Yahoo! aumenterà i prezzi della musica online

Solidale all'alzata di testa della Major, Yahoo! ha deciso di ritoccare gli abbonamenti dei suoi servizi di musica online: raddoppio sia nei mensili che negli annuali

Sunnyvale (USA) - Yahoo! ha comunicato via mail agli utenti del proprio servizio
Yahoo Music Unlimited che a breve scatteranno degli aumenti sull'abbonamento. Tariffe praticamente raddoppiate sia per chi ha sottoscritto il pacchetto ad accesso illimitato annuale, che per gli utenti che dispongono di un contratto mensile. Nel primo caso - nel 2006 - si passerà dai 59,88 dollari ai 119,88 dollari all'anno: in pratica il rateo mensile passerà dagli attuali 4,99 dollari a 9,99 dollari. La versione mensile, invece, salirà dagli attuali 6,99 dollari a 11,99 dollari al mese. Il risparmio, quindi, con l'unica soluzione di pagamento annuale sarà di circa 24 dollari.

Una politica dei prezzi quanto mai simile a quelle utilizzate da Napster e Real Rhapsody , e completamente diversa rispetto al servizio Apple iTunes store, che fa pagare ogni singola traccia scaricata 99 centesimi di dollaro. Inoltre Yahoo, nel caso l'utente decida di acquistare una licenza permanente della traccia audio, magari per masterizzarla su CD o trasferirla su player portatile, addebita ulteriori 79 centesimi di dollaro.

Secondo i dirigenti di Yahoo il rincaro, comunque, permetterà di mantenere l'offerta concorrenziale. Napster, infatti, ha un abbonamento mensile 9,95 dollari ed applica un plus di 80 centesimi per la licenza permanente. Real Rhapsody costa 9,99 dollari al mese; per le licenze permanenti, con la soluzione Go package, fa pagare 14,95 al mese. Ma la concorrenza citata non comprende tutti i veri concorrenti dei jukebox legali: non tiene infatti conto della gratuità di sistemi sì illegali, come quelli del peer-to-peer, ma assai popolari e diffusi.
Insomma, Yahoo ha deciso di rispondere agli appelli delle Major discografiche, che lo scorso mese avevano lamentato i prezzi contenuti dell'Apple iTunes Store. Durante la CTIA Wireless IT and Entertainment Conference di settembre, come si ricorderà, lo stesso Edgar Bronfman, CEO di Warner Music Group Corps si era espresso a favore di un ritocco al rialzo delle tariffe, per recuperare una parte dei costi produttivi e per sostenere gli artisti. In questo quadro aveva anche citato come "peso" sul conto economico l'assenza di uno standard per le tecnologie di Digital Rights Management (DRM) che limiti il diritto di copia e di condivisione dei consumatori.

Non è un caso che a queste esigenze abbia già risposto proprio Steve Jobs, CEO di Apple, che non ha avuto timore nel definire le case discografiche troppo "avide". Il pericolo, sempre secondo Jobs, sarebbe appunto quello di spingere di nuovo gli utenti verso il file-sharing illegale. E non è neppure un caso che Apple non abbia aderito alle proposte DRM della major seguendo invece la propria strada. Da una parte Apple ha tutto l'interesse ha mantenere basse le tariffe, per favorire le vendite dei suoi player portatili, dall'altra le Major vorrebbero approfittare del successo altrui, magari facendo tassare le vendite dei player portatili, come avverrà a breve in Giappone.

Dario d'Elia
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