USA, parte il database biometrico nazionale

Il Dipartimento di Stato non si cura delle proteste delle organizzazioni per i diritti civili e delle critiche provenienti dal mondo scientifico: avviata la distribuzione dei primi passaporti biometrici basati su chip RFID

Washington (USA) - Gli Stati Uniti hanno ufficialmente dato avvio alla stampa dei nuovi e-passport con chip RFID integrato e capacità biometriche che potranno essere via via espanse. Un prodotto considerato necessario per la sicurezza dall'amministrazione statunitense.

Il Dipartimento di Stato, lo scorso autunno, aveva pubblicato le prescrizioni per il design del nuovo documento, e nonostante i dubbi di numerosi ricercatori sul livello di sicurezza e le proteste di associazioni come EFF e RFIDkills.com, ha deciso di andare avanti.

I diplomatici statunitensi saranno i primi a ricevere i nuovi e-passport, nel rispetto del progetto pilota che coinvolgerà Singapore, la Nuova Zelanda e l'Australia. Dal prossimo ottobre, invece, tutti i cittadini statunitensi potranno fare richiesta del documento elettronico.
Il Governo sostiene che l'introduzione degli e-passport permetterà di migliorare la qualità e la velocità dei controlli alle dogane, limiterà i casi di frode e renderà di fatto più sicura la frontiera statunitense. In pratica, gli obiettivi che erano stati prefissati dopo l'11 settembre 2001. Secondo gli esperti governativi, il cosiddetto skimming, ossia la duplicazione del chip contenuto nei passaporti, sarebbe piuttosto difficile, dato che il chip è stato sviluppato per abilitare la lettura ad una distanza massima di 10 centimetri. Inoltre la cifratura implementata con un accesso con PIN "dovrebbe escludere" le possibilità di abuso, conseguenti a un furto.

Le organizzazioni per le libertà civili e la privacy continuano a non essere convinte dell'iniziativa, sia per questioni tecniche riguardanti la facilità di sniffing dei dati, che per l'inaccettabile realizzazione di un database nazionale composto dai dati biometrici dei cittadini.

Gli e-passport infatti dispongono di un chip che contiene in memoria tutti i dati del possessore, compresa una fotografia digitale, e in futuro potrà contenere anche altri dati biometrici come quelli correlati alla retina, al viso e alle impronte digitali.

La società Riscure, appena un mese fa, aveva dimostrato quanto sia facile crakkare i sistemi di cifratura dei chip RFID contenuti nei passaporti. Insomma, i piccoli aggiornamenti implementati dal Dipartimento di Stato, nel rispetto degli standard decisi dall'ICAO con l'avvallo dell'ONU, non si sono dimostrati sufficienti per raggiungere livelli di sicurezza adeguati. Ma questo non ha fermato la roadmap decisa dall'amministrazione.

Dario d'Elia
TAG: biometria
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