Pechino pensa ad un database dei volti

Grazie ad un nuovo strumento per il riconoscimento del volto, le autorità ritengono di poter dare un forte impulso alle attività investigative. Non vi sarebbero problemi per la privacy

Pechino - Il regime cinese ricorre alla biometria e mette in cantiere un progetto di riconoscimento facciale che darà nuove energie al sistema di controllo. Una singolare soluzione hardware/software per il riconoscimento facciale sviluppata dalla Tsinghua University è stata infatti approvata dal gruppo di esperti del Ministero della Pubblica Sicurezza cinese.

I numerosi test effettuati hanno confermato che il sistema eccelle nella cattura delle immagini facciali in movimento grazie ad una complessa tecnologia multi-camera, in grado di limitare sensibilmente il numero di errori. L'iter di sviluppo non è ancora giunto al termine, ma è sicuro che in un prossimo futuro ambienti pubblici, come aeroporti, uffici postali, grandi complessi commerciali e alcune residenze, saranno dotati di sistemi di video-sorveglianza con funzioni di riconoscimento facciale. In pratica - in un domani dalle tinte orwelliane - l'accesso ad una qualsiasi infrastruttura sarà costantemente monitorato. Basterà avere la propria faccia archiviata in un database per essere individuati immediatamente.

In Europa la tecnologia biometrica facciale è diventata la punta di diamante dei nuovi e-passport. L'Inghilterra, al momento, è in prima linea per la sua implementazione, seguita a ruota dalla Germania. Insomma, questa soluzione sembra essere limitata ai soli controlli aeroportuali, più che costituire veri e propri network di telecamere di riconoscimento. Ben diversa la situazione negli Stati Uniti, dove dal lontano 2001 numerose città hanno iniziato a dotarsi di questo tipo di dispositivi. A Tampa, in Florida, American Civil Liberties Union dimostrò la loro inefficienza e l'azione lesiva nei confronti della privacy dei cittadini. Dati poi confermati dalla stessa polizia locale due anni dopo. Altre città hanno subito lo stesso trattamento con magri risultati, se non quello di far alzare il livello delle polemiche.
Adesso però, il nuovo metodo cinese potrebbe almeno risolvere - con grande dispiacere delle associazioni per i diritti civili - il problema della qualità dei servizi. Il sistema è in grado di elaborare i dati biometrici di un volto, quindi le misure dei cosiddetti "punti nodali" che ci rendono diversi gli uni dagli altri, e compararli con un lieve margine di errore - stando alle affermazioni ufficiali - con le immagini digitalizzate archiviate in un database. Per ora la Cina è intenzionata ad adottare questa soluzione solo in campo investigativo, consentendone l'uso alle forze di polizia. "E' una tecnologia decisamente promettente, soprattutto per il controllo delle identità nelle infrastrutture pubbliche", ha dichiarato Su. "Rispetto al riconoscimento delle impronte digitali ha un netto vantaggio, perché non disponiamo di un archivio nazionale delle impronte. La fotografia presente nei documenti di identità, invece, ci permette già di creare un database specifico".

Il team di Su Guangda, docente del Dipartimento di Ingegneria Elettronica dell'ateneo cinese, ha ribadito che il dispositivo non è perfetto. Come è successo in altri paesi - come ad esempio nello stesso Regno Unito - la qualità della fotografia di una persona, archiviata nei database, è fondamentale. Numerosi fattori, quali l'espressione, l'età, l'illuminazione e l'angolo di scatto, possono inficiare il riconoscimento.

Inoltre, sebbene la questione sia poco dibattuta in Cina, i problemi della violazione della privacy permangono. Su Guangda riassume la sua visione in poche parole: "Dato che le immagini raccolte non vengono salvate sui PC e lo scanning avviene velocemente, la violazione della privacy non è un problema. Eliminando la funzione di salvataggio dal sistema, il problema viene risolto".

Dario d'Elia
TAG: biometria
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