Un
mondo chiuso: Parlacom (come il servizio Parla.it) usa protocolli proprietari, non SIP, non interoperabili. Stando così le cose, gli utenti di altri servizi VoIP non potranno mai parlare con quelli di Parla.it/Livecom. Recinti contro recinti, è la lotta ingaggiata da France Telecom contro Skype. Nessuna sorpresa: France Telecom segue la classica strategia da ex monopolista, più incline ad alzare muraglie, per difendere le proprie posizioni, che ad aprire il proprio network e a condividere servizi, progetti, finalità. Anche
Telecom Italia sta seguendo la stessa strategia, con il VoIP, andando per la propria strada (con Alice Mia) e facendo quanto possibile per sbarrare quella altrui. Ha
negato ai provider l'interoperabilità su IP con i numeri di Alice Mia, di fatto chiudendoli al mondo esterno degli altri servizi VoIP. È una logica, in altre parole, tipica di un grosso operatore telefonico e opposta a quella che è figlia di Internet e che è ancora viva in molti piccoli provider. I quali infatti stanno lavorando a un progetto, in seno al consorzio
VoIPex, per creare un network comune di servizi VoIP interoperabili: PI ne parlerà diffusamente già nei prossimi giorni.
È un universo complesso, dove galleggiano diverse idee, accomunate dal fatto di voler contrapporre un'alternativa a Skype. C'è anche il progetto di
Vira, operatore VoIP e ADSL: "a gennaio 2006 lanceremo un nostro software, sviluppato da un'azienda svizzera e abbinato a una community che intendiamo sviluppare a livello europeo, con alcuni partner", dice a Punto Informatico Giovanni Prignano, fondatore di Vira. Il software sarà
gratis, includerà un numero gratuito; le chiamate nazionali ed europee costeranno (su rete fissa) circa 1-1,2 cent al minuto, IVA inclusa, come anticipa Prignano a Punto Informatico. Il software sarà
basato su SIP, quindi interoperabile con servizi di altri operatori. "Gli utenti potranno abbinarlo anche a hardware VoIP, router, adattatori di telefoni normali", dice Prignano; è fondamentale però notare che la nuova strategia di Vira ruoti intorno a un software VoIP sviluppato in proprio. È il nuovo fenomeno: gli operatori italiani, dopo essersi concentrati su servizi VoIP per la casa, stanno riportando in auge i software per telefonare via Internet. Questi ultimi hanno caratterizzato le prime fasi dello sviluppo del VoIP in Italia; sono poi andati un po' fuori moda per l'arrivo massiccio di servizi VoIP da usare con i telefoni normali (senza computer). Adesso ritornano nella luce della scena, in chiave anti-skype e, a differenza di qualche tempo fa, sono sempre abbinati dagli operatori a un numero di telefono offerto agli utenti.
Una possibile obiezione. Ci sono
decine di software VoIP di terze parti, gratuiti o a pagamento, abbinabili ai servizi degli operatori che supportano il SIP (NGI, MC-link, Eutelia...). Perché usare allora il software proprietario di un operatore? Per avere
maggiore qualità, gratis. "I software SIP gratuiti", dice Fabio Caponera, analista dell'area Ricerca e Sviluppo presso
MC-link, "tendono a non avere supporto al codec di compressione voce G.729, molto diffuso e piuttosto efficiente ma purtroppo soggetto a licenza". Costa integrarlo in un software. Ecco quindi che i software gratuiti integrano codec alternativi (come l'iLBC). Il problema è che, "quando si telefona tramite VoIP a un numero di rete fissa o mobile, la chiamata è poi instradata da apparati, posti presso il provider, che ancora non supportano questi codec alternativi".
È una scelta dei produttori di questi apparati, come Cisco: supportano tutti il G.729; se però questo codec è assente nel client dell'utente, la chiamata viene poi fatta con il G.711, che è un codec ormai diventato universale per una ragione storica: è alla base anche dei canali voce ISDN. Il G.711 è quindi l'ultima spiaggia: la chiamata viene fatta così quando i due sistemi che si parlano non hanno altri codec comuni (il che capita sempre quando si chiama con un comune client gratuito un numero di rete normale). Il problema è che con il G.711 il flusso audio della chiamata è PCM puro, non compresso. Sull'ADSL dell'utente occupa quindi più banda (64 Kbps bidirezionali) di quella necessaria con altri codec, compressi (come appunto il G.729). Ne derivano possibili problemi di qualità del suono, se l'ADSL utilizzata non è di buona qualità (se non riesce a garantire sempre 64 Kbps per il VoIP). I software che alcuni operatori VoIP intendono distribuire, invece, saranno gratuiti e allo stesso tempo
integreranno il G.729 (così sarà con Vira). Oppure, come fanno Parlacom e Skype, usando altri protocolli proprietari, comunque riusciranno a offrire chiamate a numeri di rete fissa con compressione dei dati e limitato consumo di banda.
Basta che l'operatore utilizzi un
apparato di transcoding per aggirare il problema: la chiamata, prima di essere diretta al numero destinatario, viene così ricodificata; l'operatore si prende carico del consumo di banda e quindi l'utente può in ogni modo fare telefonate con pacchetti voce compressi. Però molti operatori, come MC-link, hanno preferito per ora non farsi carico del transcoding. "Stiamo cercando, con altri operatori, di metterci d'accordo per offrire agli utenti un software VoIP interoperabile, che integri codec compressi diffusi come il G.729", dice Caponera. "Sarebbe opportuno però dotare questo programma anche di servizi di messaggeria e di presenza online, altrimenti perde il confronto con un telefono normale". I software Parlacom e di Vira già fanno propria questa esigenza.