Contrappunti/ ADSL? Chi? Che?

di M. Mantellini - Mercato bloccato? Controlli inesistenti? Politiche dello struzzo? Chi si vuole far del male dia uno sguardo a British Telecom e al Regno Unito. Ma chi proprio vuole esagerare guardi a Telecom Italia e al... Bel Paese

Roma - Provo a spiegarvi una questione complessa con parole semplici. Lo faccio per due ragioni: perché si tratta di una partita importante e perché in questa maniera tento di giustificare agli occhi dei lettori di Punto Informatico come mai da quasi un decennio su questo giornale si seguano passo passo le scelte strategiche di Telecom Italia, la principale azienda delle telecomunicazioni italiane. Un monito ed una giustificazione, insomma.

Ad inizio 2005, come è possibile leggere anche in questo comunicato stampa della Associazione Italiana Internet Provider, British Telecom ha introdotto nuove regole di comportamento sul mercato delle TLC inglesi. La maggior compagnia telefonica del Regno Unito, preoccupata dalla eventualità concreta di vedere separata in due rami distinti la propria società da parte dell'organismo di controllo nazionale, la Ofcom, ha deciso di scindere in maniera seria la gestione della fornitura delle linee ai concorrenti (BT wholesale) ed alla clientela finale (BT retail). BT retail dall'inizio di quest'anno compra linee da BT wholesale e lo fa alle medesime condizioni economiche degli altri operatori. Semplice no? La chiamano market equivalence e serve banalmente a far crescere la concorrenza del mercato. Una postilla a questa bella notizia che aiuta a comprendere il contesto: a gennaio 2005 BT possedeva in Inghilterra solo il 25% del mercato DSL.

Invece in Italia, da anni, Telecom Italia fa il bello ed il cattivo tempo sul mercato della connettività alla rete internet. Da questo quasi-monopolio di fatto (si stima che Telecom gestisca oggi circa il 70-80% del mercato DSL italiano) sono discesi prezzi alti, comportamenti anticoncorrenziali che nessuna autorità è stata in grado di contrastare efficacemente ed assurde pretese. Assurda pretesa è, per esempio, che ciascun concorrente di Telecom debba portare i propri doppini in rame fino alle case dei propri clienti. Una inutile duplicazione di quella rete che Telecom ha costruito ai tempi del monopolio con i soldi dei contribuenti. Il resto: i prezzi finali assai più alti di quelli negli altri paesi europei, i comportamenti predatori più volte inutilmente stigmatizzati dalla Agcom, ed una politica commerciale recentemente orientata - a onor del vero del tutto legittimamente - ad una connettività simil-televisiva e non certo alla preoccupazione di fornire accesso efficace alla rete internet per tutti i cittadini, rendono conto delle ragioni per cui in Italia l'accesso a internet è ancora una opzione per una minoranza della popolazione. Meno di un italiano su tre accede oggi alla rete.
La seconda questione da mettere sul tavolo a questo punto è quella politica. Abbiamo visto lo scenario: un unico soggetto, di fatto monopolista, che impone prezzi e modalità di accesso alla rete per tutti gli altri operatori e per gli utenti finali, relegando, spesso e volentieri, gli altri fornitori ad un ruolo di subalterna impotenza. Una impotenza talmente evidente che fino a oggi in Italia i prezzi delle linee DSL erano fatti prendendo i prezzi finali che Telecom pratica alla sua clientela scontati di una certa cifra X per ottenerne il prezzo per gli altri fornitori. Una vera aberrazione insomma che esulava interamente dai costi effettivi del servizio.

Un unico operatore - va aggiunto - che tiene in scacco gran parte dei media del paese (quasi nessuno oggi può correre il rischio di inimicarsi il miglior inserzionista pubblicitario disponibile sul mercato) e che si permette di replicare ufficialmente ai massimi vertici politici della nazione appena uno di essi (Romano Prodi qualche giorno fa) si permette di affermare pubblicamente che le condizioni del mercato in Italia non sono esattamente le migliori e che necessitano di maggiori controlli. Telecom Italia ci ha impiegato poche ore, meno di un soggetto istituzionale, per rassicurare pubblicamente l'ex presidente della Unione europea sul fatto che in Italia il mercato delle TLC è libero e prospero. Oste com'è il tuo vino? Buonissimo. Il migliore. Chi osa discuterne?

