Elenchi telefonici, la farsa della privacy

Una lettera di Alessandro Ghezzer sulla delicata questione degli elenchi telefonici. Una situazione da chiarire. SEAT risponde alla segnalazione di PI

Roma - Com'è noto Telecom Italia con la scusa della privacy e di una legge "su misura", il decreto legge 171/98, oscura con degli asterischi le ultime tre cifre nella documentazione delle telefonate fatte dallo stesso abbonato, rendendo di fatto impossibile qualsiasi approfondito controllo delle bollette.

Questa premura per la privacy di 26 milioni di italiani, tanti sono gli intestatari di un impianto di telefonia fissa, è davvero commovente. Appare perciò quanto meno singolare che la controllata "Seat - Pagine Gialle" commerci da decenni coi dati sensibili degli abbonati senza che alcun consenso sia mai stato richiesto agli interessati.

Ciò è consentito da un'altra premurosa attenzione del legislatore, che nella legge sulla Privacy 675/96 ha previsto una graziosa esenzione che pare scritta apposta per il duo Telecom-Seat: "Il consenso non è richiesto quando il trattamento riguarda dati provenienti da pubblici registri, elenchi, atti o documenti conoscibili da chiunque".
Benissimo: noi utenti non possiamo controllare le nostre bollette per la privacy, mentre Seat vende i nostri dati alle aziende di marketing senza la nostra autorizzazione. Non fa una grinza.

La medesima legge sulla privacy prevede però, bontà sua, il diritto dell'interessato di richiedere informazioni sui suoi dati, la loro modifica e persino la cancellazione a chi ne detiene il trattamento. Fantastico.

Decido allora di far valere i miei meravigliosi diritti. Prendo carta e penna e invio due belle raccomandate con ricevuta di ritorno: una a Seat, che gestisce i miei dati senza avermi mai chiesto nulla, un'altra a Telecom Italia che, alla mia faccia, i miei dati glieli passa.

Questo il testo delle raccomandate:
Oggetto: Legge 675/96. Tutela delle persone e di altri soggetti rispetto al trattamento dei dati personali. Esercizio dei diritti dell'interessato, di cui all'articolo 13 della legge.
Ai sensi dell'articolo 13, comma 1, lettera b) della legge 31 dicembre 1996, n. 675, chiedo di essere informato circa:
1. il nome, la denominazione o la ragione sociale e il domicilio, la residenza e la sede del titolare;
2. le finalità e le modalità del trattamento;
3. il nome, la denominazione o la ragione sociale e il domicilio, la residenza e la sede del responsabile, se designato;
Chiedo inoltre, ai sensi dell'articolo 13, comma 1, lettera c):
1. la conferma dell'esistenza o meno nel vostro archivio o sistema informativo di dati personali che mi riguardano, anche se non ancora registrati;
2. la comunicazione in forma intelligibile dei medesimi dati e della loro origine;
3. la comunicazione della logica e delle finalità su cui si basa il trattamento
Ringraziando anticipatamente, porgo distinti saluti eccetera eccetera.


Le raccomandate sono state spedite (e ricevute) nell'ormai lontano novembre 2000. Ebbene, non ha risposto NESSUNO!

Ho inviato allora due fax al cosiddetto Garante della Privacy per chiedere in che termini coloro che gestiscono i miei dati debbono rispondere. Non ha risposto neppure lui. Né al primo né al secondo fax.

Potrei fare un ricorso, ma mi dicono che bisogna pagare 50.000 lire. Ma per cosa? Per continuare ad essere preso in giro?

Alessandro Ghezzer

Ciao Alessandro, abbiamo girato la tua lettera a SEAT che ha risposto alla nostra segnalazione con il testo che pubblichiamo di seguito. Un saluto, la redazione
TAG: privacy
44 Commenti alla Notizia Elenchi telefonici, la farsa della privacy
Ordina
CONTINUA A LEGGERE I COMMENTI
1 | 2 | 3 | 4 | Successiva
(pagina 1/4 - 16 discussioni)