Roma - No alle leggi internazionali che rendono possibile alle grandi corporation di far valere a tutto tondo i propri diritti di proprietà intellettuale
ben oltre il buon senso. Questo, in sintesi, il significato del manifesto politico con cui è stato presentato nei giorni scorsi in Svezia il Partito dei Pirati.
Nel suo
sito, il gruppo di utenti Internet che ha messo in piedi
Piratpartiet, dichiara di voler partecipare alle prossime elezioni politiche sperando di riuscire a superare lo sbarramento del 4 per cento: oltre quel numero di voti, infatti, il Partito potrebbe guadagnarsi uno o più seggi in Parlamento. Per riuscirci dovranno raggranellare più di 225mila voti.
L'operazione è annunciata come una esplicita risposta alle politiche delle multinazionali che, afferma il manifesto, nel mondo in via di sviluppo si comportano come un
racket a caccia di lucro sulla scorta di proprietà intellettuali spesso discutibili, e nel mondo ricco sono impegnate nella violazione della privacy e nell'aggressione legale a singoli individui. Il riferimento alle major del cinema e della musica è chiarissimo.
Il programma politico del Piratpartiet è di rottura: ignorare le determinazioni dell'Organizzazione mondiale del Commercio e qualsiasi normativa tesa ad
ostacolare il libero flusso dell'informazione. Altri punti cardine riguardano il rifiuto della
data retention, ossia la conservazione dei dati degli utenti: in questo caso il riferimento è alle nuove
normative europee che, nate come
leggi eccezionali per combattere il terrorismo, mettono in realtà i dati raccolti a disposizione anche delle inchieste contro le violazioni della proprietà intellettuale.