche di quello che
    > viene trasmesso.

    Intendi dire che con la trasmissione in digitale si possono usare le frequenze in modo più efficace, es. riducendo la larghezza delle bande?
    Com'è che avverrebbe? In base a che principio il digitale permetterebbe di farlo?

    È una domanda che già mi ponevo sul digitale terrestre, questa stupefacente tecnologia che ha messo un'infinità di nuovi canali televisivi a disposizione di B... ehm di tutti.

  • - Scritto da: Gatto Selvaggio
    > > Oggi la suddivisione in bande dello spettro
    > radio
    > > è ancora in vigore e per le trasmissioni
    > > analogiche non c'è altra via. Ma per le
    > > trasmissioni digitali la cosa è diversa.
    >
    > > La ragione è semplicemente che tecnologicamente
    > > non ci sono più reali limiti all'uso delle
    > > frequenze radio e se gli apparecchi avessero il
    > > diritto di usare tutto lo spettro potremmo
    > > fornire degli accessi radio a banda larga a ogni
    > > persona sulla terra. Ma legalmente le frequenze
    > > radio sono sempre divise in bande e sono sempre
    > > "affittate", il che permette ai soliti noti di
    > > intascarsi parecchi danari con il business
    > > associato. Senza contare che la cosa permette
    > > pure di mantenere il controllo delle reti
    > > radiotelevisive e quindi anche di quello che
    > > viene trasmesso.
    >
    > Intendi dire che con la trasmissione in digitale
    > si possono usare le frequenze in modo più
    > efficace, es. riducendo la larghezza delle bande?
    > Com'è che avverrebbe? In base a che principio il
    > digitale permetterebbe di farlo?
    >
    > È una domanda che già mi ponevo sul digitale
    > terrestre, questa stupefacente tecnologia che ha
    > messo un'infinità di nuovi canali televisivi a
    > disposizione di B... ehm di tutti.

    Se mi ricordo bene con lo spread spectrum è possibile fare stare tutti sulle stesse frequenze.

    In pratica non hai A che comunica a 2GHz con B mentre C comunica a 2.000001GHz con D, ...
    Questo è un sistema vecchio di usare le bande.

    Se invece A usa una banda di larghezza 100MHz attorno ai 2GHz per comunicare con B e lo stesso fanno tutti gli altri, ma i loro salti di frequenza sono pseudo aleatori e comunicano tutti su frequenze simili.
    Il paragone è simile a quello di persone che parlano tutte assieme in una stanza. Riesci comunque a seguire i discorsi dei tuoi vicini concentrandoti su un discorso preciso, il tuo cervello filtra tutti gli altri considerandoli rumore. Ma per questo non ti sei riservato una frequenza nello spettro sonoro, il contesto del discorso e la vicinanza della persona con la quale comunichi è sufficiente. La voce si estende su uno spettro abbastanza largo e ti è sempre possibile comprendere ciò che ci si dice semplicemente perchè una lingua ha una forma ben precisa che è perfettamente riconoscibile in mezzo al rumore, questo se il rumore non è superiore a un certo valore limite (che limita il numero di persone che possono parlare tutte assieme senza impedire la comunicazione, se questo numero è superato si deve cominciare a urlare per essere ascoltati e si aumenta quindi il rumore complessivo). In realtà puoi trovare anche altri parametri.
    Sono queste tecniche che vengono usate nei sistemi WiFi, ci sono solo alcune frequenze disponibili e le usano tutti. Semplicemente che le stazioni si accordano in base ai codici di crittazione.
    La tecnica può essere ancora migliorata.

    Il risultato è che se con una larghezza di banda di 100MHz riesci sicuramente a far comunicare un migliaio di PC, se prendi una larghezza di banda di 1GHz potresti farne comunicare diversi milioni. (non conosco le cifre precise).

