Diritto d'autore, Abruzzo perplesso

Preoccupazione

Roma - Sul caso-Masi scatenato sulla riforma del diritto d'autore è intervenuto anche Franco Abruzzo, presidente dell'Ordine dei Giornalisti della Lombardia, che ha criticato la scelta del segretario generale alla Presidenza del Consiglio di fermare, in buona sostanza, i lavori del Comitato consultivo sul diritto d'autore.

Secondo Abruzzo. il Comitato liquidato con un fax "stava solo impostando la discussione generale e aveva in programma l'incontro con le principali categorie interessate per acquisire un minimo di punti di vista diversi e prospettarli perciò al Governo".

"Dalla riforma della vecchia legge 633/1941 -spiega Abruzzo in una nota - i giornalisti si aspettano il pieno riconoscimento degli articolisti come autori intellettuali e una equilibrata legislazione in tema di rassegne stampa. Oggi i giornali vengono saccheggiati, mentre la legge protegge soltanto i libri dai pirati armati di fotocopiatrici. Non è previsto, infatti, il pagamento di royalties per le rassegne stampa (definite un "prodotto effimero"). Gli editori pretendono le royalties senza riconoscere i diritti dei giornalisti. Questo è un punto di scontro. E' necessario, comunque, considerare atti illeciti gli atti di riproduzione sistematica, a fine di lucro, dei testi giornalistici diffusi con i quotidiani, i periodici, attraverso la radio, la tv e il web. E' necessario anche rendere la disciplina del diritto d'autore compatibile con le innovazioni tecnologiche e l'organizzazione moderna di una impresa editoriale. Doo la mossa di Masi, la riforma così si allontana e i giornalisti vengono di giorno in giorno derubati. E' una situazione che non fa onore alla patria del diritto quale l'Italia si considera".
Sul caso vedi anche: P2P, chieste le dimissioni di Masi
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