Il P2P? Cresce senza sosta

Nuovi numeri contrastano quelli applauditi dalle major: lo sharing illegale continua ad aumentare e a diversificarsi. Due indagini, di Mori e BigChampagne, tracciano l'onda lunga del peer-to-peer. I jukebox legali? Sono di nicchia

Londra - La battaglia sul P2P si sposta dai tribunali ai numeri: da una parte gli ultimi dati applauditi dalle major, che parlano di una diminuzione degli utenti dei sistemi di file sharing, dall'altro i risultati di due diversi studi che attestano, al contrario, una continuata crescita dell'utenza.

Un'indagine della società di analisi Mori, realizzata per conto di AOL UK su un campione di utenti britannici, indica che il 51% degli utenti scarica abitualmente tracce audio dal Web in violazione delle leggi sul diritto d'autore. Inoltre l'80% di tutti gli intervistati l'avrebbe fatto almeno una volta. Gli store musicali online, come ad esempio iTunes e Napster, sarebbero utilizzati da non più del 16% degli utenti.

Nel report di Mori si legge anche che l'utenza è parsa confusa sulla legislazione sul diritto d'autore: solo il 40% sembra aver compreso le normative vigenti.
British Phonographic Industry (BPI, l'associazione che rappresenta le major discografiche nel Regno Unito, nel 2005 si è concentrata in una lotta serrata al P2P illegale: sono stati denunciati più di 150 utenti, metà dei quali ha accettato di pagare indennizzi extra-giudiziali fino ad un massimo di 6.500 sterline (circa 9.600 euro). A livello internazionale, in molti casi, sono state denunciate le società che producono software P2P: negli Stati Uniti una dura battaglia legale ha portato alla chiusura di Grokster. In Australia, lo scorso settembre, una Corte federale ha condannato Kazaa a modificare il suo applicativo affinché non sia possibile violare i diritti di copyright.

L'indagine di Mori conferma che tutto questo impegno non è stato sufficiente a raggiungere gli obiettivi prefissati. "I dati hanno dimostrato che le persone non sanno precisamente che cosa sia legale e cosa non lo sia. Sono convinto che faccia parte delle nostre responsabilità educare e informare i consumatori al riguardo", ha dichiarato Dan Patton, responsabile del settore musica digitale di AOL. Affermazioni che vogliono ribattere, probabilmente, alle critiche mosse dalle stesse major nei confronti degli ISP, responsabili - secondo l'industria musicale - di non preoccuparsi abbastanza dei comportamenti dei propri utenti.

AOL, a detta della sua dirigenza, è molto interessata ad espandere la sua offerta di servizi riguardanti la musica online: l'hanno definita "un traino per il mercato broadband". A breve lancerà la campagna "Play Legal" basata su un portale omonimo che servirà ad informare gli utenti sul diritto di copyright. Parallelamente a questa iniziativa, AOL è impegnata con altri ISP nell'implementazione di una certificazione che permetta ai consumatori di riconoscere istantaneamente i siti che autorizzano il downloading legale. "Queste nuove iniziative sono incoraggianti. L'industria musicale anglosassone sta lavorando duramente per rendere disponibili servizi di qualità. Quelli illegali sono nocivi sia alla musica che al pubblico di appassionati", ha dichiarato Peter Jamieson, presidente di BPI.

L'attendibilità delle varie indagini di mercato, sebbene giungano a considerazioni finali diverse, non viene messa in discussione neanche dagli analisti. Il P2P è un settore articolato, sembrano affermare, che in alcuni casi mostra i limiti degli strumenti di analisi. Tutti concordano, infatti, che il graduale abbandono dei network FastTrack, utilizzati ad esempio da Kazaa, Grokster e Imesh, per quelli di Gnutella, BitTorrent o Ares Galaxy, abbia complicato non poco la capacità di analizzare il fenomeno.

BigChampagne, la settimana scorsa, ha pubblicato un rapporto sul file sharing che denota un aumento del numero di utenti - prossimi ormai ai nove milioni. Ma si è anche preoccupata di dichiarare che la dimensione reale del fenomeno potrebbe essere di ben altro peso: la rilevazione esatta del numero di file-sharer che utilizzano piattaforme come BitTorrent è praticamente impossibile.

Dando credito alle valutazioni di Mori e BigChampagne, quindi, si potrebbe affermare che il fenomeno P2P non mostra segni di rallentamento: al massimo è in grado di sfuggire agli strumenti di rilevamento. "Lontano dagli occhi, lontano dal..." sarà forse il nuovo credo del marketing musicale?

Dario d'Elia
TAG: p2p
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