Intercettazioni, la Casa Bianca fa quadrato

L'amministrazione Bush nel mirino delle polemiche non ci sta e rilancia la legittimità del controllo di massa con il procuratore generale degli Stati Uniti. Gonzales: è inevitabile, colpa di Bin Laden

Washington (USA) - Lo scandalo intercettazioni continua ad essere al centro della sfera pubblica statunitense. Esploso a seguito delle confessioni di Bush, il polverone è adesso arrivato in Parlamento: il procuratore generale Alberto Gonzales è stato convocato presso il senato federale di Washington in una prima udienza per ricostruire lo svolgimento dei fatti.

Gonzales ha dovuto rendere conto, seppur parzialmente, delle attività di spionaggio telematico condotte dall'intelligence americana. Un'attività che, stando alle dichiarazioni di Bush, ha interessato persino i cittadini di molti altri paesi. "Nella lista degli spiati sono finiti soggetti improbabili: i pacifici quaccheri, le suore cattoliche e persino i bambini più piccoli", ha attaccato il senatore Patrick Leahy, che bolla la vicenda come "illegittima".

Lo spionaggio, ha ribattuto Gonzales, è stato ragionevole e necessario, "nonostante quanto faccia intendere la campagna di disinformazione condotta dai media". L'affaire, inizialmente, è stato messo a nudo dal prestigioso New York Times per poi essere ripreso ed investigato dai maggiori quotidiani americani.
"Il sistema di sorveglianza antiterrorismo necessita di massima flessibilità, operatività e velocità", ha detto Gonzales, "tanto che qualunque intralcio nella prevenzione di attacchi da parte di al-Qaeda potrebbe costare la vita di molte persone". In un comunicato ufficiale, Gonzales aveva precedentemente sottolineato che "attacchi simili a quelli avvenuti nelle capitali europee" sono stati sventati grazie "allo sforzo del presidente Bush per monitorare, prevenire ed annientare la minaccia terroristica".

La posizione della Casa Bianca è quindi che "gli strumenti di controllo utilizzati dagli Stati Uniti sono un'arma importante che va preservata in ogni modo". Anche se fosse illegale? Alcuni senatori nutrono forti dubbi sulla legittimità giuridica di una tale violazione sistematica delle libertà individuali, perpetrata con l'uso di giganteschi apparati telematici di spionaggio simili al presunto sistema d'intercettazione italiano Super Amanda.

I detrattori della dottrina antiterrorismo abbracciata dalla Casa Bianca sostengono infatti che quanto accaduto violi una direttiva federale del 1978, il cosiddetto Foreign Intelligence Surveillance Act. Bush, infatti, ha ordinato l'avvio delle intercettazioni preventive scavalcando qualsiasi tipo di controllo giuridico da parte della magistratura.

Tommaso Lombardi
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