Richard Stallman su GPLv3, DRM e brevetti

Punto Informatico pubblica la prima parte di una lunga intervista al fondatore del progetto GNU, autorevole e carismatico leader del movimento per il software libero. Al centro le tecnologie DRM e la nuova versione della licenza GPL

Richard Stallman su GPLv3, DRM e brevettiRoma - Richard M. Stallman - Autoreply Message: This message was generated by an automated system. Il primo contatto con uno dei personaggi più carismatici dell'affascinante mondo di Internet non poteva non iniziare differentemente. Conosciuto con lo pseudonimo RMS, Stallman è senza dubbio tra i più autorevoli esperti d'informatica di fama mondiale. Fondatore del progetto GNU, considerato da molte persone come l'icona della Free Software Foundation, Stallman conduce la sua battaglia per la diffusione del software libero. "Libero come in libertà", recita il motto dei sostenitori di questa causa.
Intelligente, schietto e mordace, Stallman è laureato in fisica ad Harvard ed ha ricevuto molti premi, onorificenze e lauree d'onore da numerosi atenei di tutto il mondo.
Una biografia di Stallman è consultabile presso l'omonimo sito personale. Punto Informatico lo ha intervistato su alcuni dei temi più scottanti del momento.

Punto Informatico: È un bel po', se non sbaglio, che non visita il Belpaese. Cosa pensa del movimento per il software libero in Italia?
RMS: Innanzitutto sarò in Italia dal 17 fino al 28 di marzo, per maggiori informazioni è possibile consultare il calendario dei miei appuntamenti. Interverrò in alcune conferenze: prima nel nord Italia, poi a Cosenza, quindi di nuovo a Milano ed infine a Catania. Per capire un po' meglio la situazione del software libero in Italia, il mio consiglio è di entrare in contatto con gli attivisti italiani del movimento: Stefano Maffulli, Marco Ciurcina. Sono certamente più aggiornati di me sulla situazione locale. Non passo spesso dalle vostre parti e non parlo neanche l'italiano!

PI: Ultimamente si parla molto di GNU GPLv3, la nuova versione della nota licenza per il software libero. Quale è il motivo di questa revisione aggiornata?
RMS: L'idea generale che anima la GPLv3 rimane la stessa che v'era dietro la GPLv2, come sempre. L'obiettivo è di tutelare gli utenti da alcune nuove minacce che stanno mettendo a repentaglio la loro libertà. Nella GPLv3 verranno apportati cambiamenti specifici a certe questioni affrontate nella versione precedente. Stiamo ad esempio facendo in modo da allargare la compatibilità di GPLv3 con altre licenze free software.
PI: Linus Torvalds e GPLv3: cosa mi sa dire al riguardo?
RMS: Una volta raggiunta la stesura definitiva della GPLv3, il passaggio a questa nuova licenza dipende solo dalla volontà degli sviluppatori di Linux. Linux è uno dei tanti programmi che utilizzano licenza GPL nel sistema GNU/Linux, ne è il kernel. Mi auguro che possa abbracciare la nuova licenza. In questo modo, Linux si potrà difendere da tutte quelle insidie che la GPLv3 vuole sventare.

PI: Ad esempio? Ci spieghi bene quali
RMS: Come ad esempio quella che chiamo TiVoizzazione. Il sistema TiVo (nota: un videoregistratore digitale con funzioni avanzate), utilizza Linux ed altri pacchetti di software libero - utilizza insomma un sistema GNU/Linux. Nominalmente, questi programmi sono GPL: puoi prendere il loro sorgente, modificarlo, compilarlo ed installarlo addirittura sul tuo apparecchio. Ma c'è solo un problema: TiVo non gira, se ti azzardi ad installare software modificato. Non ne vuole sapere di girare, a patto che il costruttore non abbia autorizzato le modifiche software.

PI: Un bel problema...
RMS: Software libero? Libero per finta! Questo è solo un esempio per capire la vera natura di queste restrizioni: niente altro che DRM e spyware. Il TiVo, ad esempio, ti spia e non ti permette di usare le registrazioni televisive come vuoi. Proibire agli utenti di installare software modificati significa rendere impossibile la totale libertà d'uso.

PI: E la GPLv3 come pensa di intervenire in merito?
RMS: La licenza non proibirà ai produttori di modificare i software per spiare sugli utenti, ma assicurerà semplicemente che gli utenti possano poi intervenire per modificarli a piacimento. Così che se non ti piace essere spiato, puoi fare in modo che nessuno possa farlo.

PI: Ha parlato di DRM, Digital Rights Management, i sistemi solitamente utilizzati per "blindare" contenuti digitali. Cosa ne pensa?
RMS: DRM, per me, sta per Digital Restrictions Management (nota: Sistema per la Gestione delle Restrizioni Digitali). I sistemi DRM tolgono agli utenti la libertà di controllare il proprio computer - non sono etici!
Non compro mai roba protetta DRM, li definisco "CD-falsi" che utilizzano DRM e non seguono le specifiche standard per la compatibilità con tutti i lettori "compact disc". Non compro neanche DVD video, e dico a tutti di seguire il mio esempio. Inoltre dovremmo fare pressione sui nostri governi per rendere i DRM illegali.

PI: Quale potrebbe essere il ruolo dei governi? Cosa stanno facendo in merito?
RMS: I governi stanno facendo l'esatto contrario, impegnati come sono a rendere illegale ogni modo per aggirare i DRM. Questo dimostra che rappresentano gli interessi delle major, di Hollywood. Non dei cittadini. E questa è solo l'ennesima dimostrazione che la democrazia, al giorno d'oggi, è molto malata.

PI: La diffusione dei sistemi DRM, in pratica, influisce sulla vita dei programmatori?
RMS: L'ingiustizia dei DRM non grava poi troppo sui programmatori, quanto sugli utenti. È uno strumento meschino che nuoce all'utente, perché lo priva della libertà di agire come vuole sui file contenuti su una macchina. Quindi l'effetto dei DRM sui programmatori è solo indiretto. In alcuni paesi, Unione Europea e Stati Uniti, i programmatori non possono commerciare e diffondere certi strumenti software solo perché permettono di neutralizzare i sistemi DRM.

PI: Viene in mente il caso DeCSS, il software utilizzato per decodificare i DVD video criptati. Parliamo quindi di brevetti e software, una questione molto delicata, importante sia in Europa sia nel resto del mondo.
RMS: La Commissione Europea ha appena iniziato a premere per l'introduzione dei brevetti software nei 25 paesi dell'Unione. Se questo ennesimo tentativo andrà a segno, l'Ufficio Europeo dei Brevetti godrà di autorità su tutto il territorio europeo. E questo ufficio è molto favorevole, ovviamente, alla pratica dei brevetti software. Consiglio di visitare http://www.ffii.org per saperne di più.

PI: Ci può spiegare la sua posizione sui brevetti?
La logica dei brevetti, propria del software non libero e delle grandi multinazionali, blinda l'innovazione e dà grandi problemi ai piccoli sviluppatori che vorrebbero sviluppare concetti ed idee. Concetti ed idee che, talvolta, le megacorporazioni hanno già blindato con brevetti.

PI: Come può fare un programmatore a tutelarsi dal rischio d'incappare, anche inavvertitamente, in una violazione di brevetto?
L'unica soluzione è vivere in uno stato che non riconosce ed autorizza i brevetti software. Se così non fosse... non c'è via di scampo. Non c'è niente che gli sviluppatori possano fare per proteggersi.

Tommaso Lombardi

Si ringrazia Stefano Maffulli per la cortese collaborazione alla realizzazione dell'intervista
TAG: brevetti
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