PI: I formati aperti sono tradizionalmente legati, pur con notevoli eccezioni, al mondo dell'open source. Di recente Microsoft ha presentato le prime proprie licenze che aprono ad una condivisione dei codici sorgenti di certi suoi prodotti: la scelta verso i formati aperti è stata in qualche modo condizionata dal loro imporsi sul mercato derivato anche alla crescente diffusione di software libero?UP: Con Shared Source Microsoft da lungo tempo ha iniziato un cammino di apertura: il punto chiave è che il nostro focus è nel dare di più, nell'investire sull'innovazione e sull'integrazione nel nome, come dicevo, di soluzioni più facilmente accessibili e disponibili per tutti. Non c'è quindi un allineamento su denominatori comuni con realtà magari meno ricche sia in termini di tecnologie che di contenuti. Da un lato, vediamo l'esistenza, ma anche la bellezza, della filosofia di sviluppo collettivo ma dall'altro dobbiamo concentrarci sui risultati e questi devono essere i maggiori possibili.
PI: Sbagliato quindi ragionare sulle strategie di Microsoft prendendo punti di riferimento comuni con l'open source?UP: Da parte nostra c'è un grande rispetto e una grande attenzione verso lo sviluppo collettivo, che spesso sfocia e viene canalizzato in componenti commerciali e viene veicolato anche da nomi illustri del settore IT, ma il nostro impegno rimane nel continuare ad innovare, nel non trascurare niente, nell'investire al massimo.
PI: È vero però che in molti ambiti, soprattutto istituzionali, prodotti proprietari e prodotti open source sono sempre più spesso posti in diretta competizione...UP: Sul mercato ci sono soluzioni di varia natura e le pubbliche amministrazioni devono scegliere ciò che meglio si adatta alle proprie esigenze, ragionando su ogni singola soluzione, tenendo conto di criteri generali come la capacità di diffusione o la sensibilità verso i portatori di disabilità, spesso trascurati dall'open source, che non sempre offre su certi temi l'attenzione che noi cerchiamo di avere. È insomma importante una dialettica di alternativa ma è anche giusto che noi si faccia il nostro mestiere nel migliore dei modi.
PI: Come a dire, anche, che la vostra non è una risposta all'avanzata dell'open source trascinato pure, tra le molte cose, dai formati apertiUP: La nostra è una strategia della cui bontà siamo profondamente convinti: credo ci sia per noi un'opportunità perché vi è un allineamento, una coincidenza di obiettivi di natura industriale e commerciale e obiettivi che derivano dalla nostra responsabilità quale leader di mercato. Scenario dai quali deriva il nostro impegno per la creazione di conoscenza diffusa e di far sì che i nostri partner e clienti facciano sempre più da sé, il cosiddetto
empowerment, modelli che non sempre vengono sottesi dal fenomeno dell'open source. Siamo fieri di dire che il valore aggiunto per noi è quello dei nostri partner, dove loro fatturano 8 noi fatturiamo 1.
PI: Il nuovo Office, Office 12, supporterà formalmente anche il formato PDF. Qualche settimana fa circolavano indiscrezioni rispetto ad un possibile supporto esteso anche ad OpenDocument. Si tratta di illazioni? Si può considerare OpenDocument, che lo stato del Massachussets vuole sostituire a tutti gli altri formati per i documenti pubblici, una sorta di concorrente di OpenXML negli interessi di Microsoft?UP: Dobbiamo tenere conto non solo del futuro ma anche della valorizzazione dei documenti che già esistono, del passato: con OpenDocument perderemmo tutto il passato ed è quindi una strada che per ragioni tecniche non intendiamo perseguire.
PI: E il fatto che con Open XML gli utenti possano scegliere di utilizzare software diversi per la gestione dei documenti non rappresenta una preoccupazione per Microsoft? Darete più spazio ai vostri competitorUP: Noi crediamo che Office sia sempre più una piattaforma nella quale il grosso del valore viene aggiunto dalle terze parti. Quindi, perché questa promessa sia vera, è necessario che ci sia una strategia di apertura, non possiamo pretendere di fare tutto da soli.
PI: Con tutte queste novità, perdipiù così ravvicinate, parlo delle licenze aperte e dei formati aperti, si può dire che è cambiato qualcosa nel modo in cui Microsoft considera il software libero e più in generale un modello di produzione e sviluppo che fin qui si è contrapposto direttamente al "mercato tradizionale" del software?UP: Microsoft da tempo sta allargando, trasformando ed innovando il modo in cui i nostri partner possono accedere al software, oggi sono ormai oltre un milione le organizzazioni che in vari modi hanno accesso al nostro codice. È chiaro che vogliamo garantire l'integrità del codice e della piattaforma ma non è certo una novità che Microsoft si stia muovendo in questa direzione.
intervista a cura di Paolo De Andreis