Contrappunti/ La Rete, mica la Stampa

di Massimo Mantellini - Esiste una contrapposizione reale tra mondo dell'informazione ufficiale e blog? Esistono delle differenze e delle distanze. Alcuni episodi le mettono platealmente sotto gli occhi di tutti

Roma - Due piccoli episodi che riguardano il mondo dell'informazione accaduti nei giorni scorsi e dei quali si è molto parlato in rete, ci aiutano a tentare qualche considerazione sugli annosi rapporti fra blog e giornalismo. Riassumo i fatti, che hanno scatenato come al solito violente discussioni. Business Week pubblica un articolo sull'ennesimo caso di censura operato dal governo cinese nei confronti di uno dei sistemi di comunicazione più utilizzati in rete, il software di telefonia su IP Skype. Secondo le informazioni raccolte dal settimanale economico americano il governo cinese, come già fa per siti web, enciclopedie online e motori di ricerca, applicherebbe una sorta di filtro alle comunicazioni testuali effettuate attraverso il sistema di messaging di Skype. Un ennesimo tassello di quella barriera censoria che il governo di Pechino ha imposto, spesso in collaborazione con aziende tecnologiche occidentali, allo sbarco di Internet nel proprio paese. Accade che Vittorio Zambardino legga l'articolo e decida di dedicare alla questione la propria rubrica tecnologica su Repubblica.it. Solo che il giornalista, il quale combatte da tempo sul suo blog una strenua battaglia polemica sulla qualità della informazione professionale e sulla sterilità dei blog italiani quando scimmiottano il giornalismo, scrive nel suo pezzo che la Cina ha deciso di censurare le comunicazioni vocali (e non quelle di testo) che avvengono attraverso Skype. Non solo: per ragioni divulgative, per spiegare meglio ai propri lettori di cosa si tratti, Zambardino si inventa "un miagolio tecnologico" che coprirebbe in tempo reale ogni parola proibita fra interlocutori che discorrono dei fatti loro su Skype in Cina. Tu dici "democrazia" o "autonomia" o "Taiwan" o "corruzione" (qui un elenco di 1041 termini che la Cina starebbe filtrando) e dall'altro capo del filo ti si risponde, invariabilmente, "miao".

A questo punto, quando il giornalista si accorge della inconsistenza della felina metafora decide di rimuovere l'articolo e, con un gesto che certo non è la norma nell'ambito giornalistico online (tantomeno su carta), pubblica una errata corrigein fondo alla propria rubrica nella quale spiega e corregge l'errore.

La notizia parrebbe finita qui e la morale non meriterebbe un lungo articolo: siamo umani, ci capita sovente di sbagliare (magari in qualche caso come questo eccedendo anche in una certa dose di compiaciuto desiderio di infiorare la notizia). Invece, per una qualche congiuntura astrale sfavorevole, la storia che raccontiamo oggi non finisce con la rimozione dell'articolo e la rettifica.
Perché giusto nelle stesse ore sul Venerdì di Repubblica, altra propaggine del Gruppo l'Espresso, uno dei vicedirettori del quotidiano, Paolo Garimberti, decide di dedicare il proprio editoriale settimanale proprio alla contrapposizione ormai datata ed artificiosa fra giornalismo e blogging. L'articolo si intitola: "Blog e giornalismo: maneggiare con cura". Non che Garimberti abbia novità fenomenali da portare ad un dibattito che pare fermo e sempre uguale da almeno due anni. Il punto di vista è infatti quello mille volte ascoltato: da una parte c'è il giornalista buono, dotato di professionalità tempo e strumenti (il controllo delle fonti per esempio) per rendere un buon servizio di verità alla informazione, dall'altro la platea dei "maledetti blogger" che possono al massimo aspirare a giocherellare con le notizie e con i pettegolezzi ma che mai potranno, per loro stessa caratteristica, essere attori nel panorama informativo.

