Si vendono più CD-R che CD preregistrati

Secondo la RIAA lo scorso anno la vendita di CD-R ha superato quella dei CD di musica preregistrata. Le majors, allarmate, nascondono però la testa sotto a un Cactus

Roma - Ad integrazione delle analisi di mercato presentate lo scorso mese, la RIAA, l'associazione delle major discografiche americane, ha recentemente divulgato l'ennesimo dato che, a suo dire, confermerebbe ulteriormente lo stretto legame esistente fra pirateria e masterizzatori.

In un recente rapporto della RIAA si legge infatti come, lo scorso anno, il numero di CD registrabili (CD-R) venduti sul mercato abbia per la prima volta superato il numero di CD preregistrati: 1,1 miliardi di CD vergini contro 1 miliardo di CD contenenti musica preregistrata.

Un dato, questo, che secondo la RIAA si rifletterebbe direttamente nel sensibile calo delle vendite di musica registrato lo scorso anno e che, insieme alla crescente popolarità dei software di file-sharing, sarebbe dunque il segnale più preoccupante del diffuso disinteresse degli utenti verso l'acquisto di musica legale.
È innegabile come uno dei più grossi fattori a sospingere le vendite di CD-R sia il loro basso prezzo, inferiore a quello di ogni altro supporto per l'archiviazione di dati in circolazione. Oggi quasi tutti i PC desktop venduti integrano un'unità CD-R/RW di serie, dispositivi il cui prezzo, in questi anni, è sceso in modo inversamente proporzionale all'incremento della velocità di scrittura/lettura.

Per proteggere il proprio business, i colossi della discografia stanno adottando forme di protezione della copia generalmente tese ad impedire l'estrazione delle tracce audio di un CD attraverso l'uso di un PC. Il sistema anticopia più diffuso è quello conosciuto con il nome Cactus Data Shield (CDS), sviluppato da Midbar, che secondo il sito Fat Chuck's protegge ormai oltre un centinaio di CD.

Le case discografiche devono però fare i conti con la continua evoluzione delle tecniche di copia dei CD. Come descritto in questa pagina Web, sarebbe già infatti possibile aggirare anche le versioni più recenti della protezione CDS per mezzo di alcuni popolari software di masterizzazione. L'autore del sito dichiara espressamente di condannare la pirateria ma di voler "rivendicare il diritto basilare di produrre una copia ad uso di backup personale di un CD acquistato regolarmente in base alla vigente normativa europea".

Anche gli analisti del settore sembrano discordare in larga maggioranza con la scelta, da parte delle più grosse etichette, di adottare tecniche anticopia che, in molti casi, finiscono per limitare fortemente anche l'uso legittimo dei CD acquistati: si veda, a tal proposito, questo approfondimento pubblicato di recente sul canale Pirateria e Copyright di Punto Informatico.

Alcuni esperti del settore suggeriscono alle major di rendere più appetibili i CD aggiungendo contenuti extra, tuttavia il vero punto nodale per i grandi produttori è Internet, un mezzo con cui non soltanto devono imparare a convivere ma che sembra destinato a divenire, presto o tardi, il principale canale di distribuzione musicale.

Di certo l'approccio fino ad oggi mostrato dalle etichette verso il "mondo che cambia" e soprattutto verso le esigenze dei consumatori non si può giudicare sempre costruttivo, anzi. Un esempio è dato da EMI Italia, colosso dal quale ci si sarebbe aspettati una forte propensione a dialogare su queste scottanti problematiche, verso il confronto con i propri utenti e verso la volontà di fare chiarezza sui sistemi anticopia, ma che invece ha preferito chiudersi a riccio e liquidare con poche righe la richiesta di Punto Informatico di informazioni e commenti. Un atteggiamento che non produce nulla di buono per EMI o per le centinaia di migliaia di lettori che, attraverso Punto Informatico, in questi mesi hanno seguito con passione e interesse le vicende legate al settore discografico.
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