Cybercrime più fruttuoso della droga

Valerie McNiven, uno dei massimi esperti statunitensi di sicurezza, lancia l'allarme sull'e-criminalità: il fatturato del 2004 sarebbe superiore a quello del narcotraffico. In mezzo, tutto: pedoporno, pirateria, terrorismo

Roma - Defcon 1 per il cybercrime globale, ovvero "Allarme rosso": quindi tempo di guerra. Le dichiarazioni di Valerie McNiven, uno dei massimi esperti statunitensi di sicurezza, rilasciate subito dopo aver comunicato il proprio rapporto al Ministero del Tesoro statunitense, sono a dir poco preoccupanti.

"Lo scorso anno, secondo i dati in mio possesso, il cybercrime ha superato in volume di affari quello della droga, raggiungendo quota 105 miliardi di dollari", ha confermato McNiven a Reuters. "I cyber-reati di spionaggio industriale, pedopornografia, manipolazione illegale del mercato azionario, estorsione e pirateria stanno aumentando così velocemente che la Giustizia non è in grado di far fronte al problema". Dichiarazioni che trovano fondamento anche nelle indagini della polizia statunitense, che per prima ha attirato l'attenzione dei media sui cyber-narcotrafficanti, e individuato possibili relazioni fra droga e phishing.

"Nei paesi in via di sviluppo, che stanno cercando di annullare il digital divide lo scenario è ancora peggiore", ha aggiunto McNiven. Comunque, nella classifica redatta da WebSense gli Stati Uniti continuano ad essere leader nell'hosting di siti fonte di phishing con il 32%. Seguono a ruota la Cina con il 12%, la Corea con 11% e il Giappone con 2,8%. Il primo paese europeo è la Germania con un "misero" 2,7%.
Secondo McNiven, ad esempio, il "phishing" starebbe diventando più problematico e difficile da "intercettare" vista l'abilità dei truffatori, spesso capaci di lanciare la truffa e servirsi di un sito-esca in non più di 48 ore, con conseguenti ovvie difficoltà di intervento. MailFrontier con la sua ultima indagine ha dimostrato che solo il 4% degli utenti sarebbe in grado di discernere sempre le mail legittime da quelle scam; la media dei riconoscimenti non supererebbe il 75%. Un dato che deve tenere conto anche dell'aumento del numero di attacchi: per tutto il 2005 si prevede un miliardo di episodi - il 25% in più rispetto all'anno scorso.

Allo stesso tempo sarebbero confermati i legami fra il cybercrimine e il terrorismo. "Posso confermare che il cybercrimine finanzi in alcuni casi i gruppi terroristici. Il problema è che abbiamo fallito nell'implementazione di sistemi di sicurezza adeguati, potremmo recuperare ma solo con fondi più consistenti", ha aggiunto McNiven.

La specialista statunitense si occupa anche di e-finance per la Banca Mondiale, e durante l'intervento presso l'ultimo summit di Riad sulla sicurezza informatica ha parlato della condizione dei paesi in via di sviluppo. "Quando si è di fronte a casi di furto di identità, corruzione, e manipolazione informatica, in questi paesi, ci si dovrebbe preoccupare di più. I loro sistemi sono in piena implementazione, ma sulla via di essere già compromessi", ha dichiarato McNive.

A breve sicuramente l'industria e gli enti governativi tenteranno di reagire, secondo McNive. CyberSource ha predetto per il 2005 il raggiungimento di quota 2,8 miliardi di dollari nelle frodi online. In pratica, un incremento rispetto al 2004 del 8%. Cifre che infastidiranno non poco le lobby statunitensi legate al commercio. L'amministrazione Bush è avvertita.

Dario d'Elia