Disney mangia il papà di Nemo

Il Consiglio di amministrazione Disney ha approvato l'acquisizione della casa cinematografica di Jobs, la famosa Pixar. Si profilano nuove partnership con Apple per la distribuzione digitale

Los Angeles (USA) - L'industria del cartoon tradizionale è stata definitivamente "sconfitta". Perché, come ormai pare essere confermato da più fonti ufficiali, Disney è vicina all'acquisizione della Pixar, gli Studios che hanno realizzato i blockbuster per "bambini" più remunerativi dell'ultimo decennio.

Un sconfitta virtuale - e ideologica - segnata dai flop degli ultimi titoli firmati Disney, e dalla capacità creativa - nonché tecnica - del team di Steve Jobs, azionista di maggioranza di Pixar. Il Wall Street Journal, qualche settimana fa, aveva subdorato l'affaire, pubblicando un articolo che prevedeva un'acquisizione azionaria calcolata in 6,7 miliardi di dollari e l'offerta a Jobs di una poltrona nel consiglio di amministrazione. Lunedì, i grandi capi di Disney hanno autorizzato il CEO, Robert Iger, ad attivare le pratiche per l'offerta pubblica a Pixar. Le speculazioni sul titolo azionario renderanno l'operazione più complicata del previsto, ma in settimana sarà certamente annunciato il grande colpo. Attualmente, infatti, le azioni Pixar sono salite in poco più di un mese del 12%, portando il valore complessivo dell'impresa vicino ai sette miliardi di dollari.

Le comunicazioni ufficiali stanno arrivando in queste ore, e gli esperti confermano che si tratterà di un'acquisizione totale. Una mossa che dovrebbe permettere a Disney di riguadagnare un'immagine vincente, ormai offuscata dall'ex alleata Pixar. I rapporti fra le due aziende si erano interrotti bruscamente quasi due anni fa per questioni di revenue share: il precedente CEO, Michael Eisner, non era riuscito a siglare un nuovo accordo con Jobs. Da allora, sebbene il Co-Production Agreement con Disney, siglato nel 1997, riguardasse la produzione di cinque lungometraggi, i rapporti si erano raffreddati. Con il lancio di "Cars" (il quinto del contratto), programmato per il prossimo giugno, le aziende avrebbero potuto seguire strade diverse. Disney si sarebbe trovata così totalmente sguarnita di progetti cinematografici di valore - dal 1991, infatti, si affida quasi totalmente a Pixar.
Lo scorso autunno, con il cambio ai vertici Disney, si è avviato un lento riavvicinamento. Jobs ha flirtato con Robert Iger per la distribuzione dei contenuti video ABC (come "Desperate Housewives" e "Lost") via Apple iTunes Music Store. Da allora la strada si è spianata, e invece di un nuovo contratto di partnership ecco pronta l'acquisizione, seguita dalla probabile vendita di ABC Radio per fare cassa.

Gli analisti finanziari, a questo punto, si domandano quali potranno essere gli effetti di questo avvicinamento ad Apple, soprattutto pensando alla distribuzione digitale. Secondo Katherine Styponias, dirigente di Prudential Equity Group, la sinergia fra i contenuti e le tecnologie (Apple) permetteranno a Disney di guadagnare nuove quote di mercato. "Siamo convinti che le media company possano solo trarre vantaggi da acquisizioni tecnologiche. E certamente nessuna impresa ha competenze tecniche e conosce i consumatori come Apple", ha dichiarato Styponias.

Decisamente più caute le considerazioni di Jeff Logsdon, analista di Harris Nesbitt. "Ci sono molte ragioni che lasciano intuire il senso di questa acquisizione, ma il mercato dello streaming online non è ancora così maturo per vedere in un patto come quello Disney-Apple qualcosa di realmente remunerativo. Se le speculazioni sulla poltrona per Jobs saranno confermate, Disney potrà certamente disporre di un'arma in più. Ammetto che vi siano tecnologie di distribuzione emergenti interessanti, ma bisognerà aspettare ancora un po' di tempo per trarre delle conclusioni".

Jobs è convinto del contrario. Durante l'ultima Macworld Conference di San Francisco ha dichiarato infatti che iTunes Music Store dallo scorso ottobre ha già superato quota 8 milioni di video venduti. Una tendenza confermata dagli ultimi rilevamenti di Nielsen/NetRatings, che martedì scorso ha evidenziato una crescita dell'utilizzo dell'applicazione iTunes di quasi il 241% rispetto allo scorso anno. In pratica gli utenti sono diventati 20,7 milioni, quasi il 14% dell'intera comunità online.

Per David Card, analista di Jupiter Research, Disney avrebbe potuto risparmiarsi l'acquisizione di Pixar e portare avanti comunque i rapporti con Apple. "Indubbiamente a prescindere dai nuovi canali di distribuzione, il know-how Pixar e la possibilità di coinvolgere Jobs in progetti interni deve aver pesato non poco nella scelta finale. Sarà da valutare poi in dettaglio l'investimento complessivo", ha aggiunto Card.

Dario d'Elia
TAG: mercato
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