La politica, oggi, in queste faccende che coinvolgono il destino del paese (essere nei prossimi anni ai margini dello sviluppo tecnologico significa condannarsi ad una sicura posizione di retroguardia in tutti i settori) è un fattore di equilibrio indispensabile. Solo il controllo politico (il fallimento del mercato libero delle telecomunicazioni è sotto i nostri occhi insieme a molti altri piccoli e grandi fallimenti) può imporre a soggetti potenti come Telecom di rivedere non solo prezzi e comportamenti ma anche di ripensare in qualche maniera la titolarità della rete di accesso in rame del paese. Che fino a ieri erano solo doppini per trasportare il traffico voce da una casa all'altra e che oggi invece sono tutt'altro. Sono l'asse portante dello sviluppo tecnologico prossimo futuro della nazione, da quando si è scoperto che dentro quei fili di rame può passare quasi tutto, dalla internet ad alta velocità, al segnale Tv, dalla telefonia su IP a qualsiasi nuova meraviglia di dopodomani.

Così come è accaduto in Inghilterra ci sono in Italia due sole ipotesi politiche: o la rete trasmissiva torna in qualche maniera di proprietà dello Stato (come fosse una strada, per intenderci) o il suo utilizzo inizia ad essere molto strettamente controllato per creare pari condizioni a tutti gli operatori che intendono farne uso. La seconda ipotesi è oggi forse meglio della prima. Il che significa che la attuale Authority Comunicazioni dovrebbe trasformarsi in un organismo differente da quello sonnolento ed inutile che ci ha "assistito" fino ad ora. Un organismo, per segnare una traccia di lavoro futura, realmente al servizio dell'interesse comune: l'esatto opposto di quello che è stato fino a ieri, sotto la guida del serafico Professor Enzo Cheli. Non è un obiettivo impossibile: la Ofcom inglese è un ottimo esempio da seguire.

La lista dei danni all'interesse comune dovuti alla politica commerciale di Telecom Italia negli ultimi anni è lunga e dolorosa. Andiamo dalla difesa strenua della tariffa a tempo per il traffico dati (la famosa TUT) di un decennio fa, alla negazione delle opzioni di accesso flat a Internet su rete analogica. Proseguiamo con l'idea assurda ed originale di un accesso a Internet su adsl a consumo per arrivare ai recenti reiterati tentativi di chiedere un canone supplementare per il traffico Voip. Poi ci sono numerosi altri comportamenti anticoncorrenziali più volte stigmatizzati e riconosciuti ma che non hanno in realtà portato nessun danno concreto alla azienda e che quindi non hanno causato nessun significativo cambio di rotta. L'ultima, la sanzione milionaria (abuso di posizione dominante, 152 milioni di euro di multa) comminata dall'antitrust di Tesauro poi provvidenzialmente (e prevedibilmente) bloccata dal TAR del Lazio.

Oggi nuove nubi oscure si addensano sui comportamenti dell'ex monopolista: si tratta di questioni tecniche complesse che riguardano ancora una volta i prezzi all'ingrosso delle linee DSL in questo paese e la scarsa chiarezza che li circonda: per una più approfondita comprensioni delle quali rimando a questo post di Beppe Caravita sul suo blog.

Ma le pedine in gioco restano sempre le medesime: una azienda anomala che sfrutta Internet, vende accessi a Internet ma sembra non credere ad Internet. Che applica ai rapporti con la concorrenza tattiche di mercato per lo meno spregiudicate. E dall'altra un controllo politico ed istituzionale che in questi anni ha dato il peggio di sé con Ministri ed organismi di controllo solidali con gli interessi dell'ex monopolista e per questo in grado di supportarne le politiche commerciali. Sul ruolo della stampa meglio far scendere un velo pietoso: pensate, per fare un solo esempio, al rumoroso silenzio durato anni sulle truffe legate ai dialer che hanno coinvolto migliaia di cittadini.

