Regno Unito, ISP sotto assedio

La Corte Suprema britannica richiede a numerosi ISP di fornire i dati personali di circa 150 utenti, sospettati di attività pirata. Un precedente che preoccupa

Londra - Alcuni tra i più importanti provider del Regno Unito stanno vivendo momenti di altissima tensione. A seguito di una lunga indagine antipirateria condotta da FAST, Federation Against Software Theft, aziende del calibro di British Telecom e Tiscali si trovano alle strette: la Corte Suprema di Londra, il più importante organo giurisdizionale britannico, ha infatti ordinato agli ISP il rilascio dei dati personali di circa 150 utenti, tutti sospettati di reati informatici.

I molti provider raggiunti da questo ordine, riporta la BBC, hanno appena due settimane di tempo per fornire agli inquirenti i dettagli sull'attività dei presunti pirati. Julian Heathcote Hobbins, legale di FAST, è dell'opinione che l'ottenimento di un simile mandato di perquisizione digitale sia "il primo passo per dare inizio ad una ondata di assalti contro i criminali". Hobbins sottolinea che in futuro "l'antipirateria sarà sempre più aggressiva ed adotterà sempre più strategie di questo tipo".

L'avvocato ha dichiarato che questo tipo di azioni, per quanto insolite, rappresentano l'unica arma efficace contro la pirateria. "Gli ISP sono innocenti", dice Hobbins, "e sarebbero normalmente tenuti a mantenere la privacy degli utenti". Tuttavia, stando alle dichiarazioni del giudice che ha firmato il mandato, l'attività investigativa di FAST ha ammassato una quantità di prove contro i presunti pirati talmente enorme da essere "gigantesca", ed ottenere quindi senza problemi il supporto giuridico necessario per superare l'"ostacolo privacy".
In pratica, FAST ha portato all'attenzione della Corte Suprema ben 12 mesi di osservazioni, effettuati silenziosamente su vari network P2P, per ottenere uno specialissimo nulla-osta che mette in grado di sbirciare nella vita online dei cittadini. "Ottenuti i dati necessari", conclude Hobbins, "inizieremo a portare i criminali di fronte alla legge".

Come sostiene il direttore di FAST, John Lovelock, l'era delle diffide "è ormai finita e non ha mai portato a risultati concreti". "Dobbiamo andare più a fondo nella lotta contro la pirateria", incalza. "Non basta andare alla cieca e tentare di scovare chi distribuisce illegalmente contenuti digitali", aggiunge, "siamo risoluti: vogliamo indagare a fondo e siamo pronti a stanare i pirati ovunque, persino all'estero, grazie a questa nuova strategia".

Le prime condanne britanniche per condivisione illegale di file non sembrano soddisfare Lovelock: "Non è abbastanza", dichiara, "perché bisogna colpire direttamente i colpevoli, ovvero chi ruba e condivide la proprietà intellettuale altrui".

Tommaso Lombardi
TAG: p2p
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