Spiare i dipendenti? Una best practice

Questa l'opinione dell'amministrazione di Pittsburgh, negli States. Monitorare l'attività online degli impiegati è un obbligo nei confronti dei cittadini: garantisce efficienza e servizi migliori

Pittsburgh (USA) - Mentre in Italia il Garante della Privacy vieta alle aziende di indagare sui contenuti delle attività online dei dipendenti, dall'altra parte dell'Atlantico c'è chi considera il fatto come una best practice - il miglior modo per aumentare la produttività ed evitare sprechi di tempo e risorse.

L'amministrazione urbana di Pittsburgh, in Pennsylvania, analizza l'uso dei computer da parte degli impiegati e ne limita la connessione ad Internet: gli oltre 1300 dipendenti pubblici, si legge su USA Today, possono stare online liberamente per un massimo di 30 minuti giornalieri.

"Si tratta davvero di una best practice per le aziende e gli uffici pubblici", sostiene un portavoce del sindaco di Pittsburgh, "visto che in questo modo possiamo aumentare la nostra produttività e fornire un migliore servizio a tutti i cittadini". Le connessioni dei singoli impiegati vengono filtrate attraverso la rete interna di ogni singola istituzione: certi siti web vengono bloccati, mentre firewall centralizzati impediscono l'uso di applicazioni di messaggistica istantanea o di condivisione file. Una misura già impiegata in molte imprese e istituzioni anche italiane, che si accompagna però ad una sorveglianza su quel che i dipendenti fanno in rete.
La percezione dell'insidia che l'uso indiscriminato di Internet costituisce per la produttività aziendale, almeno negli Stati Uniti, è molto alta. Secondo un sondaggio condotto dalla American Management Association, circa tre quarti delle aziende controllano l'attività online degli impiegati. Un quarto delle aziende, stando ai risultati dello studio, ha deciso di licenziare i perditempo che bighellonavano per troppo tempo di fronte al monitor.

Metà delle aziende, infine, conserva ed analizza la corrispondenza privata dei dipendenti sul posto di lavoro, mentre il 36% dei manager utilizza sistemi di registrazione dati per avere il controllo totale sui contenuti visualizzati dai lavoratori. Ed è cosa nota: i contenuti offerti da certi siti web possono essere pericolosi per il buon nome di qualsiasi manager dabbene.

Sono soprattutto i contenuti pornografici, considerati indecorosi per l'immagine aziendale, quelli che spaventano di più i datori di lavoro. Nel 2004, 16 impiegati vennero licenziati dal ministero britannico del lavoro proprio perché avevano visualizzato oltre due milioni di siti hard.

Anche in Italia, prima dei recenti provvedimenti emanati dalle autorità di vigilanza sulla privacy, due dipendenti di un'impresa con sede a Chieti vennero licenziati per aver scaricato film erotici sui pc aziendali.

Tommaso Lombardi
TAG: privacy
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