A primavera ci sono le elezioni politiche (sul governo in carica è ormai il caso di non farsi troppe illusioni): chiunque le vincerà deve sapere che oggi la questione della apertura del mercato delle telecomunicazioni è uno dei problemi basilari. Personalmente non mi faccio troppe illusioni. Ho "visto cose" in questi anni, perpetrate sia da parte di governi di centro-destra che di centro-sinistra, che gridano vendetta. Oggi è necessario convenire sul fatto che questa miopia non può durare troppo a lungo. Il palo sul quale sbattere (definitivamente) il muso è giusto lì dietro l'angolo.

Massimo Mantellini
Manteblog


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90 Commenti alla Notizia Contrappunti/ ADSL? Chi? Che?
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  • Solo un caso che il presidente del TAR (e che ha presieduto la I sezione, che si occupa di Antitrus) che ha annullato la multa a Telecom sia stato nominato presidente dell'agcom?

    Questa a Mantellini è sfuggita...
  • Mantellini dixit:
    «o la rete trasmissiva torna in qualche maniera di proprietà dello Stato (come fosse una strada, per intenderci)...»

    Forse ti/vi è sfuggita l'ultima finanziaria, per cui ANCHE le strade statali sono prossime alla privatizzazione (e al pedaggiamento!).

    Ecco un ANSA sull'ANAS (anagramma d'acronimi involontario):
    http://www.ansa.it/infrastrutturetrasporti/notizie...

    Andiamo di bene in meglio.
    non+autenticato
  • Quella di Mantellini e', ovviamente, una sua opinione personale, e vale per quello che e'. Sembra piu' "importante" solo perche' viene pubblicata, come articolo, su punto informatico, ma chiunque puo' avere la sua idea in proposito.

    La mia ad esempio e' che Telecom Italia i "fili" li ha pagati quando si e' privatizzata. E li ha pagati al prezzo che ha fatto chi glieli ha venduti ! Non li ha rubati.

    Se c'e' qualcuno che ha sbagliato, al limite, e proprio chi glieli ha venduti questi maledetti "fili" a Telecom Italia. E' ora di finirla di attaccare Telecom per il solo fatto di averli PAGATI (INDEBITANDOSI). Mi sembra ovvio che avendoli PAGATI, ed essendo quindi SUOI, se li possa usare come VUOLE.
    Perche' Mantellini non attacca il vero responsabile di questa cosa, ossia il venditore, che non doveva vendere i fili ? Non lo so, ma un motivo ci sara' sicuramente.

    Invece Mantellini ora propone 2 strade: che ritornino dello stato, oppure che qualcun altro li gestisca, ossia, in pratica, un vero e proprio esproprio a Telecom di quello che e' suo.

    Se la prima ipotesi puo' essere ottima, perche' puo' avvenire secondo le normali regole del commercio (Telecom li ha pagati, quindi ora sono suoi, quindi fa il suo prezzo e se allo stato va bene, li compra, sempre ammesso pero' che Telecom voglia venderli: io al posto suo non lo farei), la seconda invece me la aspetterei di piu' in Cina, oppure in Corea. Mi spiace solo che sia quest'ultima la soluzione migliore per Mantellini.

    Secondo me invece, ormai, l'unica cosa fattibile sarebbe quella di proporre (e non si puo' fare altro, visto che non possiamo ESPROPRIARE) a Telecom di vendere i fili ad una nuova societa', composta in parti uguali da tutti i providers, Telecom compresa.

    I quali pero', a questo punto, devono tirare fuori i soldi per pagarli questi fili. Altrimenti, se non vogliono investire, che lo dicano chiaro, e chiudano. Ma poi non si dica che chi non crede in Internet e' Telecom Italia !
    Ovvio che se Telecom non accettasse la proposta, come e' padronissima di fare, la faccenda si chiude qui, e per sempre.

