UK, guerra sulle email legali

In un arbitrato marittimo una società di charter non risponde alle mail della parte avversa e non si presenta in tribunale. Ora l'Alta Corte conferma: avrebbe dovuto presentarsi

Londra - Il valore legale delle mail nel Regno Unito ha iniziato a creare qualche piccolo effetto collaterale.
La Bernuth Lines Ltd, società di charter navale, si è vista annullare un ricorso dall'Alta Corte anglosassone che ha sancito, negli arbitrati marittimi, la validità delle mail come strumento di informazione fra le parti coinvolte.

High Seas Shipping Ltd. aveva noleggiato dalla Bernuth una nave cargo per un trasporto da Miami al Nicaragua. In uno dei porti intermedi, il pescaggio si era dimostrato al di sopra dei limiti imposti dalle autorità marittime. A quel punto il carico era stato trasferito su un'altra nave. Al termine del viaggio la High Seas aveva deciso di spedire una mail alla società di charter per richiedere un risarcimento danni di 34.100 dollari. Se la Bernuth non avesse accettato, o comunque non fosse stato trovato un accordo, la società avrebbe intrapreso le vie legali affidandosi ad un arbitrato.

Gli avvocati della High Seas hanno continuato a spedire mail presso l'indirizzo Web "info@bernuth.com", presente sul sito ufficiale dell'omonima compagnia e nelle liste della Lloyds Maritime Directory - un registro navale. Malgrado le notifiche di avvenuto ricevimento, la Bernuth non aveva dato segni di risposta. A quel punto i legali si sono affidati ad un arbitrato che il 29 luglio scorso si è risolto a loro favore. La società di charter informata del risultato, questa volta sia via mail che via posta tradizionale, si è dichiarata stupita dell'accaduto.
"Il nostro cliente è perplesso del fatto che non siano stati utilizzati altri sistemi di comunicazione. L'indirizzo Web a cui avete fatto riferimento viene normalmente utilizzato solo per la gestione delle prenotazioni, quindi ignorato dagli addetti", si leggeva in un comunicato redatto dagli avvocati della Bernuth.

La società di charter ha fatto domanda di invalidazione dell'arbitrato presso l'Alta Corte anglosassone giustificandosi con il fatto che "vi siano state gravi irregolarità nelle procedure correlate allo scambio di informazioni fra le parti". Nella sentenza però si cita l'"Arbitration Act del 1996" per affermare che "(...) non vi è motivo di considerare la spedizione via mail differente da una effettuata via fax, posta ordinaria o telex (...)". "Secondo il mio punto di vista una ricevuta, anche se via mail, comprova la consegna. Se le mail poi non sono state considerate rilevanti si tratta di un problema interno all'azienda", ha dichiarato il giudice Christopher Clarke.

John MacKenzie, partner dello studio Pinsent Masons che cura anche il celebre sito out-law.com, sostiene che questo caso dimostra il valore legale raggiunto dal mailing. "Se hai una casella di posta elettronica, questa deve essere controllata nel tempo. Non tutti i documenti con valore legale possono essere spediti via mail, ma comunque molte comunicazioni importanti possono transitarvi liberamente", ha spiegato MacKenzie.

Le azioni legali non possono essere comunicate via mail in Scozia. In Inghilterra, invece, questo può avvenire a patto che vi sia un consenso scritto nel rispetto del Civil Procedure Rules. In Italia non vi è alcun pericolo, abbiamo abbandonato da poco il piccione viaggiatore preferendogli la "sacra" raccomandata con ricevuta di ritorno.

Dario d'Elia
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