ISP obbligati al blocco dei siti pedo-porno

Arriverà al Parlamento britannico una proposta di legge che potrebbe obbligare i provider del paese ad impedire l'accesso ad una lista di siti considerati pedopornografici

Londra - Margaret Moran, parlamentare britannica del partito Labour, ha proposto l'approvazione di una legge che obblighi gli Internet Service Provider a bloccare l'accesso ai siti Web pedopornografici. Intervistata da silicon.com Moran ha dichiarato che si aspetta il coinvolgimento di tutte le forze politiche per la risoluzione di un problema che riguarda "la pura illegalità".

"Presto mi incontrerò come gli esponenti della Internet Watch Foundation (IWF) per stabilire una lista di ISP che nel tempo si sono dimostrati poco collaborativi sotto questo punto di vista. Io sono per la piena libertà del Web, ma non riesco a comprendere per quale motivo non vogliano utilizzare le tecnologie già esistenti per dare una forte risposta al problema della pedopornografia", ha dichiarato Moran. IWF, come noto, mantiene una black list di siti che ritiene "diffusori" di pornografia infantile.

Malgrado alcuni grandi provider abbiano già iniziato ad utilizzare tecnologie che bloccano gli accessi a siti con contenuti illegali, Moran ha dichiarato che continuerà la sua campagna in modo che vengano fuori i nomi di quelli che non lo fanno. La minaccia di una sorta gogna pubblica il cui obiettivo è spingere gli ISP a dichiarare pubblicamente se censurano o meno l'accesso ai siti pedoporno. Moran brandisce la possibilità che la legge si faccia ma temporeggia, sperando esplicitamente che gli ISP agiscano di propria sponte. "Penso che gli ISP che non vogliono ascoltare debbano sapere che non ci fermeremo finché queste misure saranno adottate", ha aggiunto Moran. "Spero che il settore valuti questa iniziativa come una chiamata alle armi perché presto sarà troppo tardi per l'auto-regolamentazione".
La questione dei filtri gestiti direttamente dagli ISP è al centro di un annoso dibattito: da una parte i sostenitori della libertà personale, contrari ad ogni forma di censura preventiva da parte dello Stato-tutore, e che rivendicano il diritto alla responsabilità; dall'altra i sostenitori della legalità come fine ultimo, a prescindere dalla eventuali costrizioni o limitazioni della libertà personale.

British Telecom ha già iniziato ad utilizzare sistemi di questo genere fin dal 2004, con risultati contestati dalla stessa ISPA, l'associazione dei provider anglosassoni. Nel febbraio scorso, invece, il Governo australiano ha varato una legge quanto mai simile a quella che Moran vorrebbe far approvare: ovvero sanzioni amministrative nei confronti degli ISP che non bloccano gli accessi ai siti dai contenuti pedo-pornografici. Il provider-poliziotto è sempre più vicino.

D.d.
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