Google e la trappola dell'elettricità

Se la potenza di calcolo dei server cresce ma il loro consumo energetico non diminuisce, l'hardware costerà meno della fornitura elettrica? Qualcuno, dentro Google, è convinto di sì. E si prepara alla crisi

Mountain View (USA) - Un gigante informatico come Google, re dei motori di ricerca, ha necessariamente bisogno di una enorme piattaforma di calcolo per reggersi in piedi sopra il suo impero dorato: migliaia di server, sempre più potenti, sempre più performanti. Tanto veloci che il consumo energetico, entro pochi anni, potrebbe diventare la spesa più rilevante per qualunque azienda che necessiti di grandi infrastrutture informatiche.

La multinazionale di Mountain View starebbe già paventando i rischi di una crisi energetica strutturale e generalizzata: il consumo dell'equipaggiamento elettronico, unito al prevedibile rincaro dei combustibili fossili, potrebbe causare non pochi problemi all'azienda fondata da Brin e Page.

Luiz Andre Barroso, ingegnere elettronico recentemente ingaggiato da Google e designer di processori per conto di Compaq ed Hewlett-Packard, ha dichiarato a News.com che "ci sono valide ragioni per temere un brusco innalzamento dei consumi elettrici", specie quando si tratta dei "computer utilizzati dalle grandi compagnie".
Ogni anno, secondo stime empiriche, il consumo energetico dei server aumenta del 20%. "Entro dieci anni", incalza Barroso, "acquistare un server costerà meno che mantenerlo". Questo perché, suggerisce l'esperto, "fino al 60% del consumo di un server è determinato dal tipo di processore equipaggiato". Un computer su architettura AMD Opteron, per esempio, consuma fino a 95 watt, mentre un Intel Xeon può arrivare a quota 165 watt.

Barroso prevede gravi conseguenze economiche ed ambientali se "il rapporto tra potenza di calcolo e watt consumati rimane invariato nei prossimi anni". La situazione, insomma, potrebbe effettivamente sfuggire dal controllo e dalla pianificazione dell'industria IT. L'ingegnere, in uno studio pubblicato su ACM Queue, la rivista della Association for Computing Machinery, consiglia una soluzione al problema: "Fare in modo che l'industria opti per soluzioni chip-multithreading".

Soluzioni hardware simili a quelle offerte da Sun con il nuovo processore Niagara, studiato per eseguire fino a quattro thread in ciascun core. "Nonostante questa soluzione possa bastare unicamente per le prossime due o tre generazioni di processori", continua Barroso, "è necessario che una simile strada venga imboccata anche per il mercato dei desktop".

Cosa bolle in pentola a Mountain View? Le dichiarazioni di Barroso hanno già generato numerose indiscrezioni tra gli osservatori internazionali, sui blog e su molte testate specialistiche: Google sta forse pianificando un gigantesco rinnovo del parco macchine, mirando all'ultima generazione di server prodotti da Sun?

Tommaso Lombardi
TAG: google
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