Le major vogliono tappare il buco analogico

Arriva al Congresso una proposta di legge che intende vietare la trasformazione analogica di trasmissioni audiovisive digitali: hardware blindato per tutti

Washington (USA) - C'è qualcosa di insolito che preoccupa i legislatori statunitensi più indignati dalla pirateria multimediale: un buco. Tecnicamente si tratta di una falla intrinseca del sistema di broadcasting digitale, nota come buco analogico, che permette di catturare con estrema facilità qualsiasi segnale digitale, scansando con agilità eventuali sistemi DRM.

Una semplice scheda d'acquisizione video, ad esempio, può servire per registrare su disco rigido l'output analogico di un decoder satellitare: basta un cavo SCART, qualche accorgimento ed un software adatto, et voilà: l'ultima puntata della fiction di successo è pronta per essere ridistribuita su Internet, magari sfruttando l'innovativo canale dello Skypecasting.

E' facile capire che questo metodo di copia, ben noto a pirati occasionali e professionisti d'ogni latitudine, spaventa terribilmente MPAA e soci: un senatore repubblicano, James Sensenbrenner, ha così presentato una proposta di legge chiamata Digital Transition Content Security Act. Un vero e proprio tappabuchi per tentare di eliminare questo problema entro l'inizio del 2006.
Il DTCSA prevede l'introduzione di limitazioni hardware per tutti i dispositivi d'acquisizione analogica: dai sintonizzatori radiofonici e televisivi fino ai videoregistratori. Alla scadenza del dodicesimo mese dall'eventuale approvazione della legge, tutti gli apparecchi in questione dovranno dotarsi di un'apposita certificazione governativa che ne abiliti la vendita.

La prospettiva è inquietante e, secondo certi osservatori, è in netto contrasto con il principio del fair use: il DTCSA impone due sistemi DRM fisici, chiamati Video Encoded Invisible Light e Content Generation Management System?Analog. Il primo "sporca" il segnale aggiungendo frame invisibili all'occhio umano, mentre il secondo permette la parcellizzazione dei tempi di registrazione in base a criteri ben definiti dagli emittenti.

Combinati al broadcast flag, i due sistemi basteranno ad sradicare il problema della pirateria? Intervistati da Arstechnica, i primi firmatari della bozza legislativa sono convinti di "salvare l'industria cinematografica ed assicurare l'integrità dei contenuti multimediali", poiché non è possibile proteggere questo importante settore industriale "quando esistono falle tecnologiche così grossolane".

EFF, l'associazione che si batte per le libertà digitali, è furiosa: i portavoce dichiarano che "il fair-use è indubbiamente a rischio". "Il diritto di creare copie personali di musica e film", incalzano gli attivisti, "è ancora vivo solo grazie al trucco del buco analogico".

Nell'ipotesi di una pronta approvazione da parte del parlamento statunitense, l'industria elettronica nordamericana riuscirà ad adattarsi prontamente senza perdere colpi? La concorrenza di hardware multimediale prodotto in Cina, solitamente privo di sistemi DRM tanto blandi quanto il region code impiegato nei DVD video, potrebbe ribaltare definitivamente il settore.

Tommaso Lombardi
TAG: drm
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