
Si presenta il problema di sempre: mancano regole precise, a difesa dell'utente; e quelle che ci sono stentano a essere applicate. "È inaccettabile che si creino barriere artificiali e protezionistiche al passaggio da un operatore all'altro", dice Marco Pierani, responsabile del settore hi-tech presso Altroconsumo. "Ora che la concorrenza sta finalmente un po' muovendo il mercato in questo settore, con la guerra dei prezzi e delle velocità, tutto ciò è ancora più deleterio per gli interessi dei consumatori". "Noi abbiamo proposto al Garante TLC - aggiunge - che all'utente fosse pagata una penale da parte dell'operatore che ritardava a liberare la linea". Potrebbe essere una soluzione; peccato che non sia facile, di caso in caso, risalire alle responsabilità dei ritardi: è dell'operatore, di Telecom o dell'utente, che magari ha sbagliato qualcosa nell'inviare la disdetta?
Passare da una tariffa a un'altra (da free a flat, per esempio), di uno stesso operatore, potrebbe sembrare cosa più semplice. Ma a volte non lo è. "Appare poi addirittura incomprensibile", aggiunge infatti Pievani, "il trattamento riservato a chi, pur senza voler cambiare provider, chiede di cambiare contratto: troppo spesso è una richiesta a cui viene opposto un rifiuto".
Altroconsumo ha raccolto qualche dato a riguardo: "da nostre ultime rilevazioni sono addirittura il 22 per cento gli utenti che non hanno ottenuto il cambio che richiedevano (di provider o semplicemente di contratto)". A conferma di quanto questo problema sia nocivo per lo sviluppo della concorrenza, "un 18 per cento di utenti avrebbe voluto cambiare ma non ci ha neanche provato, scoraggiato dagli ostacoli che gli si paravano davanti".
Ma anche per chi riesce a cambiare ci sono state difficoltà: "il 31 per cento ha lamentato di avere dovuto aspettare troppo tempo tra la disattivazione della vecchia linea e la attivazione della nuova".
Una nota positiva, in questo disastro, è la buona volontà di Telecom a concedere il downgrade da Alice 4 Mega ad Alice Flat (a 640): "ci risulta che stia procedendo bene, come promesso da Telecom".
In tale scenario, è considerato come problema minore il fatto che non sia possibile passare da Wind a Fastweb direttamente (o viceversa). Anche in questo caso, tuttavia, non sono chiare le responsabilità. Secondo Telecom, la causa è l'assenza di regole: poiché i due operatori non sono tenuti, dall'attuale quadro regolamentare, a organizzare una procedura di scambio utenti e a concedere la number portability, non lo fanno. Fastweb invece dice a Punto Informatico che la colpa è di Telecom: vorrebbe restare l'operatore intermediario per tutti i passaggi di utente tra Fastweb e Wind.
La number portability non è concessa, quindi, a chi lascia Fastweb o Wind; Telecom Italia, invece, è obbligata a offrirla, "ma il tutto è organizzato in modo orrendo", dice Nuti. "È una procedura ancora legata alle vecchie tecnologie a commutazione di circuito. È complicatissima, può durare mesi". Vengono configurate le singole centrali; su ciascuna il numero deve essere associato al nuovo operatore. Così può accadere come a Roberto R., un lettore che ha ottenuto la portabilità da Telecom al VoIP di Tiscali. Il suo numero risulta a volte irraggiungibile. "Sono problemi rari, legati al malfunzionamento di una singola centrale. La portabilità funziona bene", ribatte Festino.
Per Nuti, invece, la soluzione è radicale: "usare un altro sistema di gestione numeri, adottando lo standard
ENUM, dove la titolarità del numero non è più dell'operatore, ma dell'utente, che quindi può farne quello che vuole. Ma gli operatori telefonici italiani hanno paura di perdere questo privilegio".
Alcuni provider italiani, dell'AIIP, stanno lavorando in questi giorni per adottare l'ENUM sui numeri VoIP. Almeno in quell'ambito, potrebbe concedere maggiori comodità e servizi agli utenti.
Alessandro Longo