Arrivano conferme anche da Tele2. "In relazione alla bassa velocità delle connessioni ADSL riscontrata dai clienti, confermiamo che il problema è stato causato dalla migrazione dei profili ADSL da 1,2 Mbits a 4 Mbits", dice un portavoce dell'azienda. Famigerato upgrade. Tele2 è però ottimista: "Abbiamo provveduto ad aggiornare la capacità dei nostri sistemi per gestire i nuovi profili e abbiamo conferma della migliorata qualità del servizio in relazione alla velocità di connessione". Con una riserva: "Non possiamo in ogni caso escludere casi residui di congestione locale, non dipendenti dalla rete Tele2, i quali stiamo comunque risolvendo in collaborazione con Telecom Italia".
Intanto le connessioni Alice Mega sembrano rimanere al di fuori del polverone delle proteste. Nessun utente Alice ha scritto a Punto Informatico. Il Comitato di Protesta riguarda soltanto Wind, Tiscali, Tele2. Eppure le offerte Alice sono una buona fetta di quelle 4 Megabit attive in Italia. Poiché Telecom deve dare offerte al dettaglio che siano replicabili dai concorrenti, in teoria il network che sta dietro ad Alice Mega dovrebbe essere uguale a quello imposto agli altri operatori. L'enigma può essere spiegato in vari modi.
Si sa che a scegliere gli operatori alternativi sono gli utenti più sofisticati, in genere. Di conseguenza, forse gli utenti Alice sono meno esigenti, non avvertono la strozzatura della banda. Oppure conoscono meno bene Internet e quindi i canali dove fare sentire la propria protesta (i newsgroup, Punto Informatico); per questo motivo, i problemi di Alice Mega, forse, non hanno fatto rumore.
Un'altra spiegazione è che Telecom, avendo molti utenti, riesce meglio a calibrare l'uso della banda statisticamente disponibile e quindi Alice Mega va meglio delle analoghe ADSL di altri operatori. Infine, c'è la spiegazione polemica: "Noi abbiamo un sospetto, condiviso da altri provider", dice Spada; "che le Alice Mega vadano bene perché Telecom dia loro più banda di quanto ci permetta di dare ai nostri utenti". Impossibile accertarlo. Servirebbe un'istituzione super partes che analizzi la rete di Telecom Italia e scopra come viene davvero distribuita la banda, andando dietro le quinte del sistema.
Gli operatori si augurano che il Garante delle Telecomunicazioni possa un giorno decidere di analizzare più a fondo come funziona la rete di Telecom Italia; ancora però non ha calcolato nemmeno l'esatto valore delle infrastrutture e quanto costi aggiornarle e tenerle attive. Dati che servirebbero per valutare l'equità dei prezzi che Telecom chiede a chi fa unbundling. "La nostra tesi", dice Stefano Quintarelli, presidente di AIIP (l'associazione dei principali provider italiani), "è che la rete di Telecom andrebbe scorporata, almeno
come è stato fatto in Gran Bretagna con BT. Solo così sarà possibile accertare che tutti gli operatori siano messi allo stesso livello nell'accesso e nell'uso della rete".
Alessandro Longo