    Ognuno a questo punto (come anche ora del resto !!!) e' libero di tirarsi i fili che vuole. Ed i fili nuovi non sarebbero inutili duplicati, come li definisce Mantellini, allo stesso modo in cui non sono inutili duplicati i canali satellitari, le frequenze della radio, gli allacciamenti elettrici, ecc. ecc. Costano solo di piu' perche' devono arrivare materialmente in casa, ma piu' ne hai, piu' puoi scegliere. E ne sanno qualcosa le societa' che dispongono di piu' di 1 linea dedicata di accesso ad Internet: anche loro potevano scegliere solo 1 accesso e tenere quello. Ma invece hanno preferito penderne e tenerne 2 o piu'. Chissa' perche'.... E come hanno potuto, loro, fare questa scelta, non vedo proprio perche' il privato non debba potere fare altrettanto, alla faccia della "inutile duplicazione"
    non+autenticato
  • - Scritto da: Anonimo
    > Ognuno a questo punto (come anche ora del resto
    > !!!) e' libero di tirarsi i fili che vuole. Ed i
    > fili nuovi non sarebbero inutili duplicati, come
    > li definisce Mantellini, allo stesso modo in cui
    > non sono inutili duplicati i canali satellitari,
    > le frequenze della radio, gli allacciamenti
    > elettrici, ecc. ecc. Costano solo di piu' perche'
    > devono arrivare materialmente in casa, ma piu' ne
    > hai, piu' puoi scegliere. E ne sanno qualcosa le
    > societa' che dispongono di piu' di 1 linea
    > dedicata di accesso ad Internet: anche loro
    > potevano scegliere solo 1 accesso e tenere
    > quello. Ma invece hanno preferito penderne e
    > tenerne 2 o piu'. Chissa' perche'.... E come
    > hanno potuto, loro, fare questa scelta, non vedo
    > proprio perche' il privato non debba potere fare
    > altrettanto, alla faccia della "inutile
    > duplicazione"

    Se trovavo la prima parte del tuo intervento condivisibile, questa è una boutade da "un milione di posti di lavoro".
    Bruco
    2098

  • > Se trovavo la prima parte del tuo intervento
    > condivisibile, questa è una boutade da "un
    > milione di posti di lavoro".

    Be', non vedo perche'.... Tenendo poi in conto il fatto che la nuova rete andrebbe tirata non a tutti indiscriminatamente, ma solo a chi vuole il servizio. Si tratterebbe solo di volere indebitarsi per farlo. O lo si vuole fare, oppure no. Punto. Alcuni l'hanno fatto in zone limitate, altri nemmeno in quello. E' ovvio che ora e' probabilmente tardi per farlo, ma anche quando non era cosi' tardi, quasi nessuno l'ha fatto. Molti preferivano usare i soldi per ingrandirsi fuori dall'italia ed affittare reti in tutto il mondo, piuttosto che limitarsi all'Italia e cablare quella. E come risultato poi, essendo magari in perdita da tutte le parti hanno tirato i remi in barca e rivenduto tutto, ritrovandosi con pochi o nessun filo in mano. Hanno fatto scelte sbagliate, ne pagano le conseguenze. Del resto, perche' nessuno degli altri provider allora si e' comprato i fili di telecom ? Non era obbligatori che se li comprasse lei. Se uno avesse fatto una offerta maggiore, sarebbero stati suoi....
    non+autenticato
  • Dato per assodato che chi ha venduto con queste condizioni ha ovviamente sbagliato

    c'e' da considerare il fatto che non e' ragionevolmente possibile (come per le autostrade) che si crei un'altra rete per la concorrenza (cioe' che la concorrenza si crei un'altra rete).

    in quale altro stato vi e' gia' una situazione simile.

    Per esempio negli USA la linea locale e' fornita sempre da un gestore locale e i vari carrier forniscono il traffico interurbano, internazionale e i vari servizi extra. Non ha ovvimanete senso pretendere che vengano portate piu' linee nelle varie case.

    Di fatto si tratta di un monopolio naturale (anche se in questo caso non e' naturale).

    Potrebbe anche andarmi benissimo il tuo ragionamento se non fosse che a quel ragionamento bisogna aggiungere un altro punto (che gia' si sta verificando per cui bisogna considerare anche questo per avere una visione della realta'): la Telecom, approfittando della sua posizione di dominanza e di vantaggio, vincola in alto i prezzi per potersi ripagare le spese e i debiti che ha fatto per comprare le linee. Va a finire che i soldi per comprare le linee sono degli utenti e non della telecom. Se fosse realmente vero che la linee fisica e' di chi l'ha pagata (o meglio di chi la sta pagando) allora dovrebbe essere dei singoli utenti (visto che sono loro che di fatto la stanno pagando).

    Inoltre il tuo ragionamento sarebbe valido in un mercato libero e in un mercato dove tutti mangiano tutti. Tuttavia ne' si tratta di un mercato libero ne' la tecnica economica del massimo liberismo (del "tutti mangiano tutti") non sempre (anzi forse mai) e' la migliore condotta economica (infatti in genere ci si organizza in stati, associazioni, ecc.)