    Quindi supponendo di poter usare tutto lo spettro radio (che è parecchio largo) potresti tranquillamente dare connettività a tutti gli abitanti della terra, e questo per più terminali ad ognuno.

    Bisogna semplicemente decidersi a eliminare quel sistema obsoleto delle "frequenze riservate", lo spettro è semplicemente "di tutti".

    Chiaramente se un extraterrestre tentasse di decodificare quei segnali otterrebbe unicamente un rumore bianco perchè non conoscerebbe i codici necessari per distinguere una trasmissione dall'altra.

    Ma la tecnica esiste già, basta applicarla.

  • - Scritto da: plus

    > La ragione è semplicemente che tecnologicamente
    > non ci sono più reali limiti all'uso delle
    > frequenze radio e se gli apparecchi avessero il
    > diritto di usare tutto lo spettro potremmo
    > fornire degli accessi radio a banda larga a ogni
    > persona sulla terra. Ma legalmente le frequenze
    > radio sono sempre divise in bande e sono sempre
    > "affittate", il che permette ai soliti noti di
    > intascarsi parecchi danari con il business
    > associato. Senza contare che la cosa permette
    > pure di mantenere il controllo delle reti
    > radiotelevisive e quindi anche di quello che
    > viene trasmesso.

    Per tua informazione in Italia la maggior parte delle frequenze (in particolare UHF e SHF) è assegnata al Ministero della Difesa (ovvero sono utilizzate per scopi militari). Anche alcuni canali wi-fi (dal 9 al 13) ricadono in una gamma assegnata al Ministero della Difesa. Perchè in Italia il Wi-Max non è ancora realtà? Semplicemente perchè il Ministero della Difesa non ha rilasciato il permesso di utilizzare quelle frequenze a lui assegnate in statuto primario (se non esclusivo).

    Considera che sono anni che i radioamatori italiani stanno cercando di ottenere (in statuto secondario) un misero MHz e mezzo nelle porzioni 51-52 e 70-70,5 ma il Ministero della Difesa si è sempre opposto.
    non+autenticato

  • Prima cosa, prendere la patente è ancora una cosa difficile (in teoria, poi nella pratica chiunque puo' trovare una raccomandazione, ma questa è una storia diversa...). Quindi pretendere che ogni nodo di un'ipotetica rete privata debba essere "patentato" castra le iniziative a priori.
    Seconda cosa, il radiomatatore deve seguire alcune norme abbastanza restrittive, tra le quali l'obbligo di trasmettere in chiaro (senza usare ne sistemi di cifratura ne linguaggio in codice) e di identificare tutte le comunicazioni col proprio nominativo.

    Da radio amatore lo dovresti sapere che hai le mani ancora piu' legate di un non radioamatore...

    Cmq sono d'accordo che la banda è una risorsa limitata, ma questo non è un problema perchè l'uso delle frequeze del wi-fi è già libero. Quello che non è libero è l'inteconnessione tra reti private. In pratica io posso emettere secondo la legge fino a 100mw ERP, e se con tale potenza posso far arrivare il mio segnale 5km non è un problema.
    Il solo problema è l'interconnessione...
    Purtroppo non sono un legale quindi la mia interpretazione della legge lascia il tempo che trova. Secondo me, in teoria si può fare una rete tra privati, dandone semplice avviso al ministero delle comunicazioni.
    In pratica, data l'impossibilità di interconnetetre la rete privata ad una rete pubblica, c'e' sempre il rischio che qualcuno lo faccia e che la rete diventi fuorilegge.

  • Non c'è alcuna impossibilità alla connessione alla rete pubblica. E' esplicitamente ammesso. Quando finirà questo strazio ?
    Art. 101, comma 1
    http://www.comunicazioni.it/it/index.php?IdPag=725

    C'è qualcuno tra tutti quelli che pontificano a destra e a manca che si prende la briga di leggere quale sia la normativa in vigore, oppure vogliamo continuare a blaterare sul nulla ?
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