Spyware, una sanzione multimilionaria

Piove ancora su Intermix: dopo aver firmato un assegno da 7,5 milioni di dollari il suo ex CEO chiude i conti firmandone un altro da 750mila. Lo spyware aveva contaminato milioni di PC negli Stati Uniti

Albany (USA) - Si è chiusa la partita di Intermix Media, società di Los Angeles specializzata in marketing online, con la Giustizia statunitense: nei giorni scorsi l'ex CEO dell'azienda, Brad Greenspan, ha infatti accettato di chiudere i conti pagando 750mila dollari. Il motivo? L'impresa da lui fondata secondo le autorità americane ha invaso di spyware i computer americani. Quei 750mila dollari sarebbero equivalenti ai profitti incassati dallo stesso Greenspan da queste operazioni.

Per questa stessa ragione nelle scorse settimane Intermix aveva "chiuso i conti" a propria volta, accettando di versare allo stato di New York una multa da 7,5 milioni di dollari: con l'avallo del giudice, questa sanzione verrà pagata in tre anni. Inoltre Intermix si è impegnata, come richiesto dal magistrato, a non distribuire mai più quelli che l'azienda definiva adware, ovvero software pubblicitario. Con questi pagamenti, sia Intermix sia il suo ex CEO hanno evitato un procedimento a loro carico che avrebbe potuto rivelarsi ben più costoso.

Il procuratore distrettuale Eliot Spitzer, lo scorso aprile, aveva dichiarato che in base alle prove in suo possesso Intermix Media si era resa responsabile, fra il 2004 e il 2005, della spedizione giornaliera di decine di milioni di email di spam su tutto il territorio statunitense, e almeno tre milioni nella sola New York. Un'operazione che veniva attuata sfruttando l'affiliata Alena, specializzata nella commercializzazione di prodotti di ogni genere, compresi personal computer. Il pacchetto software allegato ai PC nascondeva al suo interno adware e spyware. Quando l'utente decideva di istallare un applicativo il computer veniva contaminato. A quel punto la sua mail box diventava un nodo dello spamming nazionale.

Intermix Media, specializzata in marketing online, normalmente fornisce anche giochi e quiz per i suoi inserzionisti, ma è decisamente più nota per essere la proprietaria di MySpace.com, la piattaforma online di social networking. Non è un caso, forse, che gli avvocati abbiano deciso di trovare velocemente un accordo finanziario: Rupert Murdoch, il tycoon di News Corp., il mese scorso ha acquisito l'intera azienda per 580 milioni di dollari.
"Questo accordo sanzionatorio dimostra che le pratiche informatiche intrusive e ingannatrici non saranno più tollerate", ha dichiarato Spitzer. Greenspan, comunque non ha ammesso alcuna responsabilità: ha dato la colpa all'azienda. "Secondo le indagini, le pratiche illegali sono iniziate alla fine del 2004: io ho lasciato l'azienda nel 2003. Durante la mia gestione la divisione adware rappresentava una piccola parte del business... Continuo a sostenere la mia teoria che le responsabilità debbano essere individuate nell'attuale management che ha spinto sul comparto adware e ne ha abusato", ha dichiarato Greenspan.

"Intermix è felice di potersi lasciare alle spalle questo problema. Questa era un'attività del passato ed è terminata in contemporanea con l'inizio delle indagini", ha affermato Linda Goldstein, uno degli avvocati dell'azienda incriminata. Secondo l'assistente del Procuratore, Kenneth Dreifach, queste affermazioni sarebbero false, perché l'utilizzo degli spyware sarebbe andato avanti fino al 2005. "Le nostre indagini sono iniziate nel settembre del 2004 e abbiamo trovato vari tipi di software con spyware. Li contattammo nel dicembre seguente e potemmo costatare che le pratiche illegali stavano continuando. In pratica, hanno smesso alla vigilia dell'inizio dell'iter processuale".

Dario d'Elia
TAG: spam
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