ONU, tutti d'accordo in rete, non sulla rete

L'Organizzazione mondiale della Sanità ha avviato nuove indagini per comprendere il peso del marketing cross-border nel settore del tabacco, ovvero quello che gioca sulle sponsorizzazioni e sul Web. Che bello

Ginevra - L'Organizzazione mondiale della Sanità (OMS), quando si tratta di vietare, riesce a raccogliere consensi come nessun'altra organizzazione mondiale. Venerdì scorso i rappresentanti di più di 100 paesi si sono trovati concordi nella possibilità di estendere il divieto di pubblicizzare le sigarette e i loro marchi anche ai media - come il Web - che erano rimasti fuori dal Framework Convention on Tobacco Control, promulgato nel 2005.

Le crude statistiche riguardanti i danni provocati dal fumo - circolate durante il meeting - hanno convinto la maggioranza dei partecipanti a serrare ulteriormente i ranghi. Gli 1,3 miliardi di fumatori e i 10 milioni di morti all'anno, stimati fino al 2020, devono aver inciso nella presa di posizione. Per ora saranno avviati studi per comprendere il peso della pubblicità nei settori cosiddetti "cross border", ovvero legati alle sponsorizzazioni o al Web, e il fenomeno dello smercio illegale. Fra due settimane vi sarà un nuovo briefing, ma i primi risultati non si avranno prima del 2007.

"E' stato individuato un punto debole, e precisamente nelle forme pubblicitarie alternative. La sponsorizzazione sportiva e il Web sono decisamente sotto osservazione", ha dichiarato Douglas Bettcher, coordinatore del Framework Tobacco Control Office del WHO. "Vi sono questioni tecniche complesse che dovranno essere controllate e regolate". "Questo è l'inizio di un processo di analisi rispettoso del protocollo; nessuno, comunque, si è ancora sbilanciato in una presa di posizione estrema. Siamo nella prima fase", ha dichiarato Dennis Aitken, capo del dell'ufficio direttivo generale del WHO.
"Sono sicuro che siamo sulla giusta strada per salvare milioni di vite grazie a questo impegno", ha aggiunto Juan Martabit, ambasciatore del Cile. Un "impegno" che avrà un budget di 8 milioni di dollari per i primi due anni e che vedrà la nascita di una nuova struttura per il controllo internazionale del settore tabacco, situata proprio a Ginevra.

Gli attivisti delle organizzazioni per la salute, però, continuano ad accusare le industrie di voler contrastare l'azione del WHO soprattutto nei paesi in via di sviluppo, dove si nascondono i mercati potenzialmente più importanti. "Dall'Africa all'America Latina al Medio Oriente al Sud-est Asiatico ci sono giunti i segnali di tentativi di interferenza fra le più alte cariche governative. Il lavoro del WHO dovrà essere attento e capillare", ha dichiarato Kathryn Mulvey, CEO di Corporate Accountability.

Delusione è stata invece espressa dai promotori delle battaglie sulla libertà della rete: appare infatti stridente la capacità internazionale di "mettersi d'accordo" su problemi come la diffusione del tabacco e la sostanziale inabilità di pronunciarsi in armonia su questioni assai più centrali, vedi le libertà digitali, come ha messo in evidenza il deludente Summit ONU sulla Società dell'Informazione (WSIS).

Dario d'Elia
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