15 anni di carcere per spamming?

J.R. Clason confessa: spammava mezza America e agiva insieme a due altri individui. Su di loro accuse pesantissime. Per tutti si prevedono sentenze senza precedenti

Phoenix (USA) - La stagione ATP del tennis è appena iniziata, ma Jennifer R. Clason è senza ombra di dubbio la vincitrice del Grande Slam dello spamming. La sentenza della Corte Distrettuale di Phoenix è attesa per il prossimo giugno, ma la spammatrice ha già ammesso ogni suo reato. Viene ritenuta colpevole della violazione di due norme del CAN-SPAM Act e di associazione a delinquere. La sua condanna, secondo alcuni osservatori, potrebbe essere senza precedenti.

Secondo l'accusa, Clason avrebbe collaborato con altri due individui, Jeffrey A. Kilbride e James R. Schaffer, nell'ideazione e messa in opera di una massiccia attività di spamming pornografico. Schaffer, era la mente, ma Clason avrebbe materialmente realizzato le mail e spedito il tutto nella Web sfera.

Su Kilbride e Schaffer, inoltre, pesano capi di accusa ancora più rilevanti, tra cui violazione delle norme sulla distribuzione e vendita interstatale di materiale osceno via Internet, nonché riciclaggio di denaro. Schaffer, infine, deve rispondere anche di violazione dei regolamenti riguardanti la gestione di siti pornografici: sui suoi tre siti mancavano tutte le informazioni riguardanti il gestore, come richiede la legge federale. I due malfattori saranno processati il prossimo giugno.
Secondo l'atto di accusa, Clason, Kilbride, e Schaffer avrebbero cospirato per trarre vantaggi economici personali dallo spamming. America Online, fra il gennaio 2004 e il giugno 2004, ha ricevuto più di 600 mila reclami dai suoi utenti proprio per le mail spam distribuite dagli accusati. Questa attività pubblicizzava una serie di siti pornografici e di conseguenza faceva guadagnare agli spammer ingenti introiti pubblicitari provenienti dal traffico generato. Ogni mail conteneva immagini hard core, e per questo motivo - come ha sentenziato in passato la Corte Suprema - si profila anche il reato di diffusione di oscenità.

Il caso è balzato all'attenzione dei provider quando i destinatari hanno iniziato a protestare: analizzando attentamente il traffico mail, AOL e altri provider hanno deciso di denunciare l'accaduto. La polizia, in seguito, ha localizzato ed identificato i malfattori. Kilbride e Schaffer nascondendo la loro vera attività dietro due società straniere fittizie, The Compliance Company e Ganymede Marketing. Le transazioni finanziarie, frutto del business illegale, venivano filtrate attraverso due conti cifrati delle Mauritius e dell'Isola di Mann.

Jennifer R. Clason ha deciso di testimoniare, di ammettere ogni sua responsabilità e di promettere la restituzione delle somme ottenute grazie all'attività illegale. L'accusa ha richiesto il massimo della pena oggi prevista dalla legge anti-spam per ciascuna violazione: un totale di 15 anni da scontare presso un carcere federale. Ma non si può escludere che il tardivo "ravvedimento" della donna spinga i giudici a mitigare la pena.

Si tratta di un caso eclatante, che vede cyber criminali invischiati in più violazioni del codice penale statunitense. L'ultima recente condanna per spamming, comminata a Daniel J. Lin, non ha superato i cinque anni di reclusione, ma in quel caso si trattava di un unico capo di accusa. Clason, Kilbride, e Schaffer rischiano molto di più.

Dario d'Elia
TAG: spam
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