  • > Potrebbe anche andarmi benissimo il tuo
    > ragionamento se non fosse che a quel ragionamento
    > bisogna aggiungere un altro punto (che gia' si
    > sta verificando per cui bisogna considerare anche
    > questo per avere una visione della realta'): la
    > Telecom, approfittando della sua posizione di
    > dominanza e di vantaggio, vincola in alto i
    > prezzi per potersi ripagare le spese e i debiti
    > che ha fatto per comprare le linee. Va a finire
    Grazie, ma e' ovvio !
    E' preciso dovere di chi amministra la societa' fare questo: massimizzare i suoi profitti, anche sbaragliando la concorrenza, usando le proprie strutture per pagare i propri debiti !

    Gli altri non possono fare altrettanto per 1 ed 1 solo motivo: non hanno proprie strutture ! E' proprio questo quello che manca. Se ci fosse anche solo 1 "struttura" alternativa globale (ossia cablaggio), sia essa posseduta da tutti gli altri providers o solo alcuni, allora gli altri non avrebbero di che lamentarsi. Ma il fatto che non ci sia non e' certo colpa di Telecom Italia.

    > che i soldi per comprare le linee sono degli
    > utenti e non della telecom. Se fosse realmente
    Be', questa e' una banalita' al 100%. E' ovvio che i soldi girano. Allora per questo uno dei piedi delle statue della fontana di Trevi e' mio, perche' pago le tasse !


    Quando uno compra una cosa, la compra alle condizioni del venditore. Se chi compra rispetta le condizioni di pagamento, qualsiasi esse siano, la merce e' venduta. Io ora non so se Telecom questi fili li ha pagati in contanti, oppure a rate, oppure ha pagato tutto subito al venditore ma a fatto prestiti con altri.

    Fatto sta che, in qualsiasi modo li abbia o li stia pagando, il proprietario dei fili e' lei, anche se per pagarli utilizza i guadagni che derivano da quello che io pago a Telecom !

    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo
    > Grazie, ma e' ovvio !
    > E' preciso dovere di chi amministra la societa'
    > fare questo: massimizzare i suoi profitti, anche
    > sbaragliando la concorrenza, usando le proprie
    > strutture per pagare i propri debiti !

    Pero' in genere uno lo fa con i soldi suoi o dei suoi colleghi investitori non con quello dei clienti "mucche da mungere"

    >
    > Gli altri non possono fare altrettanto per 1 ed 1
    > solo motivo: non hanno proprie strutture !

    Per il fatto che si tratta di un monopolio naturale.

    Se ho capito bene stai affermando che la Telecom ha una struttura (e qui ci sarebbe effetivemente da criticare chi gliela ha data a quel modo) e che gli altri dovrebbero costruirsela.

    Ma serebbe sensato e soprattutto possibile una tale cosa?

    Dovrebbero forse in casa mia arrivare una dozzina di doppini telefoneci e poi scegliere quale usare? Mi dici in quale altro stato e' cosi'?

    > E'
    > proprio questo quello che manca. Se ci fosse
    > anche solo 1 "struttura" alternativa globale
    > (ossia cablaggio), sia essa posseduta da tutti
    > gli altri providers o solo alcuni, allora gli
    > altri non avrebbero di che lamentarsi. Ma il
    > fatto che non ci sia non e' certo colpa di
    > Telecom Italia.
    >

    ma che senso ha duplicare utta la struttura?
    Nahce perche' a telecom (anzi all'ex-sip) hanno dato permessi per scavare e far passare cavi in quanto si trattava di servizio pubblico, invece se provassi a farlo io mi farebbero un sacco di storie e pagare una miriade di tasse perche' si tratterebe di servizio privato.