Scrive Garimberti al proposito: "Passi quando si tratta di un pettegolezzo. Ma quando pretende di assurgere a dignità di notizia, allora il problema diventa serio. Perché per il blogger non c'è alcun caporedattore che possa chiedergli se aveva verificato la sua fonte, nessun concorrente che possa dare una versione diversa dei fatti: che sono, con tutti i limiti, la garanzia di un minimo di check and balance che nel giornalismo comunque esiste."

Il problema della "dignità della notizia" è effettivamente un problema serio. Così siamo costretti a tornare ai gatti che censurano le comunicazioni vocali in Cina.

Dopo poche ore dal suo essere comparsa sul web, la news di Vittorio Zambardino ha già trovato vasta eco. Solo su Google News sono elencati una decina di articoli (fra i 250 siti che Google indicizza) che riportano con dovizia di particolari la curiosa faccenda della censura gattesca. Nelle ore successive a quasi nessuno importerà (unica eccezione Zeus News) di dar conto della rettifica di Repubblica.it. Il mitico controllo delle fonti poi pare essere pratica moltissimo citata ma assai poco messa in atto, visto che il sito web del TG5, quello de Il Giornale e chissà quanti altri autorevoli esponenti del mondo della informazione "certificata" riportano ancora oggi, prendendola per buona, la faccenda dei miagolii censuratori, facendola oltretutto propria senza alcuna citazione della fonte. Esattamente come fanno un discreto numero di blog. I quali però, nel caso specifico, hanno un indubbio vantaggio: sono in genere luoghi aperti di conversazione. La grande maggioranza dei lettori dei blog nei quali si trattano questioni legate alla informazione sanno oggi che quella della miao-censura è una balla, i lettori di TGcom e de Il Giornale.it no.

C'è una lezione che è possibile trarre da questo piccolo episodio così come da molti altri simili già accaduti in passato? Per conto mio c'è, anzi ce ne sono due. La prima è quella della necessità di abituarsi all'inevitabile. E l'inevitabile non è tanto che i blogger prendano il posto dei giornalisti (come va ripetendo con toni apocalittici e pochissimo costrutto Beppe Grillo da qualche tempo, magari contribuendo lui stesso a scatenare reazioni giornalistiche scomposte come quella di Garimberti) ma quanto il fatto che la comunicazione si sta spostando sempre più dal proclama alla conversazione. Tutti coloro i quali sono abituati ad esprimersi ex-cathedra sui giornali e sugli altri media, hanno ancora poco tempo per rendersi conto che ciò su Internet, ambiente verso il quale l'informazione sta migrando molto velocemente, non sarà più possibile. E più che una sciagura legata alla presenza dei "maledetti blogger" sarà un vantaggio per tutti ed anche per l'informazione stessa. Che potrà finalmente selezionare per reali competenze, meriti e capacità di ascolto la categoria dei professionisti che ogni giorno portano nelle nostre case le notizie. La seconda è che eventi del genere, nel loro piccolo, raccontano meglio di qualsiasi parola quale sia il reale livello giornalistico medio di molta informazione professionale italiana.

Massimo Mantellini
Manteblog


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33 Commenti alla Notizia Contrappunti/ La Rete, mica la Stampa
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  • "La seconda è che eventi del genere, nel loro piccolo, raccontano meglio di qualsiasi parola quale sia il reale livello giornalistico medio di molta informazione professionale italiana." Perplesso
    non+autenticato
  • ... i criptoanalisti cinesi saranno anche bravi, ma il protocollo di Skype non rende per nulla facile né intercettare i messaggi né le conversazioni vocali. E' già abbastanza complesso individuare una sessione Skype, visto che fa di tutto per passare attraverso NAT e firewall.

