Estorsione anche nel podcasting

I podcast di Eric Marcus sono in ostaggio: chi cerca di scaricarli dai motori di ricerca scopre che provengono dalla URL di un gruppo di usurpatori che lo stanno ricattando. Ma è davvero illegale?

Roma - Podcasting nel mirino di smanettoni senza scrupoli, decisi a sfruttarlo con spregiudicatezza e un certo livello di incoscienza, approfittando anche di un vuoto normativo. Eric Marcus, podcaster statunitense, ha denunciato un singolare e clamoroso tentativo di estorsione operato ai suoi danni dai proprietari di podkeyword.com.

Erik's Diner Podcast, già presente sulle liste di Yahoo e di iTunes music store, invece di puntare al sito ufficiale Vegan.com è ora collegato allo sconosciuto podkeyword.com. Un hijacking che è stato scoperto dallo stesso Marcus dopo aver visto calare giorno per giorno la propria audience, che aveva raggiunto il ragguardevole numero di 1500 utenti. Marcus ha quindi scoperto che la URL dei suoi podcast era cambiata: dopo aver contattato i malfattori si è ritrovato davanti ad una richiesta di denaro, denaro in cambio del suo pubblico.

"Non posso dire molto di questo caso perché il mio cliente privilegia il senso del diritto. Stiamo ancora cercando di capire quale possa essere la strategia processuale migliore", ha dichiarato l'avvocato Colette Vogele, che cura gli interessi di Marcus. "Si tratta di un classico caso che riguarda l'abuso su tecnologie innovative non ancora contemplate dalla legge. Non è un caso che lo US Copyright Act sia stato emendato più volte nel corso del tempo".
"RSS hijacking è diverso dal domain hijacking. La maggior parte dei podcaster non sono tecnicamente preparati per affrontare questo genere di problemi. La tecnica utilizzata ai nostri danni non riguarda né il furto di password né l'utilizzo di tecniche illegali", ha dichiarato Marcus sul suo blog. "Si tratta di una strategia piuttosto banale. Si individua un podcast altrui e si crea una URL correlata in un sito proprietario. Poi si punta la URL al RSS feed del podcast. Infine, si presta attenzione ai motori di ricerca per podcast, affinché puntino alla tua URL invece che a quello del legittimo creatore".

Secondo Vogel, una volta sottratti gli utenti scatterebbe subito il ricatto. "L'unica soluzione, per ora, è quella di chiedere espressamente agli usurpatori di cessare la loro attività. Contemporaneamente sarebbe bene comunicare l'accaduto ai motori di ricerca. Sotto il profilo legale le uniche strade percorribili potrebbero essere quelle legate alla concorrenza sleale, violazione del trademark, frode, diritto di pubblicità e appropriazione indebita", ha aggiunto Vogel. Insomma, tante possibilità ma ancora nessuna certezza, dato che nessuna Corte è stata ancora coinvolta in casi di questo genere.

"I formati open offrono molti benefici ai podcaster e all'audience, ma spiace che alcuni individui possano abusarne. L'obiettivo di Yahoo è quello di fornire servizi di qualità e dar vita ad una community che possa individuare una soluzione", ha commentato Meagan Busath, portavoce di Yahoo.

Bisognerà attendere le valutazioni di un giudice per comprendere quali possano essere gli eventuali limiti della legge vigente. E' comunque certo, secondo alcuni podcaster, che questo potrebbe diventare un fenomeno e che qualcuno potrebbe approfittarne, magari con un bel lucchetto-sicurezza al podcasting. Con tutte le conseguenze del caso...

Dario d'Elia
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