In carcere col laptop pagato dallo Stato

Questa l'idea del governo britannico: notebook con finanziamenti agevolati per i carcerati. Servirà per organizzare la difesa da dietro le sbarre. Le critiche: è un aiuto per i terroristi

Londra - I prigionieri delle carceri di Sua Maestà potranno utilizzare computer portatili finanziati dallo Stato per organizzare al meglio la propria difesa in tribunale. L'ha deciso il ministero degli interni, in nome del diritto alla consultazione dei documenti previsto dalla procedura penale: "I detenuti sotto processo potranno finalmente usare DVD e computer al posto di carte e fascicoli plastificati", sostengono i portavoce del governo.

Il ministero avrebbe già fornito almeno 28 computer ad altrettanti detenuti, molti dei quali coinvolti in processi per reati connessi ad omicidi e terrorismo. Il Daily Mirror sostiene che il costo medio di ciascun laptop si aggira attorno alle mille sterline.

Tra i beneficiari del programma ci sarebbero persino gli attentatori accusati di aver sferrato un attacco terroristico contro la metropolitana di Londra, così come alcuni membri della pericolosa gang dei Muslim Boys, un'organizzazione criminale che terrorizza la zona di Brixton con racket, rapine e minacce di morte per chi non vuole convertirsi all'islam.
HamzaPersino Abu Hamza (nella foto), l'imam "uncinato" vicino ad al-Qaeda e condannato a sette anni di reclusione, avrebbe ottenuto un computer dal governo. Niente di strano, secondo gli esponenti del servizio penitenziario britannico: "I condannati devono avere libero accesso alle informazioni fornite dal sistema giuridico, che sono tutte digitalizzate".

Tuttavia c'è chi non coltiva lo stesso ottimismo e teme che questa opportunità sia un pericoloso eccesso di garantismo. "I galeotti potrebbero "utilizzare i computer per organizzare attività criminali senza muoversi dalla cella", si legge sul Mirror. Una realtà ben nota in Italia, dove mafiosi e camorristi utilizzavano telefoni cellulari ed altre apparecchiature elettroniche per essere dei veri e propri boss in mobilità.

Le autorità britanniche si difendono e dichiarano che "i laptop forniti ai prigionieri sono provvisti di sofisticati sistemi di sicurezza", capaci di bloccare "qualsiasi accesso ad Internet". Ma basterà qualche firewall per impedire che una figura come Abu Hamza possa impartire ordini ai suoi seguaci? Qualcuno grida allo scandalo: "E' sufficiente che il computer possa masterizzare CD o DVD, e chiunque potrà coordinare qualsiasi tipo d'attività criminale con i complici fuori dalle sbarre". Che dire allora di carta e penna, generalmente reperibili con facilità anche in carcere?

Tommaso Lombardi
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