Apple inaugura l'era x86

Apple inaugura l'era x86

di D. Galimberti - Ora che Apple ha tolto i veli ai primi Macintel è possibile analizzare più in profondità le scelte e le strategie della Mela. Con un occhio alle novità software
di D. Galimberti - Ora che Apple ha tolto i veli ai primi Macintel è possibile analizzare più in profondità le scelte e le strategie della Mela. Con un occhio alle novità software


Con circa sei mesi di anticipo rispetto alle previsioni, e dopo innumerevoli discussioni e indiscrezioni, alla fine sono arrivati. I primi Macintel hanno debuttato al Macworld Expo di San Francisco, un evento in cui il CEO di Apple , Steve Jobs, ha tolto i veli ad un nuovo iMac, disponibile da subito, e al nuovo portatile MacBook-Pro, in consegna a febbraio.

Tutti i nuovi Mac utilizzano il processore Core Duo di Intel, in precedenza noto con il nome in codice di Yonah, e stando a quanto dichiarato da Apple, offrono un sensibile incremento di prestazioni rispetto alle precedenti generazioni basate su processori PowerPC: in particolare, l’iMac x86 promette di essere due volte più veloce del “vecchio” iMac G5, mentre il MacBook-Pro dovrebbe fornire circa quattro volte le performance del PowerBook G4.

Sui Macintel gira la prima release ufficiale di Mac OS X x86, la 10.4.4, disponibile da pochi giorni anche per Mac-PPC tramite Aggiornamento Software.

Le ragioni che hanno portato Apple ad anticipare i tempi sono molteplici e di diversa natura. A livello commerciale l’attesa era tale da rendere tutti gli analisti finanziari più che fiduciosi, a patto che la presentazione dei Macintel avvenisse il più presto possibile. A livello di immagine, Apple ha dimostrato di essere molto reattiva e di essere in grado di sfruttare subito le novità proposte da Intel. A livello tecnico Apple ha ripetuto più volte che il G4 si avvicina al capolinea e il G5 non è utilizzabile per i portatili, per cui era necessario correre ai ripari il più presto possibile. Andiamo ora ad analizzare le ragioni che hanno portato a scegliere l’iMac e il PowerBook come migliori candidati per l’inizio della transizione.

L’iMac è stato aggiornato da non molto tempo, e personalmente non avrei mai pensato ad una sua così rapida migrazione a Intel: probabilmente un G5 dual-core avrebbe portato lo stesso incremento di prestazioni (ammesso che questa scelta non comportasse problemi di dissipazione del calore), soprattutto considerando il fatto che attualmente non è disponibile una grande quantità di software compilato in Universal Binary .

L’Universal Binary (o FAT Binary) è il codice compilato in modo tale da girare nativamente tanto sui Mac-PPC quanto sui Macintel: la quasi totalità del software attualmente in circolazione è realizzata per Mac-PPC e girerà sui nuovi Macintel grazie ad un traduttore dinamico di codice chiamato Rosetta . Questa sorta di emulatore funziona più che bene, ma ha dei limiti: non tutto il software può essere eseguito (in particolare quello che richiede necessariamente un G5) e l’emulazione introduce dei rallentamenti che vanno in parte a vanificare la maggior potenza del processore Core Duo.

Apple ha già pronte tutte le applicazioni consumer in versione “universale”, ma i software professionali saranno pronti solo a fine marzo, e i tempi di adeguamento delle terze parti potrebbero essere ancora più lunghi. Dopotutto gli iMac G5 sono ancora in vendita allo stesso prezzo, e i desktop destinati al mercato professionale sono rimasti equipaggiati con processori G5 (e probabilmente lo saranno ancora per molto tempo, magari passando completamente in configurazione quad-processor).

Pensando però a una macchina ad alto impatto sul pubblico, l’iMac è stata sicuramente la scelta migliore, sotto molti aspetti ancora meglio del tanto vociferato Mac Mini Intel-based. Per quanto riguarda le dotazioni, il nuovo iMac mantiene sostanzialmente le stesse caratteristiche dell’ iMac-G5 , ma implementa una scheda grafica più nuova e potente, la ATI Radeon X1600. I due tipi di iMac sono venduti allo stesso prezzo (1.379 euro per il modello da 17″ e 1.799 euro per il modello da 20″)

Diverso il caso dei MacBook : il passaggio da G4 a Core Duo implica un incremento di prestazioni molto più significativo, tale da giustificare pienamente eventuali penalizzazioni introdotte dall’emulazione di Rosetta. Non dimentichiamo però quanto detto riguardo il software: le attuali versioni di FinalCut Studio, il recente Aperture e Logic Express (giusto per citare qualche esempio), non possono essere eseguiti sui Macintel, e occorrerà attendere circa tre mesi per avere queste applicazioni in versione Universal Binary. Nel frattempo Apple continuerà a vendere anche i vecchi PowerBook, anche perché il nuovo MacBook è disponibile in due versioni, ma entrambe con schermo da 15″: ciò lascia ancora grandi spazi ai portatili più piccoli, come l’iBook e il PowerBook 12″ o al PowerBook da 17″.

Dal punto di vista del design e della dotazione, oltre ad un profilo più sottile e alla telecamera integrata, il MacBook introduce molte altre novità: dallo slot ExpressCard (che sostituisce il vecchio PCMCIA), alla nuova scheda grafica (anche qui ATI Mobility Radeon X1600), passando per un nuovo connettore “magnetico” per l’alimentazione, l’eliminazione dell’interfaccia Firewire 800 (già rimpianta da chi utilizza intensivamente HD esterni ad elevate prestazioni), e l’introduzione dell’interfaccia grafica FrontRow con relativo telecomando Apple Remote. Il nuovo MacBook è venduto a partire da 2.159 euro, contro i 2.079 euro del corrispondente PowerBook 15″.