    Per quello che ne so io l'uso di Skype è vietato in certi paesi - e non solo la cina, anche negli Emirati Arabi.
    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo
    > ... i criptoanalisti cinesi saranno anche bravi,
    > ma il protocollo di Skype non rende per nulla
    > facile né intercettare i messaggi né le
    > conversazioni vocali. E' già abbastanza complesso
    > individuare una sessione Skype, visto che fa di
    > tutto per passare attraverso NAT e firewall.
    >
    > Per quello che ne so io l'uso di Skype è vietato
    > in certi paesi - e non solo la cina, anche negli
    > Emirati Arabi.
    Non sai un bel niente.
    Skype lo uso sia quando sono in Cina, che negli Emirati Arabi, in Arabia Saudita e negli altri paesi della penisola arabica.
    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo
    >
    > - Scritto da: Anonimo
    > > ... i criptoanalisti cinesi saranno anche bravi,
    > > ma il protocollo di Skype non rende per nulla
    > > facile né intercettare i messaggi né le
    > > conversazioni vocali. E' già abbastanza
    > complesso
    > > individuare una sessione Skype, visto che fa di
    > > tutto per passare attraverso NAT e firewall.
    > >
    > > Per quello che ne so io l'uso di Skype è vietato
    > > in certi paesi - e non solo la cina, anche negli
    > > Emirati Arabi.
    > Non sai un bel niente.
    > Skype lo uso sia quando sono in Cina, che negli
    > Emirati Arabi, in Arabia Saudita e negli altri
    > paesi della penisola arabica.

    infatti ha detto "per quanto ne so io"
    sei un cafone arispondere così
    non+autenticato
  • dal post del giornalista nel suo blog:

    http://vittoriozambardino.blog.kataweb.it/zetavu/2...

    "Quando, presumendo di essere di fronte alla censura in voce, dovevo descrivere ciò che secondo me avveniva, mi sono rifatto a un'esperienza precedente."

    Capisco male io o dice chiaramente che si è inventato il miagolio perchè in un qualche modo doveva spiegare come censuravano? Deluso

    Se tanto mi da tanto....Perplesso
    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo
    > dal post del giornalista nel suo blog:
    >
    > http://vittoriozambardino.blog.kataweb.it/zetavu/2
    >
    > "Quando, presumendo di essere di fronte alla
    > censura in voce, dovevo descrivere ciò che
    > secondo me avveniva, mi sono rifatto a
    > un'esperienza precedente."
    >
    > Capisco male io o dice chiaramente che si è
    > inventato il miagolio perchè in un qualche modo
    > doveva spiegare come censuravano? Deluso
    >
    > Se tanto mi da tanto....Perplesso

    Dice anche che l ha scritto in 20 minuti, e che aveva altro da fare (ho da lavorare, dice)

    Sarebbe interessante sapere cosa ne pensano i suoi datori di lavoro, o l Ordine dei Giornalisti, visto che ha dffuso una notizia falsa, e lo ammette

    in USA per casi del genere ...


    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo
    >
    > - Scritto da: Anonimo
    > > dal post del giornalista nel suo blog:
    > >
    > >
    > http://vittoriozambardino.blog.kataweb.it/zetavu/2
    > >
    > > "Quando, presumendo di essere di fronte alla
    > > censura in voce, dovevo descrivere ciò che
    > > secondo me avveniva, mi sono rifatto a
    > > un'esperienza precedente."
    > >
    > > Capisco male io o dice chiaramente che si è
    > > inventato il miagolio perchè in un qualche modo
    > > doveva spiegare come censuravano? Deluso
    > >
    > > Se tanto mi da tanto....Perplesso
    >
    > Dice anche che l ha scritto in 20 minuti, e che
    > aveva altro da fare (ho da lavorare, dice)
    >
    > Sarebbe interessante sapere cosa ne pensano i
    > suoi datori di lavoro, o l Ordine dei
    > Giornalisti, visto che ha dffuso una notizia
    > falsa, e lo ammette
    >
    > in USA per casi del genere ...
    >
    >


    sto finendo di leggere ma sono ancora piu basito.
    la spiegazione e' lacunosa come poche, e meno male che i blog danno informazioni scarse. ottimo esempio di non-informazione..