    In effettti il vero nocciolo del problem e' che un servizio pubblico sia diventato privato (e senza che il pubblico ci abbia guadagnato gran che': almeno io non ho visto una lira/euro dalla vendita)
    > > che i soldi per comprare le linee sono degli
    > > utenti e non della telecom. Se fosse realmente
    > Be', questa e' una banalita' al 100%. E' ovvio
    > che i soldi girano. Allora per questo uno dei
    > piedi delle statue della fontana di Trevi e' mio,
    > perche' pago le tasse !
    >
    >
    > Quando uno compra una cosa, la compra alle
    > condizioni del venditore. Se chi compra rispetta
    > le condizioni di pagamento, qualsiasi esse siano,
    > la merce e' venduta. Io ora non so se Telecom
    > questi fili li ha pagati in contanti, oppure a
    > rate, oppure ha pagato tutto subito al venditore
    > ma a fatto prestiti con altri.
    >
    > Fatto sta che, in qualsiasi modo li abbia o li
    > stia pagando, il proprietario dei fili e' lei,
    > anche se per pagarli utilizza i guadagni che
    > derivano da quello che io pago a Telecom !
    >

  • - Scritto da: AnyFile
    > Dato per assodato che chi ha venduto con queste
    > condizioni ha ovviamente sbagliato
    >
    > c'e' da considerare il fatto che non e'
    > ragionevolmente possibile (come per le
    > autostrade) che si crei un'altra rete per la
    > concorrenza (cioe' che la concorrenza si crei
    > un'altra rete).
    >
    > in quale altro stato vi e' gia' una situazione
    > simile.
    >
    > Per esempio negli USA la linea locale e' fornita
    > sempre da un gestore locale e i vari carrier
    > forniscono il traffico interurbano,
    > internazionale e i vari servizi extra. Non ha
    > ovvimanete senso pretendere che vengano portate
    > piu' linee nelle varie case.
    >

    Beh non duplicare.. ma almeno portare le linee laddove telecom non le ha portate.. e si passerebbe almeno da monopolio a concorrenza monopolistica... non creedete???

    Il problema è che qualcuno che spara su Telecom non pensa mai che le linee hanno anche bisogno di manutenzione.. e sono a spese della Telecom.. non per difendere il monopolista.. ma ripeto.. gli altri possono portare le linee laddove non sono presenti e quindi poi chiedere le stesse condizioni a telecom..

  • - Scritto da: diamond

    >
    > Il problema è che qualcuno che spara su Telecom
    > non pensa mai che le linee hanno anche bisogno di
    > manutenzione.. e sono a spese della Telecom.. non
    > per difendere il monopolista.. ma ripeto.. gli
    > altri possono portare le linee laddove non sono
    > presenti e quindi poi chiedere le stesse
    > condizioni a telecom..

    Ma scusa dove e' che non arrivano le linee?

    Quando la sip era pagata dallo Stato le linee sono arrivate dappertutto. Al limite si faceva pagare un sovrapprezzo (che copriva solo un aparte delle spese) se abitavi lontanto da un centro abitato. Ma io non ho mai visto un posto dove non ci fosse il telefono.

    Al limite il filo al giorno d'oggi avrebbe bisogno di essere aggiornato e quello che e' da sistemare sono le centrali, ma che ci siano posti dove non arriva il telefono, non mi risulta proprio ....
  • Ma certamente nessuno intendeva dire che manca il doppino nelle case!!!
    I fili (in fibra) mancano dalle dorsali (tato per capirci, anche se poi nn è proprio così) alle singole centrali, non fisicamente nelle nostre case... inutile aprire polemihce su ste cose..

  • - Scritto da: Anonimo

    > Secondo me invece, ormai, l'unica cosa fattibile
    > sarebbe quella di proporre (e non si puo' fare
    > altro, visto che non possiamo ESPROPRIARE) a
    > Telecom di vendere i fili ad una nuova societa',
    > composta in parti uguali da tutti i providers,
    > Telecom compresa.

    Oltre al fatto che non sarebbe affatto chiaro chi sia e questa societa' e chi la comanderebbe, mi spieghi che differenza ci sarebbe rispetto ad un esproprio?

    A proposito di espropri. Ad un sacco di gente e' stata espropriata della terra perche' ci doveva passare sopra un'autostrada o dei pali della linea telefonica. L'esproprio e' stato fatto perche' la societa' che ci guadagnava era statale. Ora che ne' l'Autostrada, ne' la telecom sono piu' statali rimangono legittimi questi espropi oppure (per usare la tua stessa logica) gli attuali proprietari di queste due societa' dovrebbero rimborsare il prezzo di mercato a queste persone?
    >
    > I quali pero', a questo punto, devono tirare
    > fuori i soldi per pagarli questi fili.
    > Altrimenti, se non vogliono investire, che lo
    > dicano chiaro, e chiudano.

