Andreotti nel mirino per gli spot TRE

Un giornalista non può prendere parte a campagne pubblicitarie commerciali. Rischio radiazione per il senatore a vita da parte dell'Ordine dei Giornalisti

Roma - Galeotto fu lo spot. E chi lo interpretò: la pubblicità televisiva di TRE, con protagonisti Valeria Marini, Claudio Amendola e Giulio Andreotti, potrebbe costare al senatore a vita la radiazione dall'albo dei Giornalisti del Lazio.

L'Ordine presieduto da Bruno Tucci ha infatti aperto un procedimento disciplinare contro Giulio Andreotti, per aver partecipato agli spot pubblicitari dell'operatore mobile. Giornalista professionista dal 1945, il senatore aveva dichiarato che il compenso ricevuto dall'operatore era destinato alle iniziative benefiche organizzate dalla Fondazione Don Gnocchi. Una motivazione non ammissibile dall'Ordine: la "Carta dei doveri del Giornalista" non vieta la partecipazione a spot pubblicitari, a condizione che essi abbiano uno scopo umanitario, culturale o religioso. Non possono essere di natura commerciale e TRE non rientra nelle fattispecie concesse.

In questi giorni Giulio Andreotti sarà quindi chiamato ad essere ascoltato dall'Ordine dei Giornalisti.
Lo stesso rischio poteva essere corso anche da Francesco Cossiga, senatore a vita e iscritto all'Ordine dei Giornalisti del Lazio e del Molise. Richiesto da TRE per alcuni spot tv, il presidente emerito della Repubblica ha però declinato l'invito, proprio perché il suo Ordine di appartenenza lo aveva informato sull'incompatibilità del suo stato con una prestazione pubblicitaria.
Dario Bonacina
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