Open source ghigliottinato in Francia?

A fine mese il Parlamento francese potrebbe approvare una nuova legge sulle royalty e il diritto d'autore che renderebbe illegali molte applicazioni multimediali, anche aperte. Multe e galera per chi sgarra

Parigi - Tutti conoscono il motto ispiratore della Rivoluzione Francese, Liberté, Egalité, Fraternité, ma in molti non ricordano la storica frase di Roberspierre che divenne uno dei fondamenti del maoismo: "(...) imporre la virtù, anche con la forza (...)". Ebbene la Francia sembra ora vicina all'imposizione di una visione rigidissima sul copyright e sull'open source. La direttiva comunitaria EUCD, infatti, permette alle singole nazioni un certo margine di manovra sulle restrizioni. Fra il 22 e il 23 dicembre il Parlamento francese dibatterà sulla chiacchierata legge DADVSI, riguardante le royalty e il diritto d'autore correlato all'informatica, che in qualche modo aggiorna e inasprisce le linee guida dell'EUCD. L'idea di fondo è dare qualità di reato penale a quello che oggi è un illecito, ovvero la realizzazione di tecnologie che permettano l'elusione dei dispositivi anticopia.

L'utilizzo di un software per riprodurre DVD non autorizzati dagli editori verrà sanzionato con 300 mila euro di multa e fino ad un massimo di 3 anni reclusione. La conversione di un file audio protetto in MP3 verrà considerato un reato, così come la pubblicazione di un codice che lo permette. DADVSI, insomma, proibirà lo sviluppo, la distribuzione e l'utilizzo di software che permette l'accesso a contenuti protetti. Secondo le comunità open source francesi, se la legge fosse approvata, applicazioni come VLC, o altri player che integrano sistemi di bypass come il DeCSS, diventerebbero illegali.

DADVSI ha come obiettivo la totale chiusura nei confronti delle applicazioni prive di sistemi di controllo e tracking che accedono a dati protetti dal diritto d'autore. Il software libero finisce quindi sul banco degli imputati perché perlopiù non dispone per sua natura di "meccanismi segreti" che prendono controllo di un PC. Una visione estrema, dunque, che ribalta il paradigma fin qui invalso, quello secondo cui il proprietario di un computer dovrebbe disporre di piena conoscenza, se questo è il suo desiderio, di quanto avviene sul PC stesso.
Le uniche eccezioni sono state fatte per le applicazioni di messaging e per tutti i server software (P2P, HTTP, FTP, SSH). Il motivo di questa ultima correzione al tiro della legge, secondo alcuni consulenti legali, sarebbe legato alla recente presa di posizione del Commission Nationale de l'Informatique et de la Liberté (CNIL) sul P2P. Secondo CNIL le major non sarebbero legittimate a utilizzare dispositivi-spia, pensati per ricercare e conservare i dati delle operazioni condotte online dagli utenti, sulle reti del peer-to-peer. E questo perché potrebbero agevolare "la raccolta massiva di dati sulle singole persone" o, ancor peggio, "permettere il monitoraggio continuo e completo delle reti di scambio-file P2P".

SNEP, il sindacato nazionale degli editori fonografici, e SCPP, l'ente nazionale dei produttori fonografici, hanno dichiarato apertamente agli sviluppatori open source che le licenze aperte dovranno essere riviste. SACEM, l'associazione che si occupa delle gestione dei diritti d'autore, ha confermato che se la legge dovesse essere approvata, non solo non sarebbe più possibile pubblicare free software correlato alla riproduzione di contenuti protetti, ma saranno perseguiti gli sviluppatori responsabili.

La comunità open francese aspetterà con ansia la vigilia di Natale, forse per commemorare in anticipo la morte di Robespierre, simbolo moderno della volontà rivoluzionaria e allo stesso tempo anche della direzione politica autoritaria: il Governo francese sarà infatti chiamato il 23 dicembre a decidere sul peso che l'economia discografica avrà nei prossimi anni nella società. Gli echi della Marsigliese sembrano spegnersi in lontananza al crepuscolo dell'open source.

Dario d'Elia
TAG: censura
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