    Non mi pare proprio che chi ha comprato Telecom Italia (sia gli attuali proprietari sia i precedenti) abbiano tirato fuori i soldi: il punto fondamentale e' che i soldi utilizzati per le operazioni di acquisto di Telecom non sono mai arrivati dagli acquirenti (o dagli investitori) bensi' dagli utenti.

    Comunque mi pare di capire che quanto avvenga in Gran Bretagna non sia poi cosi' dissimile dalla proposta di creare una uova societa'. La differenza e' che nella tua proposta dovrebbe essere costituita da tutte le varie societa' (proposta poco praticabile) mentre nel caso britannico questa societa' rimane di proprieta della BT

  • - Scritto da: AnyFile
    >
    > - Scritto da: Anonimo
    >
    > > Secondo me invece, ormai, l'unica cosa fattibile
    > > sarebbe quella di proporre (e non si puo' fare
    > > altro, visto che non possiamo ESPROPRIARE) a
    > > Telecom di vendere i fili ad una nuova societa',
    > > composta in parti uguali da tutti i providers,
    > > Telecom compresa.
    >
    > Oltre al fatto che non sarebbe affatto chiaro chi
    > sia e questa societa' e chi la comanderebbe, mi
    > spieghi che differenza ci sarebbe rispetto ad un
    > esproprio?

    Se leggi quello che ho scritto dopo, semplicemente il fatto che, nella frase, c'e' scritto "proporre", OSSIA Telecom non viene obbligata a vendere, ma lo fa solo se lo VUOLE (ad esempio se pensa, in questo modo, di potere rientrare dai suoi debiti). Direi che e' una bella differenza !

    >
    > A proposito di espropri. Ad un sacco di gente e'
    > stata espropriata della terra perche' ci doveva
    > passare sopra un'autostrada o dei pali della
    > linea telefonica. L'esproprio e' stato fatto
    > perche' la societa' che ci guadagnava era
    > statale. Ora che ne' l'Autostrada, ne' la telecom
    > sono piu' statali rimangono legittimi questi
    > espropi oppure (per usare la tua stessa logica)
    > gli attuali proprietari di queste due societa'
    > dovrebbero rimborsare il prezzo di mercato a
    > queste persone?
    No, perche' quando sono stati espropriati sono anche stati a suo tempo ripagati (ovviamente ad un prezzo ritenuto valido, non simbolico e nemmeno eccessivo) di quanto espropriato. E percio' il nuovo compratore non deve fare nulla rispetto a vecchi "contratti" conclusi (ovviamente...)

    > Non mi pare proprio che chi ha comprato Telecom
    > Italia (sia gli attuali proprietari sia i
    > precedenti) abbiano tirato fuori i soldi: il

    Come ripeto, qualsiasi cosa abbia fatto, se e' andata
    bene al venditore, la cosa deve andare bene a tutti !
    In caso contrario il venditore avrebbe bloccato la transazione per mancato pagamento. Da dove derivino poi i soldi usati per pagare a noi non deve interessare...

    > Comunque mi pare di capire che quanto avvenga in
    > Gran Bretagna non sia poi cosi' dissimile dalla
    > proposta di creare una uova societa'. La
    > differenza e' che nella tua proposta dovrebbe
    > essere costituita da tutte le varie societa'
    > (proposta poco praticabile) mentre nel caso
    > britannico questa societa' rimane di proprieta
    > della BT

    A quel punto, meglio che ci partecipino piu' entita' possibili, possibilmente in parti uguali. Un po' come il MIX di Internet.
    non+autenticato
  • Fico, ottima idea!!!!
    nazionalizziamo le perdite e privatizziamo i profitti!!!!

    Che bella idea!
    quasi quasi mi metto a comprare azioni telecom!

    Mah...

