OpenOffice sogna l'indipendenza da Sun

Il project leader del celebre progetto open source ha rivelato il desiderio di trasformare la comunità di OpenOffice.org in una fondazione indipendente. Perché ciò avvenga, Sun deve rinunciare alle sue proprietà intellettuali

Roma - In quasi sei anni di vita, OpenOffice.org è divenuto uno dei progetti open source più importanti e complessi in assoluto, vantando al suo attivo oltre 600 sviluppatori. Fin dalla sua nascita, però, la comunità di OpenOffice.org aspira ad allentare i lacci che la tengono saldamente legata a Sun.

Sebbene Sun abbia avuto il merito di rilasciare il codice sorgente di StarOffice, diventando nel contempo il principale sponsor della comunità che da lì prese vita, l'azienda non ha mai rinunciato alle proprietà intellettuali di OpenOffice: ciò le permette di esercitare sul progetto un controllo che, seppure decisamente meno rigido di quello esercitato su Java, rischia di limitare l'autonomia e la libertà d'azione della comunità di sviluppatori.

"In un mondo ideale, l'open source non dovrebbe dipendere dai capricci di una corporation, qualunque essa sia", ha detto a vnunet.com il project leader di OpenOffice.org, Louis Suarez-Potts.
Suarez-Potts ritiene che le proprietà intellettuali di OpenOffice dovrebbero essere gestite da una fondazione non profit, anziché da una singola azienda: questo è lo stesso modello adottato, ad esempio, da progetti open source della fama di Apache, Mozilla, GNOME e Ubuntu.

Secondo il project leader di OpenOffice.org, una fondazione potrebbe ampliare significativamente le società disposte a collaborare all'iniziativa: ciò che oggi frena molte aziende dal partecipare al progetto, infatti, è la consapevolezza che Sun detiene i diritti su OpenOffice. Tra queste aziende c'è ad esempio IBM, che invece di collaborare al progetto OpenOffice ha preferito creare un fork della celebre suite open source.

Circa due anni fa Big Blue ha infatti preso il codice di OpenOffice e, dopo averlo plasmato in base alle proprie esigenze, ne ha fatto la base del proprio Workplace Client. Il colosso non ha mai contribuito al progetto originario, e questo ha sollevato parecchie critiche fra la comunità di OpenOffice.org: va però detto che quanto fatto da IBM è perfettamente consentito dalla licenza SISSL, la stessa che, insieme alla LGPL, ha accompagnato OpenOffice fino alla scorsa estate. Non sembra un caso che di recente Sun abbia deciso di abbandonare tale licenza e rilasciare OpenOffice esclusivamente sotto la LGPL, che al contrario della SISSL obbliga gli sviluppatori a ripubblicare le modifiche al codice.

Ma al di là delle questioni legate alla licenza, Suarez-Potts sostiene che a tenere IBM alla larga dalla comunità di OpenOffice.org è la stretta dipendenza di quest'ultima da Sun. "L'aiuto di IBM - ha detto lo sviluppatore - sarebbe davvero prezioso per migliorare OpenOffice e accelerarne lo sviluppo".

Suarez-Potts ha spiegato che un fondazione avrebbe il benefico effetto di "mettere una certa distanza" tra Sun e il progetto, ma ciò non estrometterebbe Sun dalla comunità di OpenOffice.org né la priverebbe, in veste di importante sponsor, della possibilità di influire sullo sviluppo del software. Nonostante questo, il programmatore si è detto decisamente scettico sulla possibilità che Sun ceda le proprietà intellettuali di OpenOffice ad una fondazione indipendente.

D'altro canto, il project leader di OpenOffice.org ha ammesso che la comunità di cui è membro non ha intenzione di arrivare ai ferri corti con Sun: quest'azienda gioca infatti un ruolo molto importante per la sopravvivenza del progetto. Va ricordato che in una vecchia intervista, Suarez-Potts aveva tenuto a sottolineare come "le persone sanno che Sun è solo uno sponsor, e non l'essenza di OpenOffice.org".
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