Biometria? Necessario fermarsi un attimo

Lo sostiene il Garante europeo dei dati personali. L'uso di database biometrici interoperabili aumenta i rischi per il cittadino ed i governi ripongono troppa fiducia in questa tecnologia

Bruxelles - Europa attenzione: non tutto ciò che è biometrico luccica. Uno stop o, meglio, la richiesta di una sana pausa di riflessione sull'introduzione e l'impiego di sistemi di controllo basati sulla biometria è giunta nelle scorse ore dall'autorevole voce del Garante Europeo per la Protezione dei Dati, Peter Hustinx.

In una nota rivolta a tutti i paesi membri dell'Unione Europea, Hustinx solleva dubbi e preoccupazioni non solo sull'affidabilità dei sistemi d'identificazione biometrica ma anche sul modo in cui troppo spesso si tende a delegare a questi ultimi l'accertamento dell'identità e la sicurezza.

Si tratta di impianti di monitoraggio degli spostamenti della popolazione, sempre più diffusi in tutti i più importanti paesi del globo. Ma la sicurezza di questi sistemi - avverte il Garante - "non è ancora stata analizzata sufficientemente".
In particolare, secondo l'ufficio europeo vi sarebbero molti e profondi rischi per la sicurezza legati a quello che è stato definito un eccesso di interoperabilità tra i database e i sistemi biometrici, capace di "aumentare esponenzialmente il numero di rischi per il cittadino".

In un futuro all'insegna della biometria, ad esempio, l'impronta digitale potrebbe diventare contemporaneamente moneta, chiave d'accesso informatico e parte integrante di un passaporto elettronico.

Hustinx punzecchia soprattutto il governo del Regno Unito, avanguardia europea nelle tecnologie biometriche e convinto assertore della sicurezza totale di questo nuovo modo d'intendere l'identificazione anagrafica: "Il dato biometrico non è unico", si legge in un interessante documento, "ma tecnicamente potrebbe essere trasferito in database molteplici ed in stati differenti".

Per il momento, le indagini conoscitive condotte dall'UE sull'impatto dei sistemi biometrici non sono molte. "Abbiamo bisogno di studi più approfonditi prima di poter affermare che si tratta di una tecnologia utilizzabile con sicurezza", conclude Hustinx.
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