Ricerca high-tech, Europa alla riscossa

La risposta dell'Unione Europea all'avanzata del Dragone cinese si chiama Artemis: un progetto da circa tre miliardi di euro per finanziare lo sviluppo scientifico e tecnologico delle aziende del Vecchio Continente

Bruxelles - La ricerca made in China fa paura? La nemesi del Dragone, impegnato nella scalata per conquistare il primo posto nella ricerca tecnologica mondiale, ha finalmente un nome: si chiamerà come la mitica sorella di Apollo, Artemis, acronimo di Advanced Research and Technology for Embedded Intelligence and Systems.

Viviane Reding, commissaria europea per la società dell'informazione, ha infatti presentato un promettente piano d'investimenti che impegnerà i 25 membri dell'UE nella realizzazione di nuovi progetti nel settore delle tecnologie digitali embedded.

L'obiettivo principale dell'iniziativa è di "raggiungere una posizione dominante nel mercato dei sistemi embedded", dichiara Viviane Reding, "una tecnologia fondamentale per il futuro della società". Il progetto Artemis conta su un budget iniziale da 2,7 miliardi di euro per il triennio 2007-2010 ed impegnerà i paesi dell'Unione per i prossimi 10 anni.
"Ci sono più sistemi embedded che persone", dice la Reding, "ed è essenziale che l'Europa inizi a pensare al futuro già da ora". L'industria legata alla tecnologia digitale integrata è ormai fondamentale per entrambi i settori produttivi della new e della old economy, come ad esempio quello automobilistico ed elettrodomestico. Stando alle previsioni fornite dall'Unione Europea, le nuove necessità della società digitalizzata potranno creare ben 600mila nuovi posti di lavoro entro il 2015, con un incremento del 40% rispetto alla situazione attuale.

Alla base di Artemis c'è un consorzio di grandi imprese, come Nokia, Philips, British Telecom, STMicroelectronics ed ARM. "Le sinergie createsi all'interno di Artemis", secondo il CTO di STMicroelectornics Andrea Cuomo, "avranno una funzione di forum per promuovere iniziative di ricerca e sviluppo congiunte, aperte a più partecipanti". Le aziende coinvolte nel programma "potranno collaborare per trovare strumenti e metodi", sostiene Yrijo Neuvo, responsabile Nokia per lo sviluppo delle nuove tecnologie, "utili per andare incontro alle esigenze dei consumatori del futuro".

Artemis servirà alla Commissione per convogliare le aziende del Vecchio Continente verso un unico traguardo comune, in nome di una strategia economica che servirà per costruire un fronte tecnologico europeo.

Ma non tutto è oro quel che luccica: la ricerca high-tech europea, come ha voluto sottolineare la stessa Viviane Reding, soffre di una grave mancanza di fondi. "Mi voglio impegnare nel rispetto delle priorità", incalza la Reding, "e con i fondi a disposizione bisogna privilegiare, ad ogni costo, lo sviluppo di piattaforme embedded".

Il secondo periodo del progetto, che si estenderà durante il triennio 2010-2013, prevede infatti finanziamenti dimezzati. Basteranno gli sforzi della Reding per contrastare i 210 miliardi di yuen, circa 21 miliardi di euro, che la Repubblica Popolare Cinese è pronta a spendere da qui fino al 2010?

L'Europa corre seriamente il rischio di perdere il treno - e non solo per la supremazia nella tecnologia embedded.

Tommaso Lombardi
TAG: normativa
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