Intel, nuova fabbrica per chip da 45 nm

Il chipmaker di Santa Clara spera di completare entro il 2008 la sua seconda fabbrica sul territorio israeliano

Tel Aviv (Israele) - La crescita della domanda ha convinto Intel a costruire l'ennesima fabbrica per la produzione di chipset. La nuova fabbrica si chiamerà Fab 28 e sarà costruita sul territorio israeliano, presso Kiryat Gat, non lontana dall'altro complesso industriale della Fab 18 costruito anni addietro dalla stessa azienda di Santa Clara.

La nuova fabbrica utilizzerà un processo produttivo di 45 nm e dei wafer da 300 mm di diametro. Inoltre, la Fab 28 potrebbe essere la prima a fare il grande salto, probabilmente nel 2008, verso la produzione dei chip a 32 nm.

L'utilizzo di wafer più grandi (rispetto a quelli tradizionali da 200 mm) permette di produrre una quantità maggiore di chip in una quantità minore di tempo, e questo fa sì che il costo di produzione e il prezzo di vendita si abbassino notevolmente.
Giusto per fare un esempio, le cinque fabbriche con wafer da 300 mm di Intel producono un quantitativo di chip pari ad 8 delle sue vecchie fabbriche con wafer dal diametro ridotto. Inoltre, stando ai dati dichiarati dall'azienda, la tecnologia con wafer maggiorati consuma il 40% in meno di acqua e di energia rispetto alla tecnologia precedente.

Le vecchie fabbriche dovranno soffrire d'invidia ancora per poco, infatti, entro l'inizio del prossimo anno, Intel ha deciso di cominciare i lavori di ristrutturazione per le 8 vecchiette dislocate in Oregon, Arizona, New Mexico e Irlanda per portare anche a loro i waferoni da 300 mm.

La nuova Fab 28 non sarà un toccasana solo per la posizione economica di Intel: i quasi 4 miliardi e mezzo di dollari investiti in questo progetto saranno economicamente rilevanti anche per Israele. Lo stabilimento creerà ben 4.400 posti di lavoro, che sommati agli altri 5.500 della Fab 18 rendono Intel una grossa risorsa per l'attività economica del paese ospitante. Lo Stato di Israele voleva inizialmente contribuire alla creazione dello stabilimento con un apporto economico pari a 525 milioni di dollari e altri 660 sarebbero derivati dal fondo delle imposte. Tuttavia, in seguito ad aspre critiche, ha ceduto ad investimenti più mirati. Infatti, sotto la pressione di economisti e politici, la decisione finale è stata quella di partecipare in maniera minore all'impianto: Israele contribuirà con 450 milioni di dollari, pari a poco meno di un terzo del prodotto interno lordo statale, e con altri 367 milioni di dollari provenienti dalle tasse.

Una curiosa coincidenza ha visto presente a Tel-Aviv, negli scorsi giorni, anche il vice presidente di AMD, Alberto Macchi. Alcune indiscrezioni vorrebbero infatti che anche AMD si stia interessando alla creazione di una nuova fabbrica nello stato mediorientale.

Dario Panzeri