Al momento non sono ancora noti tutti i dettagli sulle schede madri (che dovrebbero essere proprietarie Apple), e non si conoscono particolari relativi alla possibilità di installare l’ultima versione di Mac OS X x86 sui PC. Ma se le promesse di consegna del nuovo iMac verranno mantenute, potremo conoscere questi dettagli molto presto. Per quanto riguarda la possibilità di installare Windows XP sui nuovi Mac, si veda la news pubblicata oggi su queste stesse pagine.

Il mercato ha dimostrato di apprezzare le scelte di Jobs, e il titolo AAPL ha fatto un salto molto consistente, raggiungendo nuovi massimi storici vicini agli 84 dollari, con un picco del 7% proprio in concomitanza all’annuncio dei Macintel.


Oltre ai nuovi Mac con processore Intel, il Macworld Expo ha visto l’introduzione di molte altre novità, soprattutto a livello software.

L’immancabile aggiornamento di iLife ha segnato un rinnovo sostanziale di tutte le applicazioni preesistenti e l’introduzione di iWeb, un nuovo software per la creazione di pagine web, blog e podcast. iWeb, ovviamente, è perfettamente integrato con tutte gli altri software marchiati Apple: per esempio da iMovie (o Garageband) possiamo creare direttamente un podcast video (o audio) da pubblicare sul nostro blog, e da iPhoto (oltre a pubblicare su web album e raccolte) possiamo abilitare il Photocasting per distribuire le nostre foto via Internet.

Parlando più dettagliatamente delle novità introdotte in iLife, iPhoto introduce un nuovo look “black” chiaramente ispirato ad Aperture, e include nuove possibilità per realizzare calendari, cartoline, biglietti di auguri ecc. iMovie aggiunge temi animati e nuovi effetti che sfruttano le potenzialità offerte dalla tecnologia CoreVideo. iDVD, oltre alla consueta aggiunta di nuovi temi, offre finalmente la possibilità di realizzare DVD in formato wide-screen, mentre le novità introdotte in Garageband sono tutte incentrate sull’integrazione con iWeb per la realizzazione di Podcast.

Altro appuntamento pressoché scontato è stato il rinnovo di iWork , il pacchetto dedicato alla realizzazione di presentazioni e documenti ad alto impatto grafico. La versione ’06 introduce una migliore integrazione con la suite iLife, ed in particolare con il neonato iWeb: le presentazioni di Keynote possono essere esportate verso iPhoto o pubblicate direttamente online tramite iWeb. Nonostante la mancanza di un foglio elettronico, sia Keynote che Pages introducono tabelle con nuove capacità di calcolo e, ovviamente, nuovi tipi di grafici tridimensionali.

Sia iLifè06 che iWork’06 sono disponibili da subito al prezzo di 79 euro.

Altra piccola novità hardware presentata da Jobs è il Radio Remote , accessorio che consente di ascoltare la radio sugli iPod di ultima generazione (Nano e Video) tramite un telecomando.

Apple, in base a quanto annunciato da Jobs, ha venduto oltre 14 milioni di iPod nell’ultimo trimestre fiscale, mentre iTunes Music Store procede le sue vendite al ritmo di un miliardo di brani all’anno, cifra che assicura ad Apple oltre l’80% del mercato della musica digitale.

I grandi assenti di questo Expo sono stati il tanto chiacchierato Mac Mini media center, l’iBook con processore Intel, nuove versioni dell’iPod Shuffle, e le anticipazioni sulla prossima versione di Mac OS X: Leopard.

Per quanto riguarda l’iBook, come abbiamo già avuto modo di dire, l’incremento di prestazioni assicurato dal nuovo Core Duo non poteva avvantaggiare un portatile consumer rendendolo superiore ai PowerBook professionali. Dovendo introdurre uno switch graduale, la scelta è ricaduta quindi sul modello professionale di maggior successo, ovvero quello con display da 15″.

Un discorso simile potremmo farlo anche per quanto riguarda la mancata presentazione del Mac Mini media center, anche se non è da escludere l’uscita di una macchina simile in tempi relativamente brevi: non sarebbe la prima volta che viene annunciato nuovo hardware a poche settimane di distanza dall’Expo.
L’iPod Shuffle da 1 GB, invece, è segnalato ancora come “non disponibile”, e visto il recente interesse verso la radio (finora snobbata da Jobs), con un po’ di fantasia si può immaginare a breve termine un nuovo Shuffle con sintonizzatore FM integrato.

La mancanza di anticipazioni su Leopard potrebbe invece significare che tutto il team di programmatori Apple si è dovuto dedicare all’ottimizzazione delle versioni x86 di Mac OS X e iLife, nonché al perfezionamento di Rosetta, operazione alla quale ha contribuito anche la Macintosh Business Unit di Microsoft.

Nonostante gli inevitabili problemi legati ad un cambiamento di tale portata, i Macintel hanno le carte in regola per contribuire ad allargare la fascia di mercato di Apple, e sarà interessante seguire le mosse dell’azienda da qui alla fine del 2006 per scoprire come si evolverà la roadmap della transizione, e come Apple si adatterà ai più frequenti aggiornamenti dei processori assicurati da Intel.

Domenico Galimberti
(per contattare l’autore scrivere alla redazione )

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Pubblicato il
13 gen 2006
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