Nel frattempo Skype continua a crescere- ha ormai
66 milioni di utenti registrati, anche se, secondo una ricerca del regolatore danese di marzo 2005 soltanto un terzo di questi è attivo a tutti gli effetti e chiama di frequente. Skype cresce e fa paura, anche se, come rileva una recente ricerca di
Analysys, l'impatto che ha sul mercato della telefonia fissa è ancora limitato. In Italia, passa su Skype appena lo 0,5 per cento delle chiamate fatte in totale (VoIP e tradizionali).
Ma pare che sia soltanto l'inizio; Skype ha ben altre mire. Durante la recente conferenza VON (Voice On the Net) a Toronto ha annunciato che nel secondo trimestre 2006 lancerà un
client per Symbian, ossia per i cellulari evoluti. Il che significa: Skype in mobilità, pronta minaccia anche per i gestori di telefonia mobile. Skype ha già annunciato
servizi di videoconferenza e la possibilità, in futuro, di usarlo senza bisogno di computer.
D'altra parte, Skype deve fronteggiare adesso un problema: gli si sta sbarrando la strada del mercato business, degli uffici insomma. Si sta diffondendo l'idea che sia pericoloso installare Skype in una rete aziendale; i motivi sono spiegati in dettaglio dalla
ricerca di Bergstrom. In sostanza, una delle comodità di Skype, la facilità con cui riesce a adattarsi a qualsiasi firewall, non è una cosa buona in ambienti professionali ed è un potenziale
rischio per la sicurezza. Skype funziona bucando i firewall poiché sfrutta la porta 80 (quella del browsing); worm e trojan (di cui sono arrivati da poco
i primi esempi) basati su Skype hanno insomma le porte aperte per combinare disastri.
Skype funziona inoltre con la logica del
peer to peer: non ha server centrali, ma assegna ad alcuni utenti (inconsapevoli), in modo dinamico, il ruolo di supernodi. Una piccola parte delle loro risorse di banda, memoria e Cpu, sarà usato dal network (dai nodi, gli altri utenti) per fare telefonate. Chi installa Skype accetta insomma la possibilità di diventare
supernodo inconsapevole e, in cambio di telefonate gratis, di cedere parte delle proprie risorse a beneficio di tutti. Il che permette a Skype di migliorare le efficienze nella gestione delle telefonate, ma il rovescio della medaglia è che sui computer di alcuni utenti avvengono operazioni non tanto trasparenti. Ne parla una recente ricerca di
Maurizio Dècina, professore del Politecnico di Milano.
Ma quanti utenti Skype ne sono consapevoli? Anche coloro che lo sono non possono controllare più di tanto che cosa succede al proprio computer connesso a Skype: la tecnologia peer to peer usata è segreta. Non solo: nemmeno i dati personali degli utenti (usati per la registrazione) sono archiviati su server centrali;
sono distribuiti nel network peer to peer, tra i nodi. In forma criptata, certo; ma con un sistema proprietario e segreto, quindi gli utenti non possono verificare dove e come sono trattati i propri dati personali. Devono prendere per buone
le rassicurazioni di Skype. Fidarsi degli autori. Ma Skype è nato dalle mani degli stessi autori di Kazaa, software che per finanziarsi
ha fatto in passato comunella con adware invasivi: non proprio un buon curriculum.
Ecco perché comincia a montare una
campagna anti-skype. Tanto che i francesi di IS Decisions hanno pubblicato
SkypeKiller, software gratuito che serve a bloccare Skype negli uffici. Insomma, qualcosa è cambiato: soggetti diversi (operatori, utenti, esperti) sempre più tendono a guardare Skype di sottecchi. Qualcuno già ha colto l'occasione per farne un business:
Verso Technologies a settembre ha pubblicato una piattaforma, per operatori, che permette di bloccare sia il file sharing peer to peer sia il traffico Skype. La settimana scorsa l'ha venduto a un operatore cinese.
Alessandro Longo