Agcom a caccia di (vecchie) frequenze

Sembra ancora lontana l'asta per le frequenze di Difesa, ex-TACS ed ex-IPSE. Senza contare che su queste ultime rimangono ancora alcuni nodi da sciogliere

Roma - "Faremo pressione sul Ministero delle Comunicazioni perché metta a disposizione le frequenze TACS, quelle del Ministero della Difesa e quelle mai utilizzate di IPSE". Lo ha dichiarato il Presidente dell'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, Corrado Calabrò.

L'occasione per questo manifesto di intenti è stata il convegno "Talenti, creatività e reti: dove ci porta la convergenza", organizzato da ItMedia Consulting a Roma. Le pressioni che l'Authority dichiara di voler esercitare potrebbero puntare ad un'asta che abbia per oggetto i tre "blocchi" di frequenze. Ma mentre per i primi due (TACS e Difesa) ufficialmente non sussisterebbero problemi, a frenare le novità potrebbero essere le frequenze mai utilizzate da IPSE, sulla cui spartizione è già tramontata un'ipotesi di accordo tra TIM, Vodafone e Wind.

L'argomento, secondo quanto riportato da Repubblica Affari & Finanza, coinvolgerebbe però anche il dicastero dell'Economia, attualmente creditore di 700 milioni di euro verso IPSE: il consorzio titolare della quinta licenza UMTS mai sfruttata (di cui la spagnola Telefonica è il maggior azionista con una quota del 45,59%), infatti, a suo tempo scelse di pagare ratealmente le frequenze che si era aggiudicata all'asta e attualmente è in debito con il Governo delle rimanenti rate, che ammonterebbero a circa 700 milioni di euro. Ma non avendo mai esercitato alcun diritto sulla licenza, resa al ministero con le frequenze, sono decaduti i diritti alla rateizzazione. E' quindi probabile che il Governo stia ancora valutando se ingiungere a IPSE di "saldare", o se escutere la fidejussione a suo tempo garantita dalle banche ad IPSE.
Ma non è tutto: Telefonica Moviles starebbe attualmente valutando "l'opportunità di intraprendere azioni legali" contro la decisione del Governo italiano sul ritiro della licenza UMTS concessa ad IPSE nel 2000, decisione presa in seguito al mancato accordo di spartizione tra i tre operatori. E ciò potrebbe complicare non poco il quadro.

Il presidente dell'Authority, oltre ad esprimersi sulle frequenze, ha inoltre ribadito l'intenzione di realizzare un catasto degli impianti di trasmissione presenti in Italia, un'idea che trova recepimento in un disegno di legge che la Giunta della Regione Lazio ha approvato lo scorso mese di febbraio, in un quadro normativo sull'inquinamento elettromagnetico: tra le regole contenute nella norma, infatti, trova spazio anche l'istituzione di un catasto (regionale) degli impianti di trasmissione, che saranno così censiti per la prima volta.

D.B.
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