Nigeria, in galera per spamming

La nuova proposta di legge, ormai in fase di approvazione, permetterà alle autorità nigeriane di comminare sanzioni amministrative ma anche il carcere ai responsabili di spam e truffe online

Abuja (Nigeria) - La Nigeria si appresta a varare una nuova legge anti-spam che permetterà di condannare i responsabili fino a 3 anni di reclusione. Una legge che inasprirà le pene di numerosi reati elettronici riguardanti la sottrazione di identità, la pedo-pornografia, il terrorismo e le cosiddette truffe nigeriane con sanzioni amministrative comprese fra i 10mila (63,75 euro) e un milione di naira (6.375 euro), e reclusione dai sei mesi in su.

"Ogni persona che spedirà spam verso utenti con i quali non vi è alcun rapporto commetterà un reato", è scritto sul documento bozza della legge. Allo stesso tempo i service provider che aiuteranno gli spammer e non collaboreranno con le autorità saranno condannati a pagare multe compre fra i 500 mila (3.188 euro) e 10 milioni (63.750 euro) di naira.

Il presidente nigeriano Olusegun Obasanjo si è espresso a favore di questa iniziativa legislativa, visto anche il danno di immagine che a suo parere il paese subisce per aver dato i natali ad alcune delle truffe più gettonate, note anche come "prigioniero spagnolo", codificata dal numero 419 nel Codice Criminale nigeriano (tanto che negli USA i truffatori di questo tipo vengono soprannominati "419ers").
Il progetto di legge si affianca alla collaborazione con Microsoft, che all'inizio della settimana ha confermato la sua adesione al programma della Commissione contro i crimini economici e finanziari (EFCC) locale. Una sorta di memorandum che permetterà di individuare nuove soluzioni informatiche per risolvere il problema dello spam, delle truffe e via dicendo.

Il percorso intrapreso dalla Nigeria è iniziato ancora nel 2003 quando venne creata una speciale task force per fronteggiare il fenomeno. Ad oggi le perquisizioni e gli arresti sono stati centinaia ma, a quanto pare, non è stato sufficiente. Tanto più che questo genere di frodi sono diventate così comuni - almeno i tentativi - che persino la Direct Marketing Association, ente statunitense che raccoglie i professionisti del settore marketing, in questi giorni ha ribadito di sostenere pienamente le campagne e le soluzioni software anti-spam.

Secondo gli specialisti del direct marketing, nuove tecnologie di autenticazione delle email, come quelle sviluppate da Microsoft e Yahoo, potrebbero essere una soluzione. Aiuterebbero i service provider ad individuare i mittenti che svolgono legalmente questo tipo di lavoro. I filtri tradizionali, ad ora, sono in grado di bloccare praticamente ogni tipo di mail: un disastro per chi lavora correttamente e professionalmente, a detta degli esperti del settore.

Il problema, secondo John Levine, co-autore di Fighting Spam for Dummies, è che gli stessi spammer adottano già delle tecnologie di autenticazione per far sembrare le loro mail legittime. "Bene, così almeno sono obbligati a venire allo scoperto", ha dichiarato Louis Mastria, portavoce di DMA.

Difficile sostenere la causa della DMA soprattutto confrontandosi con ciò che avviene negli Stati Uniti dove il telemarketing ed altre tecniche aggressive di vendita sono mediate solo in parte da normative sulla privacy tradizionalmente assai meno restrittive di quelle europee.

Dario d'Elia
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