P2P, Grokster chiude per sempre i battenti

Un accordo con le major porta alla chiusura definitiva della celebre piattaforma. Dopo tre anni di battaglia legale l'industria dei contenuti ottiene quella che definisce una vittoria storica. E ora parla di P2P legale

P2P, Grokster chiude per sempre i battentiRoma - Chiude Grokster: questa volta a fermarsi non è soltanto una piattaforma peer-to-peer che ha conosciuto alti e bassi di popolarità tra gli utenti ma anche un nome legato a quella che molti ritengono la più importante battaglia legale condotta negli USA sul diritto d'autore nell'era di Internet.

L'accordo extragiudiziale stretto da Grokster con le major contempla una ingiunzione permanente che vieta alla società di avere a che fare, direttamente o indirettamente, con attività che possano ledere i diritti d'autore delle società che l'hanno denunciata. Come conseguenza diretta, c'è la cessazione immediata della distribuzione del software di Grokster e della propria piattaforma di sharing.

L'annuncio che Grokster chiude e che ha firmato l'intesa è stato dato ufficialmente proprio da quei produttori, di cinema e di musica, che negli ultimi tre anni le hanno tentate tutte per arrivare a questo risultato. Produttori che si dicono convinti che saranno proprio gli appassionati di musica ad applaudire alla chiusura di Grokster. "Questo accordo - ha affermato Mitch Bainwol, chairman e CEO della RIAA, l'associazione americana dei discografici - chiude un capitolo assolutamente significativo nella storia della musica digitale. Un capitolo che finisce nel migliore dei modi per l'industria discografica, la comunità tecnologica e gli appassionati e consumatori di ogni dove".
Secondo RIAA soltanto un mercato legale della musica digitale consentirà alle case discografiche di investire in modo importante in questo nuovo canale, nel quale, allo stato, dominano le piattaforme peer-to-peer o i jukebox legali. Secondo gli editori di musica americana "i vincitori del caso Grokster sono alla fine proprio i fan della musica, che ora hanno più opzioni di quante ne abbiano mai avute per ascoltare la musica che amano". Un ragionamento che per qualcuno potrebbe cozzare con l'enorme popolarità di certi sistemi di scambio-file in Internet, da anni nel mirino delle major e utilizzati da molti milioni di appassionati in tutto il mondo.

Di per sé l'annuncio non coglie impreparati gli appassionati. Sin dalla sentenza con cui la Corte Suprema quattro mesi fa ha condannato l'azienda perché i propri sistemi avrebbero favorito attività di pirateria musicale e cinematografica, il destino di Grokster è apparso segnato. Sulla home page dell'azienda ora campeggia un testo, un tempo impensabile su un sito del genere: "Ci sono servizi legali per scaricare musica e film. Questo servizio non è uno di questi".

"I gestori di Grokster, come tanti altri servizi online nel Mondo - ha sottolineato Bainwol nel dare l'annuncio dell'intesa - hanno ascoltato nove giudici della Corte Suprema parlare in modo unanime, una voce chiara, forte e lucida. Come la Corte ha definito in termini chiarissimi, ci sono modi legali e modi sbagliati per condurre un'attività commerciale. Questo accordo rende chiaro che le imprese sono consapevoli quando operano nel modo sbagliato". A suo dire, inoltre, "le società discografiche hanno dimostrato un desiderio forte di lavorare con una varietà di imprese online legittime che rispettano i diritti degli autori e forniscono musica di alta qualità agli appassionati. La tecnologia è disponibile ed altre stanno già segnando la nuova via".

La sentenza della Corte Suprema e le ritrovate speranze delle major di poter perseguire più facilmente chi produce e distribuisce software peer-to-peer, hanno già determinato, peraltro, pesanti conseguenze. Il progetto "eXeem", che avrebbe dovuto allargare i confini del celebre sistema di download condiviso BitTorrent, è ormai dato per morto a causa dei timori di chi lo ha immaginato di scontrarsi legalmente con le major. E solo poche settimane fa i responsabili di uno dei network più celebri, eDonkey, hanno deciso di lasciar perdere l'avventura del P2P cercando così di prevenire una probabile denuncia da parte di RIAA e soci.

Nonostante tutto questo il P2P sopravvive ed anzi secondo alcuni osservatori prospera: una indicazione che non sembra fare breccia nelle politiche repressive delle major che vedono nella prospettiva del mercato digitale la maggiore opportunità per compensare il calo delle vendite che in quasi tutto il Mondo interessa la distribuzione di contenuti sui supporti tradizionali, CD in testa.
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