    Ciao
    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo
    > Fico, ottima idea!!!!
    > nazionalizziamo le perdite e privatizziamo i
    > profitti!!!!
    >

    fatto come si deve (cioè una cosa impossibile almeno qui in italy) non è una cosa sbagliata
    alcune aree è giusto lavorino in perdita, nel senso che le perdite ("volute" e non per sprechi), senvono per dare spinta la mercato o alla società in generale

    seconto te gli ospedali sono in attivo? ti piacerebbe che si facesse come negli USA? no american expres? ahi, ahi, ahi...

    non vedo cosa ci sia di male in una società statale che gestisce SOLO la rete telefonica e che vende la banda a tutti.

    Putroppo qui in italia:
    statale = carrozzone in perdita per sprechi, corruzzione, clientearismi vari
    privato = fa i fatti suoi, massimizza i profitti e tratta malissimo i clienti che intanto non possono fuggire (vedi anche le FS ora TreniItalia)
  • Concordo in pieno. Inoltre ricordiamocelo bene, di aiuti statali il settore delle telecomunicazioni ne ha avuti tantissimi (nota 1) quando era statale (e forse anche dopo) quello che non e' chiaro e' perche' mai tutti questi aiuti statali (pagati quindi dai cittadini) ora debbano essere di esclusivo profitto di pochi.

    (nota 1) si' lo so che buona parte sono stati spesi per assumenre persone a destra e a manca (a seconda dei clientalismi politici), am questa e' (in parte) un'altra storia.
  • > Putroppo qui in italia:
    > statale = carrozzone in perdita per sprechi,
    > corruzzione, clientearismi vari

    Appunto: di statale non deve più esistere niente, deve essere sempre in forma di consorzio tra Regioni, Stato, privati con finanziamenti da tutti. Per la serie: vuoi fare il provider allora paghi il consorzio di connettività.

    Tra le università il modello è questo ( http://www.garr.it ) e funziona.

    > privato = fa i fatti suoi, massimizza i profitti
    > e tratta malissimo i clienti che intanto non
    > possono fuggire (vedi anche le FS ora
    > TreniItalia)

    La privatizzazione di Telecom è stata una delle più scandalose vaccate che siano mai state fatte. Nel giro di pochissimi anni si è passati da una rete di stato (SIP) ad una rete di proprietà di un privato (altro che OPA, azioni, blablabla...).

    Se non altro Trenitalia non ha (ancora) subito il medesimo trattamento.


  • - Scritto da: Anonimo
    > Fico, ottima idea!!!!
    > nazionalizziamo le perdite e privatizziamo i
    > profitti!!!!

    Scusa, ma perchè l'acqua, l'elettricità, i trasporti sì e le reti di telecomunicazioni no?
    Può sembrare un paragone irriverente, ma a ben riflettere non lo è nel mondo globalizzato di oggi. Se passa l'idea che le telecomunicazioni sono un servizio ESSENZIALE per aziende e individui allora la nostra italietta avrà fatto un bel passo in avanti.
    non+autenticato
  • Dovendo trasferirmi per un po in Belgio ho iniziato a dare una occhiata alle offerte ADSL e devo dire che i costi sono sensibilmente più cari e praticamente tutti contratti "casalinghi" prevedono limiti ai dati.

    Ricordo una tariffa 50 euro/mese, 3mbit/512, 30 gb mensili...

    Per avere un IP fisso e nessun limite devi andare su contratti da 100 euro/mese.

    Belgacom, è l'ex monopolista e fa ancora il bello e cattivo tempo. C'è però anche la tv via cavo che veicola internet, e anche una società di internet senza fili (clearwire.be).

    Quindi non dappertutto c'è una situazione migliore dell'italiana


    Unica nota positiva è la con
    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo
    > Quindi non dappertutto c'è una situazione
    > migliore dell'italiana

    Non e' che se c'e' qualcosa di peggio (a parte che e' tutto da vedere se e' peggio) allora va bene

    (cfe. articolo di Beppe Severgnini ... "e allora" di un giovedi' di circa un mesetto fa')
  • Non prenderei ad esempio un paese che fra pedofili assassini con probabili coperture dall'alto, polli alla diossina e altre amenità varie non è certo fra i paesi d'Europa da imitare....
    non+autenticato
  • > Non prenderei ad esempio un paese che fra
    > pedofili assassini con probabili coperture
    > dall'alto, polli alla diossina e altre amenità
    > varie non è certo fra i paesi d'Europa da
    > imitare....

    a parte per formaggi, latte e birra
    Akiro
    1906
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