La fine della Rete?

ISP e software house stanno lavorando per trasformare Internet in una piattaforma privata dove l'informazione sarà totalmente monopolizzata dai grandi editori. Fantascienza? No, accuse specifiche che fanno tremare gli esperti

New York (USA) - Connettività a banda larga per tutti, ma con livelli d'accesso alle informazioni ben differenziati: platino o oro per chi è disposto a pagare di più ed avere libero accesso a contenuti multimediali di ogni tipo, argento per chi non vuole spendere una fortuna, felice di ottenere informazioni "impacchettate", calate dall'alto da grandi editori commerciali.

Benvenuti nella Internet del futuro immaginata da Jeff Chester, direttore del Center for Digital Democracy (CDD) di Washington. Dalle colonne del prestigioso The Nation, Chester ha lanciato un inquietante allarme rosso rivolto a tutti gli utenti di Internet: "L'industria delle telecomunicazioni è pronta per tramutare la Rete in un colossale sistema globale per la vendita di dati", avverte, "dove qualsiasi movimento online verrà intercettato ed addebitato al dettaglio".

Il piano, stando alle dichiarazioni di Chester, è già in fase di studio e coinvolge tutti i giganti delle telecomunicazioni statunitensi: operatori del calibro di Comcast e Verizon, così come l'importantissima Cisco Systems. Il CDD ha quindi pubblicato una serie di progetti in corso che dimostrerebbero l'avvento del cosiddetto concetto "pay-per-play", la mossa a sorpresa degli operatori per sfruttare a pieno la diffusione della banda larga.
"Grazie alle nuove tecnologie di routing che permettono l'ispezione approfondita dei singoli pacchetti di dati", spiega Chester, "gli operatori telefonici faranno pagare il download di un qualsiasi filmato così come l'invio di un messaggio di posta elettronica".

L'intera vicenda nasce dalla fortissima tentazione del governo americano di lasciare Internet completamente in mano alle aziende delle telecomunicazioni. In questo modo, gli ISP otterrebbero la monetizzazione completa di qualsiasi aspetto della telecomunicazione digitale. Il costo della connessione, infatti, verrà determinato in base alle abitudini dell'utente: la visualizzazione di filmati avrà un costo "al byte", ad esempio, mentre l'uso di determinati software per il file sharing o per la telefonia VoIP verrà reso talmente lento da essere inutilizzabile.

Ma non solo: l'aspetto più inquietante, secondo lo studioso, sta nella differenziazione dei contenuti e nella sponsorizzazione del traffico online. Dato il costo della trasmissione dei dati, gli editori online potranno pagare gli operatori affinché "i loro contenuti siano disponibili a maggiori velocità".

Un grande gruppo editoriale, in questo caso, avrà modo di sponsorizzare gli ISP affinché l'accesso alle pagine web dei loro quotidiani diventi più rapido e gradevole. Un servizio televisivo è stato prodotto dalla CNN? Via libera e velocità garantita per un download privilegiato. Lo stesso evento, filmato da un blogger squattrinato? Accesso a velocità limitata: l'infrastruttura di comunicazione andrà tanto più veloce quanto più gli editori saranno disposti a pagare.

Una prospettiva di questo genere, aggiunge Chester, non può che far sorgere un atroce dubbio: "Andiamo verso un'Internet dove i contenuti prodotti da soggetti indipendenti e non-profit sono destinati a scomparire?". La risposta arriva dai membri di FreePress, un'associazione che si dedica alla difesa delle libertà digitali: "Il valore fondamentale di Internet", quello della neutralità, "è indubbiamente sotto l'assedio congiunto di grandi gruppi industriali ed operatori telefonici". "Internet deve rimanere aperta ed indipendente, così da lasciare spazio ai protagonisti della rivoluzione digitale dell'informazione: utenti, blogger e piccoli imprenditori", ribadiscono con forza i portavoce di FreePress. A leggere i blog e gli interventi di esperti, la preoccupazione è fortissima.

Tommaso Lombardi
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