Utente stressato ricorre e vince contro Wind

L'operatore è stato condannato dal Giudice di Pace di Lecce per aver provocato stress all'utente, che si vede riconosciuto un risarcimento per danni patrimoniali ed esistenziali

Lecce - Condannata per aver "stressato" un utente. Si può riassumere così l'ultimo episodio relativo a Wind e il suo faticoso rapporto con i propri utenti e consumatori. La condanna è il risultato di un ricorso inoltrato dinanzi al Giudice di Pace di Lecce da parte di Giuseppe D'Ercole, presidente dell'associazione Vivere Lecce e delegato di zona dell'associazione Telefono Blu - Sos Consumatori. Il risarcimento ottenuto, in questo caso, è relativo non solamente ai danni patrimoniali che ammontano a 1630 euro ma anche a quelli esistenziali, ossia lo stress patito, stimato in 500 euro.

Oggetto del ricorso, il ritardo nell'attivazione di tre linee telefoniche e alcuni addebiti non corretti. Come spiegato dallo stesso D'Ercole ai microfoni di RadioPaz, web radio salentina che nel proprio sito rende disponibile l'intervista, la vicenda ha avuto inizio con la segnalazione, all'operatore, di addebiti impropri relativi ad importi di tasse di concessione governativa: "Ho provato inutilmente per mesi a contattare Wind per avvertirli dell'errore. Non riuscendo a parlare ho esposto i fatti all'Autorità Garante e alla fine sono riuscito ad ottenere con Wind la trasformazione di quei numeri (in abbonamento, ndr.) in utenze prepagate". Il passaggio di utenza è durato moltissimo tempo e, dopo un lungo "isolamento telefonico", è seguito un periodo in cui da quelle utenze non era possibile effettuare chiamate, ma solo riceverne. Da qui il ricorso ad un'azione "di forza", per vie giudiziarie.

Un caso particolare, che probabilmente il Giudice ha voluto studiare accuratamente, dato che dall'ultima udienza alla sentenza sono passati alcuni mesi. Ma D'Ercole lamenta comunque una generale mancanza di rispetto dei consumatori, da parte degli operatori di telefonia e non solo da Wind: "Noi, come associazione, non abbiamo collegamento internet e a luglio abbiamo chiesto di cambiare gestore. Siamo a gennaio e ancora non ce l'abbiamo fatta". I lunghi tempi d'attesa e le mancanze di risposta dei call center sono dovute, conclude D'Ercole, ad un sistema "squilibrato a favore dei gestori, perché sono dei muri di gomma (...) e non è giusto che un cittadino debba ricorrere alla magistratura per poter avere una risposta".
Una diatriba in corso da tempo, che non sembra destinata a concludersi presto.

Dario Bonacina
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