UK: non fermate l'IPTV

L'Europa vuole estendere alle trasmissioni televisive sulla rete le regole che governano la televisione tradizionale. Nel Regno Unito si teme che questo significhi azzoppare l'intero giovanissimo settore

Londra - C'è aria di tempesta antieuropea alla corte di Sua Maestà britannica: il Governo di Londra sembra infatti pronto a salire sulle barricate per impedire che una legge europea tarpi le ali al giovanissimo settore della televisione via Internet.

La Commissione sta infatti spingendo per l'aggiornamento di una normativa, nota come Television Without Frontiers che si occupa di broadcasting Tv ma che, con gli "update", applicherebbe le categorie della Tv tradizionale, dai diritti dei minori alle coperture pubblicitarie, anche alla televisione online.

La Commissione vorrebbe definire dei principi base per i servizi IPTV e on-demand, principi ispirati al settore tradizionale: questo fa entrare in gioco questioni fondamentali, come i limiti pubblicitari, le quote di sostegno comunitario alle produzioni e via dicendo, che rischiano di uccidere un tipo di televisione ancora tutto da inventare, ma drasticamente diverso da quello tradizionale nella sua natura, nelle modalità di distribuzione e soprattutto in quelle di fruizione. Un fatto che da solo fa saltare un intero quadro di misure della Tv tradizionale, come quello legato all'individuazione delle fasce protette per il pubblico più giovane.
Così la pensa James Purnell, ministro delle Comunicazioni britannico, che non solo ha ribadito la sua contrarietà all'iniziativa, ma ha confermato di voler coinvolgere altri paesi UE per bloccare il tutto.

"Non vi è alcun beneficio per i consumatori che giustifichi questa azione. Tutto questo si tradurrebbe in una serrata normativa per il mercato Web, con gravi conseguenze sui nuovi servizi video. Si assisterebbe ad un innalzamento dei prezzi per l'utenza e un conseguente ridimensionamento dell'offerta", ha dichiarato Purnell al Sunday Telegraph. "Il Governo anglosassone si opporrà alla Commissione Europea, e continuerà a supportare una filosofia di auto-regolamentazione per il settore".

Il Sunday Telegraph la settimana scorsa aveva pubblicato un lancio secondo cui Google avrebbe guidato il fronte anti-emendamento, ma lunedì fonti vicine al gigante statunitense hanno negato fermamente ogni coinvolgimento. La battaglia è iniziata.
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