    Leggo :
    "E ora veniamo al miagolio.
    Chi scrive deve cercare di farsi capire."

    ok, spiega.
    e invece non lo fa.

    " Quando, presumendo di essere di fronte alla censura in voce, dovevo descrivere ciò che secondo me avveniva, mi sono rifatto a un'esperienza precedente."

    trovare una fonte no eh. E meno male che l esperienza precedente era un miagolio.

    "Anni fa, molti anni fa, ero inviato del mio giornale in un paese a governo totalitario."

    dove ? non si sa.

    " Ogni volta che si chiamava in Italia, il telefono produceva rumori lamentosi, come lunghi miagolii meccanici che di fatto rendevano difficile la comunicazione. Un funzionario dell'ambasciata italiana ci disse, senza alcuna prova, che poteva trattarsi dell'effetto del controllo delle telefonate. "

    SENZA ALCUNA PROVA, e la chiama un esperienza precedente ? cioe' un esperienza senza prove, in un paese che non si sa.

    "Mentre scrivevo il pezzo su Skype mi è tornato in mente quel rumore. E ho scritto del miagolio elettronico"

    MIAO

    BAU

    COCCODE'

    ha fatto l uovo, di colombo.A bocca aperta
    .
    non+autenticato
  • La cosa peggiore sta nella rettifica:

    "Ho preparato quel pezzo in tutta fretta, perché avevo altro da fare..."

    ma come: il suo "da fare" non e' fare il giornalista, cioe' scrivere pezzi? E quello cos'era? la lista della spesa?

    "Vi rivelo una cosa: nel giornalismo si rischia spesso".

    Cosa? E la tanto declamata Verifica delle fonti? Questo significa che "spesso" i lettori rischiano di leggere inesattezze o invenzioni?

    "Perché non hai tempo, perché hai altro da fare, perché in quel momento non c?è la fonte."

    Ma allora: il giornalista, in quel momento, cos'altro ha da fare? scrivere un altro articolo che non puo' verificare perche' ha dell'altro da fare, cioe' scrivere un altro articolo che non puo' verificare perche'....

    "Non sto scrivendo queste righe per giustificarmi, mi difende il mio lavoro e la mia storia professionale"

    Lavoro? Ma se ha "dell'altro da fare"!

    "Ma - per definizione - io ho da lavorare"

    E gia'. Buon lavoro, Vittorio!

    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo
    > La cosa peggiore sta nella rettifica:
    >
    > "Ho preparato quel pezzo in tutta fretta, perché
    > avevo altro da fare..."
    >
    > ma come: il suo "da fare" non e' fare il
    > giornalista, cioe' scrivere pezzi? E quello
    > cos'era? la lista della spesa?
    >
    > "Vi rivelo una cosa: nel giornalismo si rischia
    > spesso".
    >
    > Cosa? E la tanto declamata Verifica delle fonti?
    > Questo significa che "spesso" i lettori
    > rischiano di leggere inesattezze o invenzioni?
    >
    > "Perché non hai tempo, perché hai altro da fare,
    > perché in quel momento non c?è la fonte."
    >
    > Ma allora: il giornalista, in quel momento,
    > cos'altro ha da fare? scrivere un altro articolo
    > che non puo' verificare perche' ha dell'altro da
    > fare, cioe' scrivere un altro articolo che non
    > puo' verificare perche'....
    >
    > "Non sto scrivendo queste righe per
    > giustificarmi, mi difende il mio lavoro e la mia
    > storia professionale"
    >
    > Lavoro? Ma se ha "dell'altro da fare"!
    >
    > "Ma - per definizione - io ho da lavorare"
    >
    > E gia'. Buon lavoro, Vittorio!
    >


    Dopo tutto questo i giornalisti di repubblica non brillano molto in conoscenze tecniche, basta vedere le scemenze che hanno scritto su LongHorn qualche mese fa: http://www.repubblica.it/2005/g/sezioni/scienza_e_...
    non+autenticato
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