Samsung condannata per i suoi prezzi

Il gigante coreano ha deciso di patteggiare la pena con il Dipartimento di Giustizia statunitense per aver eluso le leggi antitrust. Ammette di aver manovrato illecitamente sul mercato

Roma - Samsung ha accettato di pagare una multa da 300 milioni di dollari per aver gonfiato illecitamente i prezzi delle DRAM. L'azienda sud-coreana, e le sue sussidiarie statunitensi, avrebbero dato vita ad una operazione internazionale che ha permesso di bloccare - al rialzo - il prezzo delle memorie fra l'aprile del 1999 e giugno 2002. Persino l'inspiegato celebre rincaro registrato nel novembre 2001 potrebbe delinearsi come una conseguenza diretta di questa strategia.

Samsung è il più grande produttore al mondo di chip di memoria e, secondo l'accusa, sarebbe stato relativamente facile per l'azienda dar vita a questa operazione. Tra le prove presentate al giudice distrettuale di San Francisco che dovrà nelle prossime ore accettare il patteggiamento proposto dall'azienda, anche una serie di comunicazioni via email che confermerebbero l'illecita strategia.

Thomas Barnett, responsabile antitrust del Dipartimento di Giustizia americano, ha affermato che il blocco dei listini ha falsato il mercato delle DRAM. I consumatori non solo hanno pagato di più, ma hanno dovuto scontare la scelta di alcuni produttori, come Dell e Apple, di diminuire la dotazione di memoria dei loro PC, l'unica soluzione per mantenere prezzi di listino concorrenziali.
Samsung, purtroppo, non è l'unica ad essere stata condannata per questo genere di operazioni e ad aver patteggiato. L'anno scorso Infineon Technology e Hynix Semiconductor vennero condannate ad un risarcimento di 350 milioni di dollari.

L'azienda nega ma sarebbero almeno sette gli alti dirigenti ancora nell'occhio del ciclone: non si esclude che per loro la Giustizia continui ad indagare. L'ammontare della multa andrà a finire nelle casse del Tesoro statunitense mentre le aziende e i consumatori danneggiati, se lo vorranno, potranno far partire della cause civili per ottenere risarcimenti.

"Samsung avrebbe rischiato andando al processo; sarebbe stato ad alto livello e, dato che tutti i dirigenti la difendevano, il massimo che avrebbero potuto sperare sarebbe stata una multa più bassa", ha dichiarato Charles "Rick" Rule, responsabile del dipartimento di giustizia anti-trust.

Settimana durissima per il colosso sud-coreano, che ha dovuto registrare anche il passo indietro di Apple sull'investimento congiunto per la produzione di flash chip NAND. "Apple aveva proposto un investimento congiunto di circa 4 mila miliardi di won (circa 3 miliardi di euro, ndr.) nelle linee di produzione di flash chip NAND, da utilizzare per i suoi lettori MP3", aveva dichiarato un dirigente di Samsung. Ma qualcosa è andato storto nelle pubbliche relazioni: "(...) dato che alcuni gruppi civici e politici, recentemente, hanno iniziato a criticare il comportamento di Samsung, Apple ha posto fine ai negoziati", ha spiegato un portavoce dell'azienda della mela.

Anche in Borsa il titolo Samsung sta incontrando qualche problema: i profitti del terzo trimestre hanno fin qui segnato -30% rispetto al 2004.
TAG: memorie
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